Musée d'Orsay: Allestimento fotografico

Allestimento fotografico

La fotografia americana, dal dagherrotipo al modernismo

Sala 19

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William Henry JacksonGrand Canyon of the Colorado (Arizona)© Musée d'Orsay. Dist. RMN-Grand Palais / Alexis Brandt
Ricollegandosi al Festival della storia dell’arte 2017, che quest’anno ha visto come ospite d’onore gli Stati Uniti, il museo d’Orsay presenta in occasione della sua mostra fotografica estiva una cinquantina di pezzi americani selezionati dalle sue collezioni.

L’istituzione nel 1978 del museo d’Orsay, primo museo d’arte francese a intraprendere una politica di acquisizione e di esposizione nel campo della fotografia d’epoca, rientra nel programma di apertura del panorama artistico e culturale francese alla fotografia. Quarant’anni prima, essa aveva varcato la soglia dei musei d’arte americani come oggetto da collezione a se stante. L’esperienza di queste istituzioni, come anche la storia della fotografia scritta negli Stati Uniti, offrono allora al neonato museo nazionale sia un modello che una cornice intellettuale.

Conformemente alla sua vocazione internazionale, il museo d’Orsay ha avviato i suoi primi acquisti nel campo della fotografia americana nel 1980, pochi mesi dopo il lancio della sua politica di acquisizione fotografica, ovvero sei anni prima della sua apertura al pubblico. Delle importanti donazioni, soprattutto americane, hanno regolarmente rafforzato questo asse, che ha via via contribuito alla definizione della collezione stessa. Questa è oggi la collezione francese più rappresentativa della storia della fotografia statunitense tra l’inizio del 1840 e la Prima guerra mondiale. Essa ne illustra particolarmente bene i momenti principali, riflesso di un’evoluzione estetica, tecnologica e degli usi del medium, oltre che delle profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali che ha conosciuto il paese.

A proposito di alcune donazioni:

processo diretto
Southworth & HawesRitratto di donna seduta© Musée d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Nel 1981, Mme Minda de Gunzburg ha offerto tramite la S.A.M.O le 50 copie della rivista Camera Work - organo della Foto-Secessione formatasi attorno alla figura di A. Stieglitz – facendo entrare nella collezione del museo una prima carrellata di quella che fu la fotografia d’arte americana (ed europea) tra il 1903 e il 1917.

Il 1983 e il 1996 sono invece gli anni in cui vengono acquisite le collezioni del «museo della fotografia» della società Kodak-Pathé. Molto ricca per quanto riguarda la fotografia francese e inglese, questa serie contiene quasi 300 tra dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi – in gran parte americani -, i quali sono tra i primi esempi di queste tecniche a entrare nel museo. Essi provengono soprattutto dalla collezione dell’americana Thérèse Bonney, una delle prime donne fotoreporter di guerra, peraltro pioniera del collezionismo nel campo della fotografia ottocentesca.

Nel 1987, Robert Gérard dona una serie di paesaggi di grande formato, frutto di spedizioni ufficiali e private nell’Ovest degli Stati Uniti.

fotografia
George BarnardRebel Works in Front of Atlanta, N°4© Musée d'Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
In parte grazie alla generosità dei figli di Paul Burty-Haviland, fotografo e mecenate di A. Stieglitz, il museo d’Orsay conserva dal 1993-’95 la più ricca collezione mondiale sull’opera di questo artista. Attraverso fotografie e archivi, essa permette di ridare a P. Burty-Haviland tutto l’onore che gli spetta nella storia della Foto-Secessione.

Nel 2003, il museo d’Orsay è stato l’unico ente europeo, insieme al Victoria & Albert Museum di Londra, a beneficiare di una donazione della Fondazione Georgia O’Keeffe, la quale deve il suo nome alla pittrice americana nonché moglie e musa di A. Stieglitz. E sono proprio di Stieglitz le 17 stampe originali, riconducibili ai tempi d’oro della Straight Photography ("fotografia diretta" o "pura"), che concludono cronologicamente, almeno per ora, la collezione del museo.

Commissario

Thomas Galifot, conservatore della fotografia al museo d’Orsay, con la collaborazione di Kate Addleman, storica della fotografia.

 

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