Exposition au musée

Manet, inventore del Moderno

Dal 05 Aprile al 17 Luglio 2011
Edouard Manet
L'été ou L'amazone, 1882
Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
© Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid / DR
Henri Fantin-Latour-Hommage à Delacroix
Henri Fantin-Latour
Edouard Manet (détail du tableau Hommage à Delacroix), en 1864
Musée d'Orsay
Donation Etienne Moreau-Nélaton, 1906
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Poiché di modernità trattasi

In un certo senso, l'idea di questa mostra è nata da un quadro: L'Omaggio a Delacroix che Fantin-Latour presentò al Salon del 1864, un anno dopo la scomparsa del maestro. Il dipinto mostra Manet, il grande escluso dal Salon del 1863 con la sua Colazione sull'erba, ritratto in buona compagnia, tra Champfleury e Baudelaire: da un lato l'uomo di Courbet, dall'altro, il campione di Delacroix. Manet sarebbe dunque il pittore che seppe coniugare realismo e romanticismo?

Edouard Manet-Le déjeuner sur l'herbe
Edouard Manet
Le déjeuner sur l'herbe, en 1863
Musée d'Orsay
Donation Etienne Moreau-Nélaton, 1906
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Benoît Touchard / Mathieu Rabeau
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L'ipotesi di Fantin-Latour, indubbiamente ricca di fascino, chiedeva soltanto di essere approfondita e avvalorata. Questo è proprio l'obiettivo che, le nove sezioni del percorso espositivo, si prefiggono di raggiungere, sottraendo in tal modo la figura di Manet da ogni possibile dubbio da parte dai posteri.
Appare pertanto limitativo presentare l'artista come il presunto padre dell'impressionismo o della pittura pura, per non parlare poi dell'arte astratta. L'impatto che suscita la folgorante affermazione di Mane agli inizi degli anni sessanta del XIX secolo, la sua evoluzione costante nel corso dei due decenni che seguono- dall'ispanismo militante degli esordi al naturalismo deviante delle ultime tele-, la sua determinazione nel rivoluzionare la pittura di storia nello spazio pubblico dove la stessa acquista il suo significato, sono indubbiamente prospettive più consone al genio "moderno" di Manet, poiché di modernità trattasi

Thomas Couture-Portrait d'Amédée Berger
Thomas Couture
Portrait d'Amédée Berger, 1852
Rouen, musée des Beaux-Arts
© Musées de la Ville de Rouen. Photographie C. Lancien, C. Loisel.

La scelta di Couture

Per dare massimo risalto al radicalismo di Manet, i suoi primi biografi - Zola la faceva già sin dal 1867- lo hanno sradicato dalle sue radici. Erano tutti d'accordo sul fatto che il pittore non avesse conservato nulla attinente agli anni della sua formazione (fine 1849-1856) nella bottega di Thomas Couture. Figlio di un alto funzionario, Manet, dopo essere stato respinto agli esami di ammissione all'Accademia Navale,convince il padre a lasciargli coltivare l'inclinazione artistica ed inizia a frequentare la bottega di Thomas Couture. All'epoca, l' autore dei Romani della decadenza (Parigi, museo d'Orsay).
non è considerato un esponente della cosiddetta "art pompier" simile a tanti altri quanto, piuttosto, un accademico erede di Rubens e di Ribera, di Gros e di Géricault...

Edouard Manet-Le jeune garçon à l'épée
Edouard Manet
Le jeune garçon à l'épée, 1861
New York, Metropolitan Museum of Art
© The Metropolitan Museum of Art, Dist. RMN-Grand Palais / image of the MMA

La Seconda Repubblica ha pressoché elevato quest' artista, amico di Michelet, al rango di suo pittore ufficiale. Nel periodo in cui Manet entra a far parte della sua bottega, Couture sta profondendo tutti i suoi sforzi per ultimare una grande pagina patriottica, L'Arruolamento dei volontari del 1792, (1848 circa) Beauvais, museo dipartimentale dell'Oise?), che incita un'ispirazione realistica presente in misura maggiore negli studi preparatori.
Manet, inoltre, si è mostrato attento sia alla veridicità sintetica del ritrattista che al sentimentalismo delle sue figure di adolescenti sognatori o ribelli. Tuttavia, le versioni che l'artista realizza alla maniera di Delacroix e il suo Ragazzo con la spada (1861, New York, Metropolitan Museum of Art), con in suoi richiami alla Spagna di Velázquez, lasciano presagire altre passioni.

Edouard Manet-La maitresse de Baudelaire
Edouard Manet
La maitresse de Baudelaire, 1862
Budapest, Musée des Beaux-Arts
© SzépmŠvészeti Múzeum, Budapest. Photo András Fáy.

Il momento Baudelaire

Non sappiamo stabilire con certezza quando sia nata "la grande affinità" che unì Manet e Baudelaire fino alla morte del poeta dei Fiori del Male nel 1867.
Sin dai suoi primi articoli sul Salon e sulla sua desolante quotidianità, lo scrittore aveva lavorato per trasformare il romanticismo in modernità, il che per le arti visive equivarrebbe a quello che Balzac aveva rappresentato per il romanzo.

Edouard Manet-La chanteuse des rues
Edouard Manet
La chanteuse des rues, vers 1862
Boston, Museum of Fine Arts
© 2010 Museum of Fine Arts, Boston

Poco importa, in fondo, il fatto che Baudelaire non abbia riconosciuto apertamente in Manet "il pittore della vita moderna", per usare la stessa formula che l'esponente chiave del simbolismo francese applicò nel 1863 nei confronti del brillante illustratore Constantin Guys.
Non appena Victorine Meurent, modella preferita di Manet, compare nei quadri del pittore, nei panni di una cantante declassata La cantante di strada (1862, Boston, Museum of Fine Arts) in un nudo impudico come in Olympia e La colazione sull'erba (1863, museo d'Orsay), il pittore trova il modo per parlare al presente e per mischiare al prosaismo nuovo altri soggetti, l'istantaneità della fotografia e la profondità della pittura antica...
Questo basta per essere accusati di blasfemia e di oltraggio in tutte le tradizioni. Manet, tuttavia, per il quale il Louvre non ha segreti, rivendica il retaggio dei grandi maestri e affronta temi alla moda, come quello delle ballerine spagnole nell'intimità dello spogliatoio.

Edouard Manet-Le Christ aux anges
Edouard Manet
Le Christ aux anges, 1864
New-York, Metropolitan Museum of Art
© The Metropolitan Museum of Art, Dist. RMN-Grand Palais / image of the MMA / DR

Un cattolicesimo sospetto?

Sin dal 1864, ad un anno esatto di distanza dal Salon des refusés Cristo con gli angeli. Questo dipinto, attualmente custodito presso il Metropopolitan Museum of Art di New York, è in netta contrapposizione con le consuetudini della pittura religiosa. L'artista si ispira a modelli italiani (Fra Angelico, Andrea del Sarto) e spagnoli (Greco, Velázquez, Goya), come il suo amico e rivale Legros.

Edouard Manet-Un moine en prière
Edouard Manet
Un moine en prière, vers 1864
Boston, Museum of Fine Arts
© 2010 Museum of Fine Arts, Boston

Baudelaire che al pari degli altri artisti si è formato in un ambiente cattolico, ha appoggiato i loro tentativi nel praticare un genere così controllato come il nudo femminile. Nel 1859, riferendosi a Delacroix, Baudelaire aveva scritto: "Diciamo dunque semplicemente che la religione, essendo la più alta finzione dello spirito umano (...), esige da coloro che si dedicano all'espressione dei suoi atti e dei suoi sentimenti, l'immaginazione più vigorosa e gli sforzi più tesi."
Manet, amico dell' abate Hurel, ha raccolto questa sfida: reinventare, e non restaurare, l'arte sacra. Per condividere l'anticlericalismo di Michelet, non rispettava nemmeno i diritti imprescrittibili delle fede individuale e l'insegnamento dei Vangeli, che ha tradotto con tanta incisività e sottigliezza.

Dal Prado all'Alma

Dopo l'insuccesso di Cristo insultato dai soldati (Chicago, Art Institute) e Olympia, presentati al Salon del 1865, Manet parte per la prima volta per la Spagna. Lo scopo principale di questo viaggio è rappresentato dai quaranta dipinti di Velázquez custoditi al Prado. Il confronto reale con i maestri della pittura spagnola, tra i cui nomi spiccano anche quelli di Greco e Goya - senza dimenticare le collezioni italiane di Madrid -, avrà molteplici conseguenze. Zola, sin dal 1866, anno in cui Il Pifferaio (1866, museo d'Orsay) viene scartato dalla giuria del Salon, intuisce il sorprendente connubio di sobrietà e di energia che si sprigiona dalle tele realizzate dopo il ritorno del pittore.

Edouard Manet-L'homme mort
Edouard Manet
L'homme mort, vers 1864
Washington, National Gallery of Art
Widener Collection
© courtesy National Gallery of Art, Washington

In fatto di asprezza e di tensione, due aspetti all'insegna della drammaticità, L'uomo morto (1864 circa, Washington, National Gallery of Art) raggiunge un risultato senza pari. Nel caso specifico, si tratta di un frammento di una scena di corrida che Manet ha ritagliato intorno al 1865.
Insoddisfazione o volontà di intensificare la potenza visiva dei quadri, la scelta non è anodina rispetto ai rimproveri continui della stampa. In mancanza di composizione, come ci si aspetta dall'artista, Manet scompone e ridefinisce diversamente l'unità di percezione.

Edouard Manet-Le balcon
Edgar Degas
Cheval à l'arrêt, entre 1865 et 1881
Musée d'Orsay
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Le promesse di un volto

La formula, dello stesso Baudelaire, esprime l'interpretazione del desiderio e della frustrazione che attraversa la serie dei ritratti di Berthe Morisot che con Il balcone oggi custodito al museo d'Orsay e che partecipa al Salon del 1869, appare per la prima volta nell'opera del pittore.
Questa giovane donna, pur provenendo da un ambiente molto raffinato, ha dovuto lottare contro i pregiudizi per affermarsi come artista.
La Morisot, che fu anche pittrice, sarà altresì un membro attivo del "gruppo impressionista". Con queste parole la Morisot evoca il ritratto fattole da Manet: "Le sue pitture producono come sempre l'impressione di un frutto selvatico o perfino un po' acerbo. Esse, tuttavia, non mi dispiacciono affatto".

Edouard Manet-Berthe Morisot au bouquet de violettes
Edouard Manet
Berthe Morisot au bouquet de violettes, en 1872
Musée d'Orsay
Acquis de l'indivision Clément Rouart, avec la participation du Fonds du Patrimoine, de la Fondation Meyer, du China Times Group et d'un mécénat coordonné par le journal Nikkei, 1998
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Il Balcone inquieta tanto per il suo spazio sospeso, i suoi contrasti di colore, quanto per il mistero che avvolge i tre silenziosi protagonisti. Costoro si ignorano e rivolgono verso l'esterno uno sguardo disincantato e quasi fatale, Accanto a Berthe Morisot, Manet ha raffigurato la violinista Fanny Claus e il paesaggista Antoine Guillemet. Fino al 1874, anno in cui la Morisot sposa Eugène Manet, fratello del pittore, quest'ultimo flirta con le sue metamorfosi.

Edouard Manet-La Seine à Argenteuil
Edouard Manet
La Seine à Argenteuil, 1874
Londres, the Courtauld Gallery
© Private Collection, on extended loan to the Courtauld Gallery, London

Impressionismo intrappolato

Nel maggio del 1874, Manet, con molta risolutezza, si è tenuto lontano dalla prima mostra organizzata da quel gruppo di artisti, scherniti e disprezzati da una parte della stampa che li taccia di impressionismo. All'epoca, tuttavia, il pittore era considerato il "padre" di tale movimento. Un titolo, quest'ultimo, che alcuni amici dell'artista faranno proprio per rafforzare il suo prestigio e la sua autorità.
Questo è il caso di Mallarmé, con cui il pittore riallaccia i legami sin dal 1873. Resta il fatto che il linguaggio di Manet si è evoluto sin dalla fine delle guerra franco-prussiana e della Comune, due avvenimenti che hanno toccato l'artista da vicino.
Commetterebbe un errore chiunque tentasse di spiegare il ricorso ad una tavolozza più chiara e ad una scrittura più vibrante attribuendo il tutto all'influsso di Monet e Renoir. Questa liberazione cromatica e formale era emersa, infatti, sin dalla metà degli anni sessanta del XIX secolo, nelle vedute marine realizzate da Manet, più sobrie e più vicine al mondo di Whistler. Invece che adottare l'estetica emergente, Manet adatterà quest'ultima ai suoi scopi, di cui il Salon - spazio pubblico per eccellenza - resta il luogo ideale.

Edouard Manet-Au père Lathuille
Edouard Manet
Au père Lathuille, 1879
Tournai, musée des Beaux-Arts
© Collection du Musée des Beaux-Arts de Tournai, Belgique

La svolta del 1879

Inizialmente, dopo l'elezione di Jules Grévy, la svolta fu politica. L'atmosfera del Salon cambia subito.
Questa nuova situazione accelererà l'evoluzione formale e di merito di Manet.Da Père Lathuille (Tournai, museo delle Belle-Arti), che incantò Huysmans al Salon del 1880, il pittore sfugge all'estetica leggermente dimostrativa dei romanzi di Zola che, a quanto pare, erano tanto piaciuti a Manet. Questi non ha mai preteso di giudicare i costumi contemporanei. Nondimeno ha coltivato i suoi rapporti con l'editore Charpentier, che il successo di Zola ha reso così ricco tanto da consentirgli il lancio di La Vita moderna.

Edouard Manet-La liseuse
Edouard Manet
La liseuse, 1879-1880
Chicago Art Institute
© The Art Institute of Chicago

Quest'ultima, rivista illustrata e galleria, si mostra aperta verso la nuova pittura e dunque benevola nei confronti di Renoir, Monet e dello stesso Manet che, nell'aprile del 1880, vi pubblica una ventina di quadri e pastelli.
Alla stregua di un bilancio, come Il ritratto di Constantin Guys (1879, collezione privata) attesta si tratta di un piccolo manifesto.
La forte presenza di scene ambientate nelle brasserie e nei music-hall, il numero di donne di mondo e di facili costumi suscitò stupore nei contemporanei: in queste tele Manet si rivelava "sotto una luce completamente nuova come pittore di donne eleganti" (Philippe Burty).

Edouard Manet-Vase de pivoines sur piédouche
Edouard Manet
Vase de pivoines sur piédouche, en 1864
Musée d'Orsay
Donation Etienne Moreau-Nélaton (1906)
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Less is more

Le nature morte, presenti in gran numero nell'opera di Manet tanto da rappresentare un quinto della sua intera produzione, non hanno avuto per l'artista lo stesso valore che viene loro attribuito ai nostri giorni. Alcune categorie flessibili ma costanti, che hanno presieduto la produzione del pittore- il primato del significato, l'impatto sull'immaginazione, l'imperativo della composizione - hanno fatto sì che, all'interno di questa gerarchia, le migliori nature morte occupino una posizione irrilevante .

Edouard Manet-L'asperge
Edouard Manet
L'asperge, 1880
Musée d'Orsay
Don Sam Salz, 1959
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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In un primo tempo, la loro ragione di essere fu di natura materiale. Giacché i suoi quadri figure non trovarono acquirenti, l'artista moltiplicò la raffigurazione di fiori, di frutta e di "tavoli imbanditi".
Più del virtuosismo decorativo, dell'omaggio diretto ai vecchi maestri, o dell'intrusione gustosa dell'accidentale, l'aspetto che salva queste opere dalla banalità e proprio la drammatizzazione.
Intorno al 1880, inquadrature e tele si ristringono. Massima sobrietà, per dirla in poche parole un'esplosione di freschezza ad impasto grasso. Perfino gli aspetti più insignificanti e banali che strappavano un sorriso al pittore, raggiungevano una raffinatezza mai vista prima.

Edouard Manet-L'Exécution de Maximilien
Edouard Manet
L'Exécution de Maximilien, 1867
Boston, Musuem of Fine Arts
© Museum of Fine Arts, Boston

Fine della storia?

Manet si è sempre comportato come un pittore di storia, in primo luogo per ambizione ma anche per poter rappresentare vicende politiche a lui contemporanee. La prima opera presentata con il suo nome risale al 1860 ed è una caricatura di Emile Ollivier che fu pubblicata su Diogène, un giornale liberale e anticlericale diretto da Ernest Adam, amico della famiglia Manet.
Il che indica chiaramente che il pittore, sotto il Secondo Impero, frequentava ambienti vicini alle forze politiche di opposizione. Per questo motivo non desta in alcun stupore il fatto che, negli anni seguenti, Manet abbia dipinto molti quadri cosiddetti di "contestazione", da Il combattimento tra il Kearsarge e l'Alabama (1865, Museum of Art di Filadelfia) a L'Esecuzione di Massimiliano (1867, Mannheim, Kuntshalle).

Edouard Manet-L'évasion de Rochefort
Edouard Manet
L'évasion de Rochefort, 1880-1881
Zürich Kunsthaus
© 2010 Kunsthaus Zürich.

L'avvento dei Repubblicani radicali al potere, nel 1879, impresse un nuovo slancio all'artista che, dopo l' istituzione della festa nazionale del 14 luglio e l'amnistia concessa ai Comunardi, decide di rendere omaggio ad un "rosso". Questa presa di posizione di Manet trova in Monet il suo portavoce. Proprio quest'ultimo, nel dicembre del 1880 afferma: "Ho visto Manet, molto in forma, pienamente assorto nella realizzazione di un quadro d'effetto per il Salon, la fuga di Rochefort in un canotto in mare aperto".
Questa tele incompiuta, destinata al Salon rivestì per Manet lo stesso significato che La barca di Dante (1822, museo del Louvre) di Eugène Delacroix, e La Zattera della Medusa ( 1819, museo del Louvre) di Théodore Géricault assunsero per i rispettivi autori.