Constant Montald
Paesaggio simbolista

Paesaggio simbolista
Constant Montald (1862-1944)
Paesaggio simbolista
1904
Tempera ed inclusioni di particelle metalliche su tela
Cm 115,6 x 104
© DR - RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

Paysage symboliste [Paesaggio simbolista]


Constant Montald è uno dei principali rappresentanti del simbolismo belga. Questo Paesaggio simbolista, di un formato quasi quadrato dove le linee verticali si moltiplicano, illustra perfettamente la tecnica messa a punto dall'artista. La gamma limitata di colori tenui si rifà ai Primitivi e all'affresco. Quest'ultimo, tuttavia, è arricchito di inclusioni di particelle metalliche che illuminano la tela.

In quello che sembra un giardino dell'Eden, i personaggi sono raffigurati in mezzo alla natura. Sullo sfondo, due uomini nudi sono intenti a piantare un albero. In primo piano, in una nudità eroica, la fronte cinta da una corona di foglie dorate di alloro, un altro personaggio sembra occupato ad estirpare un ramo.
I due gruppi, per la loro situazione nello spazio, sembra che siano stati ripresi dalla parte centrale della decorazione maggiore di Pierre Puvis de Chavannes (1824-1898) per il museo delle Belle-arti di Rouen: Inter Artes et Naturam. Del resto, la calma e l'ordine che regnano nella composizione di Montald non possono non evocare l'altro titolo dell'opera di Puvis de Chavannes: I Benefici della Pace. Questa concordanza iconografica permette di immaginare un rapporto tra questa rappresentazione e la situazione politica belga dell'epoca Paesaggio simbolista costituirebbe, perciò, un appello alla concordia nel momento in cui il regno di Leopoldo II (1835-1909) volge al termine sullo sfondo di un crescente impoverimento, rivendicazioni di carattere sociale e contestazioni coloniali sempre più violente.

Paesaggio simbolista è la prima pittura di Montald ad entrare in un museo francese. Essa troverà qui la sua naturale collocazione vicino ai quadri di altri simbolisti belgi dello stesso periodo tra cui Léon Frédéric (1856-1940) e Jean Delville (1867-1953).


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