Exposition au musée

Pierre Bonnard. Peindre l'Arcadie

Dal 17 Marzo al 19 Luglio 2015
Pierre Bonnard
Nu dans un intérieur, 1912-1914
Washington, National Gallery of Art
Collection de M. et Mrs Paul Mellon, 2006.128.8
© Courtesy National Gallery of Art, Washington / Studio A

Un [italiquenoir]Nabi molto giapponese[/italiquenoir]

Un Nabi molto giapponese

Pierre Bonnard-La cueillette des pommes
Pierre Bonnard
La cueillette des pommes, vers 1899
Kanagawa, Pola Museum of Art
© Pola Museum of Art

Pierre Bonnard (1867-1947) fa parte di una generazione di artisti che succedettero a loro insaputa all'impressionismo. Il suo modello pittorico è Gauguin e la sua passione sono le stampe giapponesi, scoperte durante una mostra organizzata all'École des Beaux-Arts di Parigi nella primavera 1890.
È in questo decennio che Bonnard va sviluppando uno stile essenzialmente decorativo in cui i motivi si incastrano l'uno nell'altro e si inseriscono in un complesso reticolo di linee arabescate e di macchie di colori vivaci. La prospettiva senza profondità fa precipitare le forme in superficie riportando i piani sullo stesso livello. Questa visione sintetica, così come il formato verticale dei suoi pannelli decorativi che ricordano dei kakemono, gli valgono l'appellativo di "Nabi molto giapponese" (Félix Fénéon).
Insieme ai suoi amici dell'Accademia Julian – Maurice Denis, Edouard Vuillard, Paul Sérusier, Paul Ranson, Gabriel Ibels – Bonnard forma il gruppo dei Nabis, un'avanguardia estetica tendente al simbolismo. I suoi soggetti preferiti provengono dalla vita privata e dal mondo contemporaneo. L'eleganza, la vitalità, la grazia, la delicatezza e l'umorismo che caratterizzano i suoi dipinti si esprimono con altrettanta intensità sia nei formati minori che nelle composizioni di grandi dimensioni come i quattro pannelli sul tema della raccolta delle mele, riuniti per la prima volta in occasione di questa mostra.

Far scaturire l’imprevisto

Far scaturire l’imprevisto

Pierre Bonnard-Intimité
Pierre Bonnard
Intimité, en 1891
Musée d'Orsay
Acquis avec le concours de Philippe Meyer par l'intermédiaire de la Foundation for French Museums, 1992
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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La fantasia di Bonnard e il desiderio di sfuggire a qualsiasi sistema introducono una componente di stranezza nella sua pittura, dove la presenza di elementi inattesi e di apparizioni furtive rende il soggetto ancora più misterioso. Così, nel quadro intitolato Intimità, la pipa posta in primo piano risulta quasi invisibile con le sue volute di fumo che si perdono nel motivo della carta da parati. La stranezza nasce dall'interferenza dei riferimenti spaziali, come nella visione vertiginosa delle Ballerine sulla scena dell'Opera osservate dall'alto.

Pierre Bonnard-Danseuses, dit aussi Le Ballet
Pierre Bonnard
Danseuses, dit aussi Le Ballet, vers 1896
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Bonnard trascrive in modo radicale lo spettacolo della vita contemporanea nella sua pittura. Egli si diletta ad osservare l'andatura meccanica dei passanti che scorrono come su un nastro trasportatore lungo il lago del Bois de Boulogne con, sullo sfondo, file di alberi piantati con una cadenza ritmica, mentre due cagnolini giocherellano in primo piano. Il gusto dell'improvvisazione scaturisce da questo contrasto mentre crea un sicuro effetto comico.

Pierre Bonnard-L'indolente ou Femme assoupie sur un lit
Pierre Bonnard
L'indolente ou Femme assoupie sur un lit, en 1899
Musée d'Orsay
Affecté au Musée d'Orsay, 1977
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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La propensione dell'artista a mettere in scena i suoi soggetti favorisce l'espressione dell'inconscio e dei desideri reconditi che affiorano attraverso forme confuse. Le sue fantasie prendono corpo nell'intrico fantomatico de L'indolente, con la sagoma di un personaggio inquietante seduto in primo piano e quella di un animale immaginario disegnato tra le pieghe del lenzuolo.
È un Bonnard segreto e complesso quello che emerge da questi elementi sfalsati. Vicino ad Alfred Jarry, l'artista conservò per tutta la vita una distanza critica e una sottile ironia nei confronti del patafisico.

Interni

Interni

Pierre Bonnard-La soirée sous la lampe
Pierre Bonnard
La soirée sous la lampe, en 1921
Musée d'Orsay
Donation Philippe Meyer, 2000
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Michèle Bellot
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Nemico delle teorie e dei soggetti ampollosi, Bonnard comincia ad interessarsi al tema della vita privata nei primi anni del 1890, probabilmente sotto l'influenza di Vuillard. Gli interni da lui rappresentati, con o senza personaggi, non descrivono fatti eccezionali ma rimandano a condizioni psicologiche o sentimentali come la tenerezza materna, la solitudine, l'incomunicabilità tra gli esseri, l'erotismo.
La luce artificiale e le inquadrature accentuano il senso di isolamento dei personaggi. Interpretati il più delle volte da persone a lui vicine – sua madre, i suoi nipoti, la sua compagna – i protagonisti di questi processi a porte chiuse ricordano le enigmatiche creature ai confini delle tenebre del teatro simbolista di Maeterlinck di cui Bonnard era un frequentatore abituale.

Pierre Bonnard-L'homme et la femme
Pierre Bonnard
L'homme et la femme, 1900
Paris, musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

Bonnard inventa dei dispositivi sofisticati per tradurre la vertigine del pensiero e dei sensi, come il paravento per separare gli amanti – Marthe e se stesso – in L'uomo e la donna.
Il suo punto di vista nello spazio è spesso mobile, ora dall'alto, ora dal basso, come a voler cogliere meglio il modello. Il gioco di specchi nella straordinaria composizione intitolata Il camino rimanda all'enigma dello sguardo. Chi guarda chi? La modella guarda il proprio riflesso nello specchio e il riflesso del proprio riflesso in uno specchio posto dietro di lei. Lo spettatore contempla sia la modella che il riflesso, mentre si interroga sul quadro situato sullo sfondo. La forma fluida e allungata del grande nudo di Maurice Denis – oggi andato perduto – si oppone al busto scultoreo di Lucienne Dupuy de Frenelle di cui Bonnard era innamorato.

Histoire d'eau [Storie d'acqua]

Histoire d'eau [Storie d'acqua]

Pierre Bonnard-Nu dans la baignoire
Pierre Bonnard
Nu dans la baignoire, 1925
Londres, Tate Gallery
Bequeathed by Simon Sainsbury 2006, accessioned 2008
Copyright © Tate, / Tate Images © Tate, Londres, dist. RMN-Grand Palais / Tate Photography / Bonnard, Pierre

Numerosi quadri di Bonnard invitano a penetrare nello spazio della stanza da bagno per sorprendere la donna alla toilette in un momento di abbandono e di spontaneità, che è tuttavia anche un momento di complicità tra il pittore e la modella. Ciascun elemento della rappresentazione contribuisce all'erotizzazione di questi rituali tramite inquadrature che in parte svelano il corpo nudo, in parte lo nascondono per accendere ancor più il desiderio. La carta da parati dai colori caldi, le piastrelle, i tappeti, gli accessori, gli specchi, le tende che smorzano la luce, tutto ciò avvolge la donna di un'aura vibrante.
A posare nella maggior parte di questi nudi è Marthe, compagna dell'artista, ma anche altre modelle la cui identità è poco rilevante, essendo tutte l'incarnazione di un medesimo ideale femminile nella pittura di Bonnard: corpo minuto, pelle color madreperla, seno alto, volto invisibile.
Nell'agosto 1925, l'artista sposa Marthe e, qualche settimana più tardi, la sua amante, Renée Monchaty, si suicida. Egli intraprende allora una serie di nudi all'interno di una vasca da bagno, in cui è mostrato un corpo passivo e orizzontale visto dall'alto attraverso la trasparenza dell'acqua. Lo spazio è trasfigurato dalle vibrazioni di colori e luce. I piani e i materiali diventano tutt'uno. Tanta magnificenza racchiusa entro le pareti di una semplice stanza da bagno trasformata in palazzo da Mille e una notte attenua solo in parte l'ambiguità che emanano queste scene.

Clic clac Kodak

Clic clac Kodak

Pierre Bonnard-Pierre Bonnard fumant la pipe dans le jardin du Grand-Lemps
Pierre Bonnard
Pierre Bonnard fumant la pipe dans le jardin du Grand-Lemps, vers 1906
Musée d'Orsay
Donation de l'indivision Terrasse 1987
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Alexis Brandt
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Bonnard inizia a praticare la fotografia nei primi anni del 1890, in seguito all'acquisto di una macchina Kodak Pocket di facile utilizzo. Le sue prime fotografie registrano momenti comuni della sua vita privata col solo intento di costituire un album di ricordi.
Su questi scatti si riconoscono la sorella dell'artista, Andrée, il cognato, il musicista Claude Terrasse – un tipo molto alto con una folta chioma riccioluta – e i cinque adorati nipoti. Le vacanze estive nella tenuta di famiglia del Grand-Lemps nel Dauphiné offrono parecchie occasioni per fissare sulla pellicola scene di bagni, giochi e passeggiate.

Pierre Bonnard -Modèle retirant sa blouse dans l'atelier parisien de Bonnard
Pierre Bonnard
Modèle retirant sa blouse dans l'atelier parisien de Bonnard, vers 1916
Musée d'Orsay
1985, acquis par les Musées nationaux (comité du 13/12/1985)
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Queste istantanee cariche di sentimentalismo rappresentano comunque dei documenti utili per i suoi dipinti in quanto gli offrono dei modelli immortalati in pose dal vero o studiate. Bonnard fotografa Marthe nuda sia all'interno che all'esterno, sotto il fogliame del loro giardino di Montval. Realizzati in due sedute, questi scatti sono diventati famosi. Meno note invece le fotografie scattate da Marthe a Bonnard nudo nella stessa ambientazione, all'epoca in cui questi illustra Dafni e Cloe, pastorale greca di Longus, con l'idea di un'Arcadia trapiantata nei dintorni di Parigi.
Quanto alle istantanee dei viaggi a Venezia e in Spagna, queste hanno come protagonisti i compagni dell'artista – Vuillard e i fratelli Bibesco – e non gli incredibili luoghi visitati assieme. La fotografia resta dunque per Bonnard una pratica legata essenzialmente al piano affettivo.

Ritratti scelti

Ritratti scelti

Pierre Bonnard-L'après-midi bourgeoise ou La famille Terrasse
Pierre Bonnard
L'après-midi bourgeoise ou La famille Terrasse, en 1900
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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È un Bonnard inaspettato quello che rivelano i ritratti dei suoi cari e di se stesso. In questi dipinti si mescolano osservazione e soggettività, somiglianza e deformazione, banalità e abbellimento.
I più intensi sono gli autoritratti, che l’artista serba per sé. A tre quarti o di faccia, Bonnard si rappresenta in controluce col volto teso, i pugni chiusi, lo sguardo triste o preoccupato. Una luce dorata avvolge la sua figura di pugile o di saggio orientale.
Spesso in posizione marginale, egli preferisce osservare il mondo circostante. I ritratti della sorella Andrée, del cognato, il musicista Claude Terrasse – con il quale condivide le avventure di Ubu re di Alfred Jarry – e dei nipoti testimoniano la sua capacità di cogliere la somiglianza tra gli individui e la vitalità della loro piccola comunità.

Pierre Bonnard-Les frères Bernheim-Jeune (Josse Bernheim-Jeune et Gaston Bernheim de Villers)
Pierre Bonnard
Les frères Bernheim-Jeune [Josse Bernheim-Jeune et Gaston Bernheim de Villers], en 1920
Musée d'Orsay
Don de M. et Mme Gaston Bernheim de Villers, 1951
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Aggraziate o ridicole, affettate o fragili, le personalità ritratte da Bonnard sono colte talvolta in situazioni critiche come Misia e Thadée Natanson al tempo del loro divorzio. La stessa tensione si ritrova nell'acceso faccia a faccia tra la bionda Renée Monchaty, ex amante di Bonnard, e Marthe, il cui profilo svanisce nell'ombra (Giovani donne in giardino). I ritratti dei suoi amici nonché mercanti Josse e Gaston Bernheim non sfuggono a questa sensazione di disagio.

Il giardino selvaggio: Bonnard in Normandia

Il giardino selvaggio: Bonnard in Normandia

Dopo diversi soggiorni in Normandia, nell'agosto 1912 Bonnard acquista una piccola casa su palafitte situata sulle rive della Senna a Vernonnet. Questo rifugio tra cielo e acqua, da lui battezzato "La mia roulotte", stimola la sua ispirazione grazie a un panorama che si estende a perdita d'occhio. La luce carica di sottili particelle di vapore acqueo crea una visione sfocata della vegetazione e dei diversi piani prospettici fino all'orizzonte.
Bonnard inquadra i suoi paesaggi dal balcone frontale della sua casa o atelier a strapiombo sul "giardino selvaggio" che corre giù ripido fino al fiume. Da questa angolazione, tutti i colori della vegetazione si fondono come in un arazzo colorato, mentre i personaggi in primo piano sembrano fluttuare in uno spazio-tempo irreale, come la figura ieratica di Marthe in versione Pomona, con un frutto in mano, nel dipinto intitolato La terrazza a Vernonnet.
Dalla sua "roulotte", Bonnard fa spesso visita a Monet, stabilitosi a Giverny, vicinissimo a Vernon. Sebbene il suo giardino non assomigli a quello del maestro impressionista, costruito come un'opera d'arte, gli scambi tra i due artisti incoraggiano Bonnard a svincolarsi dal naturalismo e a sviluppare un'interpretazione lirica della natura.

Pierre Bonnard-Décor à Vernon, dit aussi La terrasse à Vernon
Pierre Bonnard
Décor à Vernon, dit aussi La terrasse à Vernon, 1920-1939
New York, The Metropolitan Museum of Art
Don de Florence J. Gould, 1968
© Image copyright © The Metropolitan Museum of Art / Art Resource © The Metropolitan Museum of Art, Dist. RMN-Grand Palais / image of the MMA / à© Image copyright à© The Metrop

Ultravioletto

Ultravioletto

Pierre Bonnard-Vue du port de Saint-Tropez
Pierre Bonnard
Vue du port de Saint-Tropez, 1911
New York, The Metropolitan Museum of Art
Legs Scofield Thayer 1982
© The Metropolitan Museum of Art, Dist. RMN-Grand Palais / image of the MMA

Tra giugno e luglio del 1909, Bonnard effettua il suo primo soggiorno prolungato a Saint-Tropez, dove è ospite del pittore Henri Manguin, amico di Signac, Cross e Matisse. È allora che prova, come scriverà alla madre, un "colpo da Mille e una notte. Il mare, i muri gialli, i riflessi altrettanto colorati delle luci..." lo affascinano.
Con la sua atmosfera edonistica che ricorda l'antico mito dell'Arcadia, la Costa Azzurra è un vero paradiso per i pittori. Bonnard ci tornerà quasi ogni anno, affittando diverse ville a Grasse, Saint-Tropez, Cannes e Le Cannet, finché non acquisterà, nel 1926, una piccola casa che chiamerà "Il boschetto", situata sulle alture di Le Cannet e dotata di una vista panoramica sulla baia.

Pierre Bonnard-L'enlèvement d'Europe
Pierre Bonnard
L'enlèvement d'Europe, 1919
Toledo, Toledo Museum of Art
Acquis grâce aux fonds de Libbey Endowment, don d'Edward Drummond Libbey, 1930
Photo by Richard Goodbody, Inc. For the Toledo Museum of Art © Photo Richard Goodbody, Inc. for the Toledo Museum of Art / Richard P. Goodbody Inc.

L'inquadratura ampia dei suoi paesaggi trasforma la prospettiva scompaginando i diversi piani come a voler riprodurre tutti gli angoli della visuale su un'unica superficie. Queste "avventure del nervo ottico", che Bonnard ritrascrive sulla tela, conferiscono l'impressione di una surrealtà in cui il tempo pare arrestarsi. Non c'è da stupirsi, dunque, nel vedervi dimenarsi dee, ninfe e fauni.
Le composizioni dipinte da Bonnard nel Sud della Francia contengono tutte le tonalità del giallo, tonalità che invadono interni, muri, soprammobili e cesti di frutta, e la cui vibrazione tocca l'apice con la fioritura della mimosa dietro la baia dell'atelier. L'effervescenza di questo colore solare si oppone alla presenza irradiante di un blu intenso tendente all'ultravioletto.

[italiquenoir]Et in Arcadia ego[/italiquenoir]

Et in Arcadia ego

Pierre Bonnard-La symphonie pastorale
Pierre Bonnard
La symphonie pastorale, entre 1916 et 1920
Musée d'Orsay
Don, 2009
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Sin da giovane, Bonnard si definisce un pittore decoratore allorché realizza dei pannelli di grandi dimensioni concepiti come delle composizioni murali. Con la maturità, le commissioni si fanno sempre più numerose. Tra il 1906 e il 1910, dipinge per la sua amica Misia delle tele monumentali destinate a ornare le pareti della sua sala da pranzo. Questi pannelli, liberi da imposizioni, raffigurano scene paradisiache in cui personaggi contemporanei si mescolano a creature antiche e immaginarie sullo sfondo di paesaggi idealizzati.
Simili scenari, concepiti in armonia con l'architettura del luogo e la personalità del committente, sono dipinti in uno stile innovativo in cui Bonnard afferma l'unità del soggetto nella discontinuità spaziale, come nel trittico Il Mediterraneo, commissionato dal collezionista russo Ivan Morozov. L'artista immagina anche un gruppo di pannelli eterogenei e anacronistici per i mercanti Josse e Gaston Bernheim.

Pierre Bonnard-Vue du Cannet
Pierre Bonnard
Vue du Cannet, 1927
Collection Musée d'Orsay - Musée Bonnard, Le Cannet
Don de la Fondation Meyer, 2008
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Un unico tema collega i grandi scenari di Bonnard, di cui l'ultima sala di questa mostra presenta alcune delle più belle realizzazioni. Essi trasmettono tutti l'immagine di una felicità pacata e armoniosa dell'uomo in mezzo alla natura. D'altra parte, neanche i soggetti urbani, come quelli dei pannelli di George Besson (Le café Le Petit Poucet, La place Clichy) sfuggono a questa visione ottimistica del mondo. L'Arcadia monumentale di Bonnard esalta una gioia di vivere filosofica, sfumata qua e là da un'angoscia esistenziale. Et in Arcadia ego, constatano i pastori di Virgilio in un quadro di Poussin: la morte esiste anche in Arcadia.