Exposition au musée

Manet... Velázquez...La maniera spagnola nel XIX secolo

Dal 17 Settembre 2002 al 12 Gennaio 2003
Edouard Manet
Lola de Valence, en 1862
Musée d'Orsay
Legs du comte Isaac de Camondo, 1911
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Vedi il bando dell'opera
Edouard Manet-Le chanteur espagnol
Edouard Manet
Le chanteur espagnol, 1860
New York, Metropolitan Museum of Art
Don de William Church Osborn, 1949
© Metropolitan Museum of Art, New York

Al ritorno da un breve soggiorno a Madrid, il 14 settembre 1865, Manet scrive a Baudelaire che Velázquez "è il più grande pittore che sia mai esistito".
Affascinato dalla Spagna, l'artista è venuto a giudicare sul posto il modo di dipingere di un artista le cui opere sono esposte soprattutto al museo reale di Madrid.
La mostra, presentata dapprima al museo d'Orsay, poi al Metropolitan Museum of Art di New York, si prefigge di far conoscere l'evoluzione che conosce la pittura nel corso del XIX secolo quando, l'abbandono progressivo delle regole accademiche e della tecnica di chiara derivazione raffaellesca dà spazio ad una fattura più libera, in grado di cogliere meglio la realtà e suggerire l'idea della vita con pennellate di colore. Non si tratta, dunque, di una presentazione della Spagna vista con gli occhi dei viaggiatori, anche se il tema delle corse dei tori raffigurato da Goya, Dehodencq e Manet, è presente in questa mostra.

Francisco de Goya y Lucientes-La lettre (les jeunes)
Francisco de Goya y Lucientes
La lettre (les jeunes), vers 1812-1814
Lille, musée des Beaux-Arts
© Musée des Beaux-Arts, Lille

La mostra, dedicata per un terzo allo stile spagnolo di Manet, prima e dopo il suo viaggio in questo paese, presenta anche opere dei suoi antenati, contemporanei ed amici, precedute da alcuni esempi di pitture spagnole apprezzate dagli artisti francesi nel corso del XIX secolo.
Un posto di rilievo spetta a Goya, erede di Velázquez e ultimo grande pittore di corte, conosciuto sin dall'epoca romantica grazie ai suoi Capricci che ispirarono Delacroix e, in seguito, Constantin Guys e Manet.

Francisco de Zurbarán-Sainte Lucie
Francisco de Zurbarán
Sainte Lucie, vers 1635-1640
Chartres, musée des Beaux-Arts
© Musée des Beaux-Arts, Chartres

L'arte spagnola, raramente esposta in Francia prima della Rivoluzione, fa la sua comparsa al Louvre, dopo le guerre napoleoniche nel 1814-1815, con alcuni capolavori di Ribera, Murillo e Zurbaran, restituiti a Madrid a seguito del Congresso di Vienna. Tuttavia, prima che si possa parlare di una vera e propria familiarità, occorrerà attendere l'inaugurazione della Galleria spagnola di Luigi Filippo, installata al Louvre dal 1838 al 1848 per scoprire oltre 400 quadri i quali, in un secondo momento, verranno dispersi a Londra nel 1853. Tra i capolavori presenti nella Galleria spagnola, ci sono anche opere di Goya, tra cui i Giovani (Palazzo delle Belle Arti di Lilla) e le Mayas al balcone. Tuttavia, la grande rivelazione è la pittura di Zurbaran il cui San Francesco in meditazione (Londra, National Gallery) è l'opera più acclamata. Due quadri di Corot (museo del Louvre) e di Manet (Fine Arts Museum, Boston) si ispirano direttamente a quest'opera di Zurzuban. Millet, dal canto suo, raffigura Santa Barbara (museo delle Belle Arti di Angers) rifacendosi allo stile di Ribera.

Bartholomé Esteban Murillo-Immaculée Conception, dite Conception Soult
Bartholomé Esteban Murillo
Immaculée Conception, dite Conception Soult, 1660-1665
Madrid, musée du Prado
© Musée du Prado, Madrid

L'artista più adulato, tuttavia, è Murillo. Dopo la perdita della Galleria spagnola, il Louvre acquisisce con grande dispendio, nel 1852, l'L'Immacolata Concezione di Murillo (museo del Prado, dopo la permuta del 1941), ma anche pitture di più modesta fattura, come la Riunione di tredici personaggi attribuita a Velázquez e che ispira a Manet copie e varianti, tra cui Il Bambino con Spada (Metropolitan Museum of Art, New York).

Gustave Courbet-La signora Adela Guerrero, danseuse espagnole
Gustave Courbet
La signora Adela Guerrero, danseuse espagnole, 1851
Bruxelles, musées royaux des Beaux-Arts de Belgique
© Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles

La pittura spagnola rivela un realismo estremo con i suoi mendicanti, i suoi buffoni, i suoi infermi e i suoi martiri. I realisti francesi trovano nella pittura spagnola materiale a cui ispirarsi, non solo per soggetti moderni, ma anche per una nuova pittura di storia che si riscontra nella carriera di
alcuni amici di Courbet, Bonvin, e Manet, come Legros affascinato da Zurbaran, e Ribot che passa per un nuovo Ribera.

Henri Regnault-Juan Prim, 8 octobre 1868
Gustave Courbet
Juan Prim, 8 octobre 1868, 1870
Musée d'Orsay
Achat au Salon, 1878
© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Vedi il bando dell'opera

Anche altri artisti, come Carolus Duran o Bonnat, molto segnati dal loro soggiorno in Spagna, sono presenti in mostra, il primo con un Autoritratto (museo del Prado, Madrid) che assomiglia ad un Velázquez, il secondo con Giobbe del Salon del 1880, in cui il protagonista appare raggrinzito a imitazione di Ribera. Henri Regnault, invece, brillante vincitore del Prix de Rome, lascia Villa de'Medici per proseguire in Spagna i suoi lavori da borsista; testimone di una nuova rivoluzione a Madrid, l'artista dipinge il monumentale ritratto di Juan Prim; 8 ottobre 1868, (museo d'Orsay) ispirato sia a Goya che a Velázquez. Questo quadro, collocato all'ingresso della mostra, riassume la movimentata situazione politica della Spagna nel XIX secolo. Ed è proprio al Goya del Dos de Mayo che si rifàL'Esecuzione dell'imperatore Massimiliano di Manet (versione di Boston).

Edouard Manet-L'enfant à l'épée
Edouard Manet
L'enfant à l'épée, 1861
New York, Metropolitan Museum of Art, don de Erwin Davis, 1889
© Metropolitan Museum of Art, New York

Le opere prestate dal Metropolitan Museum of Art che, assieme al museo d'Orsay, ha organizzato questa mostra, sono di particolare importanza per l'arte spagnola e per Manet. Tali prestiti permettono di seguire l'artista attraverso le varie edizioni dei Salon che hanno preceduto il viaggio dell'artista in Spagna, con il Guitarero del Salon del 1861, i due quadri che circondavano La Colazione sull'erba al Salon des refusés del 1863 – Mlle Victorine in costume d'Espada e Giovane uomo in costume di majo -, il Cristo con angeli del Salon del 1864, così comeIl Bambino con la Spada del 1861, a proposito del quale Zola giustamente scriveva: "Alcuni sostengono che Edouard Manet abbia una certa affinità con i maestri spagnoli e questo, non è mai apparso così evidente come inIl Bambino con la Spada".

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez-Le Bouffon Pablo de Valladolid
Diego Rodríguez de Silva y Velázquez
Le Bouffon Pablo de Valladolid, vers 1636-1637
Madrid, musée du Prado
© Musée du Prado, Madrid

Il museo del Prado, da parte sua, presta quattro Velázquez tra cui Il Buffone Pablo de Valladolid , che ispira a Manet, dopo il suo ritorno da Madrid, L'Attore tragico (National Gallery of Art, Washington) e Il Piffero (museo d'Orsay), Menippo che ritroviamo nei suoi due Filosofi (Art Institute, Chicago), il Nain el Primo con un libro aperto che ricorda Emile Zola (museo d'Orsay) in cui Manet si è premurato di sistemare un'incisione di Goya, tratta daiBevitori di Velázquez (museo del Prado).
L'Artista (museo di Sao Paulo), rifiutato al Salon del 1876,rappresenta un ultimo richiamo ai ritratti di Filippo IV in abiti da cacciatore di Velázquez. Manet, se in questo ritratto di un amico – il bohémien Marcellin Desboutin -, raggiunge una maestria mai vista prima nella tecnica della pennellata a getto, rinunciando ai grigi presenti nell'Attore tragico per far vibrare e squillare le tonalità ocra e brune con il nero, - rimane comunque fedele al realismo spagnolo capace di conferire dignità alla miseria.