Il museo in movimento

Le sale di un grande museo vivono al ritmo degli spostamenti delle opere. Nuovi allestimenti, acquisizioni recenti, restituzioni di opere date in prestito, restauri, abbinamenti inediti, depositi… a seguito di piccoli cambiamenti o in occasione di trasformazioni più importanti, la presentazione delle collezione subisce continue evoluzioni. Su questa pagina, potrete trovare le principali informazioni riguardanti i cambiamenti nelle gallerie del museo d'Orsay, le novità da scoprire…

Domique Papety : "Sogno di felicità"

In deposito dal museo Antoine Vivenel, Compiègne : Sogno di felicità di Dominique Papety, sala 7


Musée d'Orsay, salle 7© Musée d'Orsay / Sophie Boegly
Allievo di Augustin Aubert a Marsiglia, poi di Léon Cogniet a Parigi, Dominique Papety ottiene nel 1836 il Gran premio di pittura e conclude la sua formazione all'Accademia di Francia a Roma, durata cinque anni sotto la direzione di Jean Auguste Dominique Ingres.

Sogno di felicità è il capolavoro dell'artista marsigliese Papety. Ispirata dalla filosofia progressista e utopistica di Charles Fourier, la composizione rappresenta una società ideale, in pace e felice.
A sinistra, delle figure seminude simboleggiano l'amore (la parola è incisa sul tronco dell'albero) e i piaceri dei sensi: alcuni bevitori brindano all'Armonia, una ragazza intreccia delle ghirlande di fiori con cui ornarsi i capelli, e un poeta medita su alcuni versi di Orazio («Felici tre e più volte coloro che sono uniti da un legame indissolubile e il cui amore, al riparo da malevoli lagnanze, non vedrà la fine prima del loro ultimo giorno», Odi, I, 13).

Nella parte destra della composizione, Papety raffigura il mondo della spiritualità. Si notano dei giovani immersi nello studio di un testo intitolato «Unità universale». Al centro campeggiano figure dell'amore materno, dell'infanzia e del lavoro (la filatrice, le balle di fieno sullo sfondo).
Tutti s'incontrano nella divina musica dell'arpa. Preceduto da numerosi studi e schizzi (studi ad olio conservati presso il museo Antoine Vivenel, acquerelli preparatori presso il museo Fabre di Montpellier), questo ambizioso quadro – per dare un'immagine della felicità a venire – attinge paradossalmente dall'arte del passato (il classicismo greco, Tiziano, Poussin, Ingres).

Presentato al Salon del 1843, il quadro fa discutere. Désiré Laverdant, critico d'arte sensibile alle idee di Fourier sul ruolo sociale dell'arte, ne tesse le lodi. A suo avviso, infatti, Papety rispetta la missione che egli assegna agli artisti: «indicare il rimedio alle miserie umane», aprire «orizzonti più felici» e mostrare «immagini luminose dell'età d'oro verso la quale avanziamo».
Altri autori, disorientati dalla complessità del linguaggio allegorico e dalle pretese filosofiche del pittore, ironizzano sul suo lavoro, definendolo una «grande caricatura fourierista, brutta da far paura» (P. de Saint-Victor).

Sogno di felicità non fu acquistato dallo Stato bensì da Antoine Vivenel, ricco imprenditore edile e fourierista convinto. Nel 1843 questi lascia la sua collezione in eredità alla città di Compiègne per fondarvi un museo enciclopedico destinato ad istruire la società.
Il quadro di Papety, in un primo tempo esposto al municipio, non era più visibile al pubblico dal 1939. Restaurata dal Centro di ricerca e restauro dei musei di Francia, l'opera è stata depositata per cinque anni al museo d'Orsay da parte del museo Antoine Vivenel e della Città di Compiègne.

Allestimento "Paesaggi simbolista"

Attualmente : pianoterra, sala n°8

Allestimento "Paesaggi symbolista"© Musée d'Orsay / Sophie Boegly

Apertura delle nuove sale "Luxembourg"

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Thamar di Alexandre Cabanel esposto al museo d'Orsay


Alexandre Cabanel, pittore accademico che ebbe la sua consacrazione durante il secondo Impero, rinnova la sua arte negli anni settanta del XIX secolo adottando, come Henri Regnault, il registro del romanticismo orientalista.
La scena è tratta da un episodio dell’Antico Testamento che narra lo scontro tra i figli di re Davide: Tamar, che ha subito violenza dal fratello Amnon, si rifugia presso Assalonne, un altro suo fratello che giura di vendicarla. Il gesto teatrale di Assalonne, il cui sguardo feroce si contrappone a quello lascivo di Tamar, ricorda l’universo di Byron; il riflesso cangiante dei tessuti e l’abbondanza di gioielli si ispirano ai quadri di Delacroix e in particolare alle Donne di Algeri (1834, Louvre) , evocati mediante la figura della domestica nera visibile nella penombra a destra.

Acquistato dallo Stato al Salon del 1875 per il museo degli artisti viventi al Palais del Luxembourg, il quadro era in deposito presso il museo delle Belle-Arti Jules-Chéret di Nizza dal 1927. Da ora in poi, il dipinto, restaurato nel 2012, è esposto al museo d'Orsay.

Alexandre CabanelThamar© Musée d'Orsay / Sophie Boegly

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Vetrate dipinte da Gauguin


Paul GauguinTahitiana in un paesaggio© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet
Dal 1986, anno della sua inaugurazione, il museo d'Orsay non aveva mai potuto esporre al pubblico due opere di Gauguin appartenenti alle sue collezioni. I capolavori in questione, rimasti a lungo nascosti ai visitatori, sono due vetrate dipinte che, a causa del loro stato di conservazione e della mancanza di spazi idonei a ospitarle, non potevano essere esposte. Adesso, invece, dopo una lunga e complessa opera di restauro e a seguito della realizzazione di vetrine protettrici, i visitatori possono finalmente ammirare nelle sale queste splendide creazioni.

Motivi raffiguranti fiori e piante e Tahitiana in un paesaggio, risalgono al 1893, anno in cui Gauguin si trasferisce a Parigi di ritorno dal suo primo soggiorno in Polinesia. Nella capitale, l'artista porta avanti le sue ricerche sulla decorazione iniziate sul finire degli anni ottanta del XIX secolo, periodo in cui decorò le finestre dell'albergo di Marie Henry a Le Pouldu, proseguite poi a Tahiti nel 1892 quando dipinse la vetrata di una casa.
Paul GauguinMotivi raffiguranti fiori e piante© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet

A Parigi, animato dal desiderio di circondarsi di decorazioni dallo stile esotico, Gauguin sceglie come supporto le porte a vetri della sua bottega di rue Vercingétorix e realizza questi due paesaggi che, dopo la partenza nel 1895 per quello che sarà il suo ultimo viaggio, verranno rimossi soltanto nel 1905. Per il loro ingresso nelle collezioni, si dovrà invece attendere fino al 1958, anno in cui la vedova del pittore americano Harold English, loro ultimo proprietario, dona questo capolavoro ai musei francesi.

L'esposizione di queste vetrate decorate rappresenta dunque un grande evento poiché queste opere tirate fuori dai fondi dove erano custodite testimoniano una delle preoccupazioni principali di Gauguin che, in una lettera all'amico Daniel de Monfreid, dichiarava: "Non c'è niente di meglio di una vetrata semplice che attrae l'occhio con le sue divisioni di colori e di forme".

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Una vetrina dedicata allo "stile Liberty"


Carlo BugattiPsyché© Musée d'Orsay / Sophie Boegly
La grande vetrina posta all’ingresso della sala 65, al livello mediano del museo d'Orsay, ospita in questo momento una serie di opere appartenenti all’Art Nouveau che in Italia assunse il nome di "stile Liberty". La vetrina contiene una raccolta unica,recentemente arricchita grazie a acquisizioni di prim’ordine.

In Italia, ai primi del Novecento, le arti decorative proseguono una grande tradizione artigianale e artistica e si fanno interpreti del desiderio di progresso di una nazione che ha da poco raggiunto l’unità. L'Art Nouveau, che in Italia assunse il nome di "stile Liberty o "arte floreale", si afferma nel corso dell’Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Modernadi Torino del 1902: i più importanti disegnatori di mobili, tra i quali spiccano i nomi di Eugenio Quarti, Ernesto Basile, Carlo Zen e Carlo Bugatti, vi espongono, infatti, le loro opere.
La loro passione per le linee sinuose ispirate alle forme della natura, dagli accenti talvolta esotici, presenta molte affinità con le tendenze diffuse in tutta Europa, pur mantenendo una sua specifica originalità. Un’eloquente testimonianza è rappresentata dalla sedia disegnata da Carlo Bugatti per una delle stanze interamente decorate che l’artista presenta a Torino. Questa "sala da gioco e da conversazione " riproduce su scala umana un guscio di chiocciola ribattezzata con il nome di "camera a chiocciola". Anche altri disegnatori italiani ricercano forme espressive nuove e originali. La scrivania che Federico Tesio progetta per la sua villa a Dormelletto (Novara) sul Lago Maggiore, dove ha sede il suo allevamento di cavalli purosangue, resta un episodio unico e, nello stesso tempo, un’opera di riferimento del "Liberty" italiano.

Vittorio ZecchinLe Mille e una notte, dettaglio© ADAGP - Musée d'Orsay / Sophie Boegly
Anche il grande pannello dell’artista veneziano Vittorio Zecchin, Le mille e una notte, è uno degli esempi più rappresentativi della pittura decorativa italiana ai primi del XX secolo. L’opera faceva parte di un ciclo di undici pannelli realizzati nel 1914 per la sala da pranzo dell’Hotel Terminus di Venezia.
Il fastoso corteo di principesse e di guerrieri che rendono omaggio alla sposa di Aladino mostra un cromatismo sontuoso, il cui valore decorativo è messo in risalto dall’utilizzo di dorature a pastiglia. L'influsso di Klimt, che è molto evidente in quest’opera, si rivela in un linguaggio che discende dalla tradizione veneziana, dalle opere di Vivarini, dai mosaici e dalle vetrate della città lagunare.

Vetrina "stile Liberty"© Musée d'Orsay / Sophie Boegly

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Nuove acquisizioni: Von Stuck, Ranson

L'allestimento della nuova galleria simbolista al pianoterra è stato da poco rinnovato e ampliato con la presenza di due nuove acquisizioni di grande prestigio: La Cacciata dal Paradiso del pittore tedesco Franz von Stuck (1863-1923) e Strega con gatto nero di Paul Ranson (1861-1909).
Nel primo dei due quadri citati, Stuck s'ispira a un famoso episodio biblico, la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, raffigurata dall'artista mediante una composizione sobria che mette in evidenza le emozioni umane. Questo dipinto, tipico esempio del simbolismo di fine secolo per la sua sofisticatezza e la sua dimensione morale, rappresenta altresì un importante fondamento storico nei confronti dell'arte contemporanea, giacché Vassily Kandinsky, allievo di Stuck agli inizi del XX secolo, si ispira proprio a quest'opera nel suo Studio per improvvisazione 8 (1909), una delle tappe che lo condurranno all'arte astratta.

Dal 1891 fino alla sua morte, Paul Ranson realizza una serie di opere esoteriche nelle quali la figura della strega è una presenza costante. Circondata da simboli cabalistici e da ombre cinesi, questa Strega con gatto nero, rimane avvolta nel mistero. Non sappiamo se le forme che la circondano rappresentano i suoi poteri malefici o se questa figura sia assalita dagli incubi. La composizione si rifà perfettamente ai principi estetici dei Nabis - arabeschi, contorni, pennellate piatte e uniformi, sintetismo – e ricorda la predilezione dei membri di questo gruppo di artisti per le forme decorative.

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Nuova acquisizione: I Boscaioli di Daumier

Dal 1980, anno in cui è stata fondata, l'Associazione Amici del museo d'Orsay ha sempre contribuito attivamente all'arricchimento delle collezioni museali. Per festeggiare il venticinquesimo anniversario del museo, l'Associazione Amici del museo d'Orsay ha dato ancora una volta prova della sua immensa generosità regalando allo stesso I Boscaioli, un pregevole olio su legno realizzato intorno al 1855 da Honoré Daumier.
Questo schizzo presenta molte affinità con un olio su tela di Jean-François Millet, I Segatori di assi (Londra, Victoria and Albert Museum), del quale riprende grossomodo la composizione. Questo schizzo rappresenta dunque una testimonianza preziosa delle analogie tra i due artisti intorno alla metà del XIX secolo, periodo in cui entrambi frequentavano Parigi e Barbizon.
Il quadro, in questo momento esposto nella sala N° 4 che ospita le opere di Daumier, può essere messo in relazione con La Lavandaia un quadro la cui protagonista è un'esponente di quella stessa classe operaia presa in esame dalla pittura negli anni 1850-1860.

Honoré DaumierLes Bûcherons© Musée d'Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

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La Bevitrice di assenzio di Picasso in deposito presso il museo d'Orsay

Pablo Picasso che con alcune delle sue opere è presente al museo dell'Orangerie, non rientra nel novero degli artisti abitualmente esposti nelle sale delle collezioni permanenti del museo d'Orsay. Il deposito di questo quadro, appartenente a una collezione privata, rappresenta dunque un evento straordinario, sia per la qualità dell'opera che per lo stacco con le altre tele.
La Bevitrice di assenzio (1901) (1901), collocata al pianoterra, nella sala n°10, che ospita opere raffiguranti scene di vita parigina, è esposta accanto alle opere che ritraggono momenti di svago, balli, case chiuse, i ritratti di Toulouse-Lautrec, Boldini, Anquetin e fornisce un'ulteriore testimonianza del fascino esercitato dagli ambienti bohème della Parigi di fine Ottocento su un gran numero di pittori dell'epoca. Per il visitatore questa è anche un'occasione unica per rivolgere uno sguardo incrociato fra la Bevitrice di assenzio di Picasso e quella di Degas esposta nella galleria impressionista.

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Una pittura di Storia: Il prevosto Etienne Marcel e il delfino Carlo

Al pianoterra del museo d'Orsay, lo sfondo della galleria Senna è dedicato alle pitture da Salon che s’imposero all’attenzione del pubblico in occasione di una delle grandi mostre organizzate ogni anno dall’Accademia delle Belle-Arti. Come opera da inviare al Salon del 1879, Lucien Mélingue scelse di raffigurare un episodio che ebbe luogo nel corso delle sommosse politiche che sconvolsero la Francia durante la Guerra dei Cento anni (1337-1453).
Il 22 febbraio 1358, Etienne Marcel, capo della municipalità parigina, alla guida di un gruppo di 3000 rivoltosi, invase il palazzo Palais de la Cité per difendere gli interessi della borghesia commerciale contro la politica attuata dallo stesso Carlo (1338-1380) – futuro Carlo V – che, in assenza del padre Giovanni il Buono, fatto prigioniero dagli Inglesi nel 1356, ha in mano le sorti del regno. Il maresciallo di Champagne e quello di Normandia vengono assassinati dai rivoltosi sotto gli occhi atterriti del Delfino. Mélingue raffigura il momento in cui Etienne Marcel salva la vita dell’erede al trono scambiando simbolicamente i loro due berretti. In questo modo, il delfino si trova a indossare il berretto rosso e blu, colori che simboleggiano la città di Parigi mentre il prevosto, che sfoggia il giglio, si erge a garante del potere reale.

Acquisito dallo Stato, il quadro è dapprima esposto al museo del Luxembourg, quindi al Louvre, prima di essere depositato per molti anni al museo di Beaune.
Ai nostri giorni, quest’opera, entrata a far parte delle collezioni del museo d’Orsay, rappresenta un sublime esempio della pittura di Storia tanto apprezzata dal pubblico del XIX secolo.

Lucien MélingueIl prevosto Etienne Marcel e il delfino Carlo© RMN-GP (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

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