Cinquanta anni di melodramma (1825-1874)

Disegni, litografie, fotografie, oggetti e statuette fanno rivivere al museo d'Orsay cinquanta anni di melodramma. Nato durante la Rivoluzione, questo genere che, dal 1825, viene più volentieri definito dramma, domina con il vaudeville la produzione letteraria del XIX secolo. Durante la Restaurazione, il melodramma classico, per definizione virtuoso, si modifica: oramai in cinque atti e molti quadri, prende in prestito al dramma romantico e al romanzo d'appendice le fosche tinte e le specifiche tematiche come l'adulterio e la denuncia delle ingiustizie sociali. L'attore Frédérick Lemaître (1800-1876) trasformò così, grazie al suo talento istrionico, un mediocre melodramma, L'Auberge des Adrets (1823),in un virulento pamphlet. Nonostante uno strepitoso successo di pubblico, la rappresentazione fu vietata. Gli autori gli daranno un seguito nel 1834: Robert Macaire.

Il termine "melodramma" riadatta una grande varietà di opere. Alcuni teatri ricostruiscono con fasto episodi militari, certi autori adattano le loro opere, in particolare Dumas con il suo ciclo dei Moschettieri (1845 e 1849), tutto questo per far sì che il pubblico ritrovi sulla scena gli eroi preferiti dei suoi romanzi di appendice. Durante il Secondo Impero, fa la sua comparsa il melodramma giudiziario, genere di cui Le Courrier de Lyon (1850) rappresenta il prototipo.

La moda dell'operetta mette in serio pericolo il melodramma ma il declino di quest'ultimo viene fermato dal vivissimo successo di Le due orfanelle (1874) del drammaturgo Dennery (1811-1899).

Le rappresentazioni dei melodrammi hanno luogo nei teatri situati sul boulevard du Temple. In altre parole, è sul celebre "Il viale del crimine" che sboccia il melodramma. Infatti, nel 1823, vengono censiti 151 702 crimini fittizi commessi in venti anni! Le sale del boulevard du Temple, eredi dei teatri della Foire, sono ubicate nel cuore della Parigi teatrale prima che il barone Haussmann, nel 1862, ne espropri un numero rilevante. Tutti i ceti sociali della popolazione, ogni sera si davano appuntamento nei teatri in un'atmosfera che, a distanza di un secolo, venne magistralmente ricostruita nel film di Marcel Carné Les Enfants du paradis conosciuto in Italia con il titolo di Amanti perduti (1945).

 

 

 

 

 

Commissari della mostra

Jean-Claude Yon, responsabile di ricerca presso il museo d'Orsay e Claudette Joannis, conservatrice presso il dipartimento delle Arti dello spettacolo della Biblioteca nazionale.

28 giugno - 18 settembre 1994
Museo d'Orsay

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