Gustave Le Gray
Veduta del Salon del 1853

Veduta del Salon del 1853
Gustave Le Gray (1820-1884)
Veduta del Salon del 1853
1853
Stampa su carta salata incollata su cartone
Cm 25,2 x 33,4
© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

Vue du Salon de 1853 [Veduta del Salon del 1853]


Questa immagine ci fornisce una conoscenza più accurata sugli esordi della fotografia di Salon in Francia. A partire dal 1852, Gustave Le Gray realizza alcuni fotogrammi della mostra organizzata presso i locali provvisori al Palais- Royal. Di questa prima serie, il museo d'Orsay possiede un album di nove fotografie su carta salata.
L'anno dopo, Le Gray scatta altre vedute del Salon. Queste immagini sono simili, per forma e contenuto, a quelle del 1852. Esse ci svelano un Le Gray più preoccupato dalla potenza espressiva dello spazio e dalle vaste proporzioni dell'edificio che ospita il Salon, che della fedele riproduzione delle opere presentate. In questo caso, nella semi penombra, si stenta a riconoscere I lottatori e Le bagnanti di Courbet ed anche i pannelli destinati alla decorazione del pantheon di Chenavard.

In quale occasione sono stati realizzati questi fotogrammi? Si tratta di un'opera su commissione ufficiale o privata? Forse è un'iniziativa del fotografo che, per una volta sola, nella sua breve carriera di pittore, nel corso di quello stesso anno, il 1853, presenta una tela al Salon?
Ad ogni modo, queste immagini rappresentano un genere fotografico ancora agli esordi. Bisognerà attendere il Salon del 1855, con le immagini di Disdéri, Bingham o Thurston Thompson prima che questa tecnica si affermi compiutamente. Pierre-Ambroise Richebourg, famoso per le sue fotografie di interni, ottiene il prezioso sesamo nel 1857. Richebourg, per mezzo dell'inquadratura frontale delle opere, inaugura in quest'occasione un congegno che egli stesso riutilizza nel 1861 prima che altri l'adottino in maniera definitiva. Le immagini ottenute, pur permettendo una lettura delle opere di gran lunga migliore dal punto di vista strettamente documentario, perdono la dimensione poetica di quelle di un Le Gray.




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