Le Cirque

Georges Seurat
Le Cirque
en 1891
huile sur toile
H. 186,0 ; L. 152,0 cm.
Legs John Quinn, 1924
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Georges Seurat (1859 - 1891)
Niveau supérieur, Salle 37

Dopo Parade et Chahut [Parade e Chahut], Circo è il terzo pannello di una serie che Seurat dedica alle attrazioni popolari della città moderna e agli spettacoli notturni.
Il tema del circo fu più volte affrontato nel corso degli anni ottanta del XIX secolo, soprattutto da Renoir, Degas e Toulouse-Lautrec. Circo si presenta, infatti, come una delle più grandiose attuazioni delle ricerche divisioniste. In quest'opera Seurat interpreta sia le teorie di Charles Henry sugli effetti psicologici della linea e del colore, sia quelle relative alle leggi del miscuglio ottico di colori formulate da Chevreul e Rood.
A tal proposito, ecco cosa sottolineava un critico quando il quadro fu esposto al Salon des Indépendants nel 1891: "In Circo ogni elemento è allestito in base all'armonia per analogia, alla conciliazione degli opposti, in vista di sensazioni gradevoli: ascendenza delle linee, contrasti successivi di toni, predominanza molto marcata di arancione che mette in evidenza una cornice in contrasto con le tonalità e le tinte dell'insieme...".
Due spazi si sovrappongono: da una parte quello della pista e degli artisti, ricco di curve, arabeschi stilizzati e a spirale, in tensione dinamica, addirittura in squilibrio; dall'altra quello delle gradinate e del pubblico, rigido, ortogonale, immobile, di una rigorosa geometria. Anche l'ordine dei colori obbedisce a regole precise: il colore primordiale, quello della luce pura, il bianco, domina la tela. La tavolozza abbina poi le tre tonalità principali: il rosso, il giallo e il blu modulati in piccoli tratti metodici che richiamano il ritmo delle linee. Seurat delimita infine il suo quadro con un bordo sobrio dipinto direttamente sulla tela e con una cornice piatta realizzata con la stessa tonalità di blu e che fa parte integrante dell'opera.
Con questo quadro incompiuto- il pittore che morirà di difterite o forse di angina infettiva qualche giorno dopo l'apertura del Salon-, aspira ad una simbiosi tra creazione artistica e analisi scientifica, individuando così una delle maggiori preoccupazioni del XIX secolo.