Dimenticare Rodin? La scultura a Parigi, 1905-1914

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Wilhelm LehmbruckBusto di donna che cammina© Rheinisches Bildarchiv Köln
Intorno al 1900, nel campo della scultura, l'aspirazione per un nuovo universo formale si fa incalzante. Le teorie dello scultore tedesco Lehmbruck sono, da questo punto di vista, sintomatiche. Nei suoi scritti, costui stigmatizza in particolare l'"eccesso d'inventiva sentimentale", alludendo in maniera esplicita all'arte di Rodin.

In questi stessi anni, Parigi accoglie artisti di svariati paesi che, pur con diverse personalità, dimostrano di avere le medesime preoccupazioni. Se la scultura moderna si fa conoscere da un vasto pubblico nel corso di alcune esposizioni internazionali come il Sonderbund di Colonia nel 1912, o l'Armory Show di New York nel 1913, è proprio nella capitale francese dove ha luogo un incontro e uno scambio di punti di vista diversi. Tra l'inizio degli anni novanta del XIX secolo e lo scoppio della prima guerra mondiale, Minne, Gonzalez, Brancusi, Hoetger, Archipenko e Lehmbruck vivono a Parigi dove si frequentano ed espongono le loro opere.

Rodin : fascino e repulsione

Auguste RodinLa Preghiera© Adagp, Paris 2009 - Musée Rodin, photo Bruno Jarret
Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, Rodin è all'apice della sua gloria. Le numerose mostre a lui dedicate in molti paesi stranieri danno un'idea precisa del favore che l'artista godeva presso i suoi contemporanei. Difatti, a partire dagli anni novanta del XIX secolo, Rodin espone con regolarità in Germania, Austria e Belgio. Nel 1900, la sua mostra presso il padiglione dell'Alma, di enorme risonanza, precede una serie di mostre personali in tutta Europa: Dresda e Venezia nel 1901; Praga nel 1902; Düsseldorf, Dresda, Weimar, Lipsia nel 1904. La sua opera affascina i giovani artisti di ogni paese che hanno vissuto tutti una fase rodiniana.

Per tutti quegli scultori che appaiono sulla scena negli anni novanta del XIX secolo e che si scontrano con le convenzioni accademiche e con l'agonia del realismo, Rodin appare come colui che ha ridato vita alla loro arte. Le prime opere di Joseph Bernard, Gaudier-Brzeska, Brancusi, Picasso o Zadkine, riflettono l'indiscusso influsso del grande maestro. Meglio ancora, alcuni di questi artisti lavorano per Rodin: Bourdelle, Brancusi, Maillol, Pompon...

Aristide MaillolGiovane donna con drappeggio© Adagp, Paris 2009, © C.Thériez (dist. RMN)
Molto presto, tuttavia, i temi patetici o mostruosi, le carni palpitanti le figure dilaniate, contorte, decapitate e che perdono ogni struttura, suscitano un forte biasimo. Nessuno, tranne Carl Einstein, esprime meglio la logica di questo improvviso cambio di rotta: "Il carico emozionale aboliva la tridimensionalità; la scrittura personale aveva la meglio. […] L'accordo consisteva nel porre un creatore al vertice della propria affettività e di fronte ad uno spettatore al colmo dell'emozione; la dinamica dei processi individuali trionfava". Come dissolta dal suo ruolo di guida di emozioni, l'opera porta con sé la scomparsa di "ogni canone significativo della forma e della visione". Gli artisti cominciano allora a rifuggere questo tipo di estetica ed auspicano l'abbandono dell'espressione in favore di un ritorno alla forma.

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