Presente nel catalogo di una vendita pubblica organizzata a Versailles nel 1970, questa poltrona viene all'epoca presentata come "un esemplare un tempo appartenuto, stando alla tradizione, a Sarah Bernhardt". Nessun elemento certo, tuttavia, è in grado di confermare quanto sostenuto dalla tradizione ma, già di per se stesso, il rilevante accostamento tra il mobile e il nome della famosa attrice tragica sta a significare il grande influsso che la Bernhardt esercitò nel campo delle arti decorative. Il fatto che sul presunto autore del mobile, un certo Georges Rey, un ebanista o scultore su legno, si abbiano poche notizie, non fa che aumentare il carattere misterioso dell'oggetto.
La decorazione scolpita ricopre interamente la struttura del mobile. La raffigurazione dei rami e delle radici si propaga sui piedi, sui braccioli e sullo schienale della poltrona, formando così come una sorta di scrigno vegetale e floreale per la persona che vi è seduta. In alto, sulla sinistra, un girasole di grandi dimensioni ricorda l'interesse che questo fiore esercita presso alcuni artisti decoratori. Talvolta, in mezzo a questo rigoglio di forme organiche, si ha come l'impressione di distinguere le forme sinuose di un corpo femminile o perfino quelle di animali fantastici. Sulla parte inferiore della poltrona, la presenza di un topo o di una lumaca sta a testimoniare che, a seguito della vasta diffusione delle stampe e delle composizioni giapponesi, questi piccoli animali e altre specie di insetti sono spesso raffigurati sugli oggetti d'arte europei.
Il giorno e la notte illustra in modo magistrale la passione che quest'epoca, caratterizzata da un'originalità ornamentale mai vista prima, ha per nuovi tipi di forme, siano esse floreali o vegetali. Molti ebanisti dell'Art nouveau, tra i quali Gallé, Vallin o Majorelle, hanno condiviso la passione per una ricchezza decorativa che, come nel caso di questo esemplare di poltrona, raggiunge un parossismo quasi barocco raramente uguagliato.
Il giorno e la notte
1900-1906
Acero e sicomoro, intarsi di legno di varie specie
Cm 130 x 89
© Musée d'Orsay, dist. RMN / Patrice Schmidt
Le jour et la nuit [Il giorno e la notte]
Presente nel catalogo di una vendita pubblica organizzata a Versailles nel 1970, questa poltrona viene all'epoca presentata come "un esemplare un tempo appartenuto, stando alla tradizione, a Sarah Bernhardt". Nessun elemento certo, tuttavia, è in grado di confermare quanto sostenuto dalla tradizione ma, già di per se stesso, il rilevante accostamento tra il mobile e il nome della famosa attrice tragica sta a significare il grande influsso che la Bernhardt esercitò nel campo delle arti decorative. Il fatto che sul presunto autore del mobile, un certo Georges Rey, un ebanista o scultore su legno, si abbiano poche notizie, non fa che aumentare il carattere misterioso dell'oggetto.
La decorazione scolpita ricopre interamente la struttura del mobile. La raffigurazione dei rami e delle radici si propaga sui piedi, sui braccioli e sullo schienale della poltrona, formando così come una sorta di scrigno vegetale e floreale per la persona che vi è seduta. In alto, sulla sinistra, un girasole di grandi dimensioni ricorda l'interesse che questo fiore esercita presso alcuni artisti decoratori. Talvolta, in mezzo a questo rigoglio di forme organiche, si ha come l'impressione di distinguere le forme sinuose di un corpo femminile o perfino quelle di animali fantastici.
Sulla parte inferiore della poltrona, la presenza di un topo o di una lumaca sta a testimoniare che, a seguito della vasta diffusione delle stampe e delle composizioni giapponesi, questi piccoli animali e altre specie di insetti sono spesso raffigurati sugli oggetti d'arte europei.
Il giorno e la notte illustra in modo magistrale la passione che quest'epoca, caratterizzata da un'originalità ornamentale mai vista prima, ha per nuovi tipi di forme, siano esse floreali o vegetali. Molti ebanisti dell'Art nouveau, tra i quali Gallé, Vallin o Majorelle, hanno condiviso la passione per una ricchezza decorativa che, come nel caso di questo esemplare di poltrona, raggiunge un parossismo quasi barocco raramente uguagliato.