Il Revival dell'Art Nouveau
1900 . 1933 . 1966 . 1974

1

2

3

Fotografato da Patrice Habans, Paris-Match n°1055, 26 luglio 1969"Salvador Dali che esce dal sottosuolo del subcosciente tenendo al guinzaglio un formichiere gigante romantico, l'animale che André Breton aveva scelto come ex-libris".© ADAGP, Paris 2009 - Habans / Paris Match / Scoop

L'omaggio dei surrealisti


La riabilitazione dell’Art Nouveau fu preceduta da un riconoscimento episodico e confidenziale da parte del gruppo surrealista. Nel 1933, Salvador Dalí pubblica sulla rivista Minotaure un articolo intitolato "Della bellezza terrificante e commestibile dell’architettura Modern Style" llustrato da fotografie di Man Ray e di Brassaï, rispettivamente dedicate all'opera di Antoni Gaudí e di Hector Guimard e la cui interpretazione è guidata dalle didascalie, poco ortodosse, redatte dallo stesso Dalí che, alcuni anni prima, con il suo quadro L'enigma del desiderio- Mia madre, mia madre, mia madre, aveva reso omaggio all'universo tellurico del'architetto catalano.
Clovis TrouilleLe Palais des Merveilles© ADAGP, Paris 2009 - Photo Claude Caroly

Nello stesso periodo, Dalí scopre l'opera del pittore Clovis Trouille – il quale si presentava come un "superstite del Modern Style" – che suscita l'entusiasmo dell'artista spagnolo per la totale assenza di autocensura e per i suoi ricorrenti riferimenti all'Art Nouveau. Nel 1960, mentre Trouille torna ancora una volta sul Palazzo delle meraviglie, Dalí continua fino agli anni settanta a contrapporre alla "'ignominiosa visione di Le Corbusier" l'ornamentazione di Guimard, "la più libidinosa di tutte".

Sempre nel corso degli anni trenta del XX secolo, il designer finlandese Alvar Aalto idea forme sinuose, libere ed espressive, che evocano le creazioni più astratte dell'Art Nouveau. Il maestro del design organico inaugura quel percorso che viene poi intrapreso da molti altri artisti, tra i quali Isamu Noguchi con la sua celebre Tavola bassa "IN 50" de 1944.

AnonymeSalone "Escargot" di Carlo Bugatti© Musée d'Orsay / Patrice Schmidt

Il design organico


I maestri dell'Art Nouveau non hanno mai smesso di raccomandare lo studio accurato e rigoroso degli organismi viventi. Alcuni di questi artisti approdano a rappresentazioni stilizzate di diversa misura del mondo vegetale e animale. Altri, invece, si inoltrano sul sentiero dell'astrattismo: la sedia "Chiocciola" di Carlo Bugatti prefigura la Sedia "Floris" di Günter Beltzig e perfino la celebre Panton Chair, creata nel 1959 dal danese Verner Panton e assurta da quel momento a grande classico della decorazione contemporanea. Le creazioni di Carlo Mollino, alla metà del Novecento, richiamano la struttura dei mobili progettati da Gaudí.

Verner PantonPhantasy Landscape, Cologne, Visiona 2© Verner Panton Design, Bâle, Suisse
In seguito, il termine "organico" tende a designare ogni oggetto le cui caratteristiche sono adattate alle esigenze fisiologiche e fisiche dell'uomo moderno. Il design organico si contrappone allora agli eccessi di un gelido funzionalismo che privilegia l'ortogonalità. I nuovi materiali (plastica, fibra di vetro, schiuma di poliuretano, jersey di poliammide...) autorizzano la messa a punto di un linguaggio semplificato, basato sulla libertà e sulla fluidità ritmiche. Le forme di Verner Panton (Phantasy Landscape), di Olivier Mourgue (Cellule Cafétéria) invitano l'utente a raggomitolarsi e a liberare la propria immaginazione.

1

2

3


Aumentare la fonte Diminuire la fonte Inviare ad un amico Stampare
Facebook
Google+DailymotionYouTubeTwitter