Il museo in movimento

Le sale di un grande museo vivono al ritmo degli spostamenti delle opere. Nuovi allestimenti, acquisizioni recenti, restituzioni di opere date in prestito, restauri, abbinamenti inediti, depositi… a seguito di piccoli cambiamenti o in occasione di trasformazioni più importanti, la presentazione delle collezione subisce continue evoluzioni. Su questa pagina, potrete trovare le principali informazioni riguardanti i cambiamenti nelle gallerie del museo d'Orsay, le novità da scoprire…

Prestito eccezionale: "Il sonno" di Bonnard

Pierre BonnardIl sonno© Adagp - Musée d'Orsay / Sophie Boegly
La National Gallery of Victoria di Melbourne (Australia) ha concesso in via eccezionale il prestito del Sonno di Bonnard fino al 19 giugno 2016 in cambio di un’opera emblematica delle collezioni del museo d'Orsay, Arrangiamento in grigio e nero n°1 (detto anche Ritratto della madre dell’artista)di Whistler.

La scena rappresenta un nudo disteso su un letto disfatto, che ricorda, seppure in posizione inversa, L’indolente] (Parigi, museo d'Orsay). Di forma molto allungata, il corpo femminile occupa la parte centrale del quadro per tutta la sua lunghezza, attirando lo sguardo dello spettatore sulle curve sensuali e la pelle madreperlacea della modella impregnata di luce.
È questo il punto erotico più intenso della composizione ma non l’unico, come spesso accade nella pittura di Bonnard. Attorno al nudo glorioso va in scena la sinfonia voluttuosa dei bianchi nella luce di una giornata assolata: le lenzuola, gli abiti, e persino il pelo di un cagnolino dormiente ai piedi del letto formano un elemento pittorico puro in cui Bonnard si misura con i maestri classici.

Il colore si concentra ai margini, sulla tappezzeria delle pareti e sugli accessori disposti sul tavolino da notte. La prospettiva dal basso verso l’alto accentua l’impressione di ribaltamento, di vertigine tra veglia e sonno, sensualità e riposo, presenza/assenza del partner erotico.
L’ermafrodito dormiente© RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / Hervé Lewandowski
Questa composizione è contemporanea a una serie di illustrazioni realizzate da Bonnard per Parallelamente di Verlaine. Un accorto accostamento iconografico è stato realizzato da André Gide al Salon d'automne del 1905 con L’ermafrodito dormiente del museo del Louvre – stessa posa, stessa biancheria in disordine – accentuando così l’ambiguità erotica della scena.

Il quadro è stato acquistato nel 1906 dai celebri collezionisti americani stabilitisi a Parigi, Leo e Gertrude Stein.

Sala 67

 

Collezione Max e Rosy Kaganovitch

Cuno Amiet (1891-1978)Max Kaganovitch© M.u.D. Thalmann, CH-3360 Herzogenbuchsee / RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Michel Urtado
Un nuovo spazio per la collezione Max e Rosy Kaganovitch, esposta d’ora in poi nella sala 68 situata sul mezzanino del museo d’Orsay.

Scultore di origini russe giunto in Francia negli anni Venti del Novecento, Max Kaganovitch (1891-1978) ha organizzato numerose mostre a Parigi e in particolare nella sua galleria inaugurata nel 1935.
Mercante ma anche collezionista illuminato, mise insieme una collezione di dipinti moderni che donò allo Stato nel marzo 1973. Conformemente al suo desiderio, i quadri sono oggi riuniti in una sala intitolata ai coniugi Kaganovitch.

Paul Gauguin
 (1848-1903)
 Paysannes bretonnes [Contadine bretoni]
 1894
 Olio su tela
 Cm 66 x 92,5 
 Parigi, museo d'Orsay, donazione dei Signori Max e Rosy Kaganovitch, 1973
Paul GauguinContadine bretoni© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski
Composta da quattro disegni e ventuno dipinti, la collezione comprende diversi capolavori impressionisti (Monet, Sisley, Pissarro, Renoir, Cézanne) e post-impressionisti (Seurat, Van Gogh, Bonnard).
Tra questi, le Contadine bretoni di Gauguin, quadro eseguito nel 1894 in Bretagna, in cui si scorge l’influenza del primo soggiorno dell’artista a Tahiti (1891-1894).
Le opere fauves di Vlaminck e Derain creano un ponte tra la collezione del museo d’Orsay e le prime avanguardie del XX secolo.

Un quadro di Cabanel restaurato

Un restauro integrale è stato realizzato nel 2015 sul quadro di Cabanel, La morte di Francesca da Rimini e Paolo Malatesta.

La vernice sporca e irregolare che ricopriva la tela era già stata alleggerita in passato in maniera selettiva privilegiando la scena centrale. Il restauro ha visto la riduzione degli strati di vernice, la ripresa delle ridipinture incongruenti e il riempimento delle lacune.
Questi interventi hanno permesso di migliorare la lettura di una storia vera che ispirò a Dante uno dei cerchi dell’Inferno della Divina Commedia. L’uniformizzazione della vernice restituisce non solo lo spazio pittorico nella giusta sequenza dei piani ma anche i sontuosi colori della composizione.

Il quadro è attualmente visibile al pianterreno del museo d’Orsay.

Leggi il commento dell'opera.

La pittura al Salon

Henri GervexSeduta della Giuria© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / DR
Galerie Seine
Istituito nel 1699, il Salon è nella seconda metà dell'Ottocento l'esposizione al contempo istituzionale e popolare che permette agli artisti di farsi notare. Una seduta della giuria di pittura di Gervex mostra l'importanza di simile evento e della reazione dei membri della giuria che assegna i premi o dei critici che scrivono sui giornali. Le collezioni del museo d'Orsay riflettono quello che era il gusto ufficiale dell'epoca grazie ai numerosi quadri che lo Stato acquisisce al termine del Salon per il museo del Luxembourg, allora dedicato alla produzione artistica contemporanea.

A lungo considerato un luogo di promozione dell'accademismo, il Salon consente in realtà la messa a confronto di esperimenti artistici diversi. Gli artisti che riprendono soggetti tratti dall'Antichità o dalla Bibbia ‒ come Élie Delaunay ‒ rinnovano le formule tradizionali attraverso lo stile e la composizione, mentre altri ‒ come Jean-Paul Laurens ‒ privilegiano la letteratura o fatti significativi della storia nazionale. Questi quadri riecheggiano così le innovazioni delle avanguardie e annunciano, nella messa in scena, il cinema del secolo successivo.

Sale “Luxembourg”

Musée d'Orsay - Salle 1© Musée d'Orsay / Sophie Boegly
Le prime sale del percorso di visita oggetto della recente opera di ristrutturazione sono state battezzate “Luxembourg” in memoria di un museo che svolse un ruolo fondamentale nell’universo artistico francese dell’Ottocento: il cosiddetto “Museo degli artisti viventi”, situato nel palazzo e nell’orangerie del Jardin du Luxembourg, a Parigi.

A partire dal 1818 e fino alla creazione del museo d’arte moderna al Palais de Tokyo nel 1937, questa istituzione aveva come vocazione quella di ospitare parte dei dipinti, delle sculture e poi anche dei disegni acquistati o commissionati dallo Stato ad artisti vivi o morti da meno di dieci anni, oltre che donazioni di privati.
Si trattava del più importante museo di arte contemporanea a livello mondiale: l’opinione pubblica gli attribuiva un ruolo prescrittivo, e l’onore di vedere le proprie opere esposte nelle sue sale era il sogno di numerosi artisti, esclusivamente francesi all’inizio, prima che il museo si aprisse progressivamente agli artisti stranieri a partire dagli anni ’60 dell’Ottocento. Difatti, l’ingresso al museo del Luxembourg dava la speranza di vedere le proprie opere accedere un giorno, dopo la loro morte, al prestigioso museo del Louvre, il pantheon degli artisti.

Musée d'Orsay - Salle 4© Musée d'Orsay / Sophie Boegly
Se alcuni riformatori del dipinto quali Delacroix, Rodin, Ingres o ancora Gustave Moreau conobbero questa fortuna alquanto presto nella loro carriera, l’amministrazione non osò assecondare tutte le avanguardie del tempo: Courbet, Millet, Manet, Lautrec o Van Gogh non entrarono mai al museo del Luxembourg finché furono in vita.
A partire dal 1870, le critiche si inasprirono, accusando il museo di ignorare i talenti più originali e di rinchiudersi entro i limiti di un’arte ufficiale e accademica. Gauguin, ugualmente scartato, disprezzava il Luxembourg definendolo una “grossa prigione, un lupanare obbligatorio”.

Non bisogna tuttavia dimenticare l’opera di direttori illuminati come Philippe de Chennevières o Léonce Bénédite, così come l’iniziativa di grandi donatori quali Gustave Caillebotte, Isaac de Camondo, Etienne Moreau-Nélaton e Alfred Chauchard, che seppero colmare le lacune facendo entrare nelle collezioni statali i pittori della Scuola di Barbizon, Manet e gli Impressionisti. L’attuale collezione del museo d’Orsay è il frutto di questa storia.

Verso l'alto

Thamar di Alexandre Cabanel esposto al museo d'Orsay


Alexandre Cabanel, pittore accademico che ebbe la sua consacrazione durante il secondo Impero, rinnova la sua arte negli anni settanta del XIX secolo adottando, come Henri Regnault, il registro del romanticismo orientalista.
La scena è tratta da un episodio dell’Antico Testamento che narra lo scontro tra i figli di re Davide: Tamar, che ha subito violenza dal fratello Amnon, si rifugia presso Assalonne, un altro suo fratello che giura di vendicarla. Il gesto teatrale di Assalonne, il cui sguardo feroce si contrappone a quello lascivo di Tamar, ricorda l’universo di Byron; il riflesso cangiante dei tessuti e l’abbondanza di gioielli si ispirano ai quadri di Delacroix e in particolare alle Donne di Algeri (1834, Louvre) , evocati mediante la figura della domestica nera visibile nella penombra a destra.

Acquistato dallo Stato al Salon del 1875 per il museo degli artisti viventi al Palais del Luxembourg, il quadro era in deposito presso il museo delle Belle-Arti Jules-Chéret di Nizza dal 1927. Da ora in poi, il dipinto, restaurato nel 2012, è esposto al museo d'Orsay.

Alexandre CabanelThamar© Musée d'Orsay / Sophie Boegly

Verso l'alto

Vetrate dipinte da Gauguin


Paul GauguinTahitiana in un paesaggio© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet
Dal 1986, anno della sua inaugurazione, il museo d'Orsay non aveva mai potuto esporre al pubblico due opere di Gauguin appartenenti alle sue collezioni. I capolavori in questione, rimasti a lungo nascosti ai visitatori, sono due vetrate dipinte che, a causa del loro stato di conservazione e della mancanza di spazi idonei a ospitarle, non potevano essere esposte. Adesso, invece, dopo una lunga e complessa opera di restauro e a seguito della realizzazione di vetrine protettrici, i visitatori possono finalmente ammirare nelle sale queste splendide creazioni.

Motivi raffiguranti fiori e piante e Tahitiana in un paesaggio, risalgono al 1893, anno in cui Gauguin si trasferisce a Parigi di ritorno dal suo primo soggiorno in Polinesia. Nella capitale, l'artista porta avanti le sue ricerche sulla decorazione iniziate sul finire degli anni ottanta del XIX secolo, periodo in cui decorò le finestre dell'albergo di Marie Henry a Le Pouldu, proseguite poi a Tahiti nel 1892 quando dipinse la vetrata di una casa.
Paul GauguinMotivi raffiguranti fiori e piante© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet

A Parigi, animato dal desiderio di circondarsi di decorazioni dallo stile esotico, Gauguin sceglie come supporto le porte a vetri della sua bottega di rue Vercingétorix e realizza questi due paesaggi che, dopo la partenza nel 1895 per quello che sarà il suo ultimo viaggio, verranno rimossi soltanto nel 1905. Per il loro ingresso nelle collezioni, si dovrà invece attendere fino al 1958, anno in cui la vedova del pittore americano Harold English, loro ultimo proprietario, dona questo capolavoro ai musei francesi.

L'esposizione di queste vetrate decorate rappresenta dunque un grande evento poiché queste opere tirate fuori dai fondi dove erano custodite testimoniano una delle preoccupazioni principali di Gauguin che, in una lettera all'amico Daniel de Monfreid, dichiarava: "Non c'è niente di meglio di una vetrata semplice che attrae l'occhio con le sue divisioni di colori e di forme".

Verso l'alto

Una vetrina dedicata allo "stile Liberty"


Carlo BugattiPsyché© Musée d'Orsay / Sophie Boegly
La grande vetrina posta all’ingresso della sala 65, al livello mediano del museo d'Orsay, ospita in questo momento una serie di opere appartenenti all’Art Nouveau che in Italia assunse il nome di "stile Liberty". La vetrina contiene una raccolta unica,recentemente arricchita grazie a acquisizioni di prim’ordine.

In Italia, ai primi del Novecento, le arti decorative proseguono una grande tradizione artigianale e artistica e si fanno interpreti del desiderio di progresso di una nazione che ha da poco raggiunto l’unità. L'Art Nouveau, che in Italia assunse il nome di "stile Liberty o "arte floreale", si afferma nel corso dell’Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Modernadi Torino del 1902: i più importanti disegnatori di mobili, tra i quali spiccano i nomi di Eugenio Quarti, Ernesto Basile, Carlo Zen e Carlo Bugatti, vi espongono, infatti, le loro opere.
La loro passione per le linee sinuose ispirate alle forme della natura, dagli accenti talvolta esotici, presenta molte affinità con le tendenze diffuse in tutta Europa, pur mantenendo una sua specifica originalità. Un’eloquente testimonianza è rappresentata dalla sedia disegnata da Carlo Bugatti per una delle stanze interamente decorate che l’artista presenta a Torino. Questa "sala da gioco e da conversazione " riproduce su scala umana un guscio di chiocciola ribattezzata con il nome di "camera a chiocciola". Anche altri disegnatori italiani ricercano forme espressive nuove e originali. La scrivania che Federico Tesio progetta per la sua villa a Dormelletto (Novara) sul Lago Maggiore, dove ha sede il suo allevamento di cavalli purosangue, resta un episodio unico e, nello stesso tempo, un’opera di riferimento del "Liberty" italiano.

Vittorio ZecchinLe Mille e una notte, dettaglio© DR © Musée d'Orsay / Sophie Boegly
Anche il grande pannello dell’artista veneziano Vittorio Zecchin, Le mille e una notte, è uno degli esempi più rappresentativi della pittura decorativa italiana ai primi del XX secolo. L’opera faceva parte di un ciclo di undici pannelli realizzati nel 1914 per la sala da pranzo dell’Hotel Terminus di Venezia.
Il fastoso corteo di principesse e di guerrieri che rendono omaggio alla sposa di Aladino mostra un cromatismo sontuoso, il cui valore decorativo è messo in risalto dall’utilizzo di dorature a pastiglia. L'influsso di Klimt, che è molto evidente in quest’opera, si rivela in un linguaggio che discende dalla tradizione veneziana, dalle opere di Vivarini, dai mosaici e dalle vetrate della città lagunare.

Vetrina "stile Liberty"© Musée d'Orsay / Sophie Boegly

Verso l'alto

E sempre...

Nuove acquisizioni: Von Stuck, Ranson

L'allestimento della nuova galleria simbolista al pianoterra è stato da poco rinnovato e ampliato con la presenza di due nuove acquisizioni di grande prestigio: La Cacciata dal Paradiso del pittore tedesco Franz von Stuck (1863-1923) e Strega con gatto nero di Paul Ranson (1861-1909).
Nel primo dei due quadri citati, Stuck s'ispira a un famoso episodio biblico, la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, raffigurata dall'artista mediante una composizione sobria che mette in evidenza le emozioni umane. Questo dipinto, tipico esempio del simbolismo di fine secolo per la sua sofisticatezza e la sua dimensione morale, rappresenta altresì un importante fondamento storico nei confronti dell'arte contemporanea, giacché Vassily Kandinsky, allievo di Stuck agli inizi del XX secolo, si ispira proprio a quest'opera nel suo Studio per improvvisazione 8 (1909), una delle tappe che lo condurranno all'arte astratta.

Dal 1891 fino alla sua morte, Paul Ranson realizza una serie di opere esoteriche nelle quali la figura della strega è una presenza costante. Circondata da simboli cabalistici e da ombre cinesi, questa Strega con gatto nero, rimane avvolta nel mistero. Non sappiamo se le forme che la circondano rappresentano i suoi poteri malefici o se questa figura sia assalita dagli incubi. La composizione si rifà perfettamente ai principi estetici dei Nabis - arabeschi, contorni, pennellate piatte e uniformi, sintetismo – e ricorda la predilezione dei membri di questo gruppo di artisti per le forme decorative.

Verso l'alto

Una pittura di Storia: Il prevosto Etienne Marcel e il delfino Carlo

Al pianoterra del museo d'Orsay, lo sfondo della galleria Senna è dedicato alle pitture da Salon che s’imposero all’attenzione del pubblico in occasione di una delle grandi mostre organizzate ogni anno dall’Accademia delle Belle-Arti. Come opera da inviare al Salon del 1879, Lucien Mélingue scelse di raffigurare un episodio che ebbe luogo nel corso delle sommosse politiche che sconvolsero la Francia durante la Guerra dei Cento anni (1337-1453).
Il 22 febbraio 1358, Etienne Marcel, capo della municipalità parigina, alla guida di un gruppo di 3000 rivoltosi, invase il palazzo Palais de la Cité per difendere gli interessi della borghesia commerciale contro la politica attuata dallo stesso Carlo (1338-1380) – futuro Carlo V – che, in assenza del padre Giovanni il Buono, fatto prigioniero dagli Inglesi nel 1356, ha in mano le sorti del regno. Il maresciallo di Champagne e quello di Normandia vengono assassinati dai rivoltosi sotto gli occhi atterriti del Delfino. Mélingue raffigura il momento in cui Etienne Marcel salva la vita dell’erede al trono scambiando simbolicamente i loro due berretti. In questo modo, il delfino si trova a indossare il berretto rosso e blu, colori che simboleggiano la città di Parigi mentre il prevosto, che sfoggia il giglio, si erge a garante del potere reale.

Acquisito dallo Stato, il quadro è dapprima esposto al museo del Luxembourg, quindi al Louvre, prima di essere depositato per molti anni al museo di Beaune.
Ai nostri giorni, quest’opera, entrata a far parte delle collezioni del museo d’Orsay, rappresenta un sublime esempio della pittura di Storia tanto apprezzata dal pubblico del XIX secolo.

Lucien MélingueIl prevosto Etienne Marcel e il delfino Carlo© RMN-GP (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

Verso l'alto

Aumentare la fonte Diminuire la fonte Inviare ad un amico Stampare
Facebook
Google+DailymotionYouTubeTwitter