Exposition au musée

Sade. Attaccare il sole

Dal 14 Ottobre 2014 al 25 Gennaio 2015
Franz von Stuck
Judith et Holopherne, 1927
Collection particulière
© Droits réservés / DR
Charles Amédée Philippe van Loo-Portrait en buste du jeune marquis de Sade
Charles Amédée Philippe van Loo
Portrait en buste du jeune marquis de Sade, 1760-1762
Collection particulière
©Photo Thomas Hennocque © Thomas Hennocque / Thomas Hennocque

"Quest'uomo che parve non contare niente per tutto il XIX secolo, potrebbe benissimo dominare il XX", scriveva nel 1909 Guillaume Apollinaire nella sua Introduzione all'opera del marchese de Sade. E non aveva torto, tanto più che dall'opera sadiana è scaturita buona parte della sensibilità ottocentesca, nonostante i suoi personaggi e le sue idee fossero considerati maledetti.
Se il loro impatto sulla letteratura è fuori discussione – da Baudelaire a Huysmans, da Flaubert a Swinburne... – prima ancora che Apollinaire ne riconosca l'importanza fondamentale, la forza del pensiero sadiano consiste anche nell'aver scovato, svelato, se non addirittura accentuato quel che allora agitava in profondità l'espressione plastica, sia per quanto riguarda l'iscrizione del desiderio che il suo potere metamorfico.
Suggerire questa rivoluzione sensibile è precisamente l'intento della presente mostra, ossia suggerire come il XIX secolo sia stato il conduttore tormentato di un pensiero che, mentre porta a scoprire l'immaginario del corpo, fa sì che il desiderio si affermi a poco a poco come grande inventore di forme. Rivoluzione sensibile la cui caratteristica sarà quella di prendere in considerazione le più svariate vie percorse dal desiderio, attraverso epoche e registri differenti.
A forza di sondare questa diversità, capiremo in che misura Sade, dal più profondo della sua rivolta, dicendo ciò che non si vuol vedere, abbia incitato a mostrare ciò che non si può dire. Così, come una nuova sfida, egli ci pone innanzi alla questione dell'irrappresentabile, collegandola alla libertà di "dire tutto" in quanto libertà di ogni individuo.

Umano, troppo umano, inumano

Umano, troppo umano, inumano

Edgar Degas-Scène de guerre au Moyen Age
Pierre Puvis de Chavannes
Homme nu portant un adolescent nu, vers 1879
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Dichiarando: "La crudeltà non è altro che l'energia dell'uomo che la civiltà non ha ancora corrotto", Sade constata ciò di cui la storia dell'arte si fa da sempre portavoce. Questa violenza sarà anzi un costante oggetto di attrazione. Ma Sade è il primo a mostrare che ogni pretesto è buono per rappresentarla e al tempo stesso giustificarla.
Il che significa che un crimine resta un crimine ed è quindi in grado di mettere in discussione le basi spirituali, morali, politiche dell'edificio sociale così come del suo ordine estetico, il cui scopo è contenere e mascherare la violenza nuda in atto nei nostri comportamenti più vantati.
Al marchese questo non sarà mai perdonato. Goya, Géricault o Delacroix gli daranno tuttavia ragione, nella misura in cui il suo proposito incontra e rafforza un processo di laicizzazione del male che agisce in pittura insieme al progresso della miscredenza. Il limite tra umano e inumano si offusca. La rappresentazione comincia a essere stravolta.
Peggio ancora, facendo luce sul nesso esistente tra omicidio e coraggio, martirologia e cannibalismo, animalità e abbraccio..., Sade sottolinea il piacere che se ne ricava svelandone al tempo stesso l'origine sessuale: "La ferocia è sempre o il complemento o il mezzo della lussuria". Al punto da annunciare se non accelerare la riattualizzazione e la radicalizzazione del tema del rapimento, che il Novecento libererà dalla sua cornice mitologica, per affermare una violenza sessuale di cui, per esempio, Füssli, Degas, Cézanne o Picasso illustreranno la dimensione criminale.

Vedere nella notte

Vedere nella notte

Eugène Delacroix-Médée furieuse
Eugène Delacroix
Médée furieuse, 1838
Lille, Palais des Beaux-Arts
© Photo RMN - Stéphane Marechalle © RMN-Grand Palais / Stéphane Maréchalle

"Oh! Che enigma l'uomo!, disse il duca.
— Sì, amico mio [...]. Ecco ciò che fece dire a un uomo molto arguto che sarebbe stato meglio fotterlo anziché comprenderlo".
Questa battuta del marchese fa eco al suo continuo interrogarsi su quel che c'è in fondo all'uomo, fino a fargli affrontare l'innominabile in Salò o le centoventi giornate di Sodoma. Se una simile discesa è irrappresentabile, è tuttavia possibile accostarla al curioso interesse per le rappresentazioni anatomiche che si manifesta all'epoca, dalle prime incisioni a colore (1746) di Gautier d'Agoty ai lavori preparatori di Honoré Fragonard composti a partire dal 1770.
È durante il suo viaggio in Italia (1775-1776) che Sade scopre le cere della Specola di Firenze, in particolare la più antica realizzata da Zummo, detta anche "teatro della morte", in cui sono rappresentate le devastazioni della peste che il marchese rievocherà vent'anni dopo nella Storia di Juliette.
Sade è palesemente affascinato sia dalla forza illusoria della cera come materiale camaleontico per eccellenza, sia dal carattere smontabile della maggior parte di quei manichini che, mostrando al tempo stesso il dentro e il fuori, fanno vedere ciò che sarebbe invisibile altrimenti, salvo scivolare nella criminalità. E se sembra preferire queste cere a tutti i capolavori italiani, è perché lo turbano. "Amo le arti, mi scaldano la testa", dirà Juliette.
Consapevole, ben prima del romanticismo, di appartenere a un universo in costante divenire, Sade non avrà altro criterio estetico eccetto questa vibrazione che aggiunge all'instabilità del mondo, ricreandola a seconda del desiderio.

Tra piacere e dolore l'iscrizione del desiderio

Tra piacere e dolore l'iscrizione del desiderio

Jean Auguste Dominique Ingre-Angélique
Jean Auguste Dominique Ingre
Angélique, vers 1819
Paris, musée du Louvre, département des peintures
Legs Paul Cosson, 1926
© Photo RMN - Stéphane Maréchalle © RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / Stéphane Maré challe

Dopo Sade, con Sade e contro Sade, il XIX secolo affermerà da quale notte emerge il desiderio per sprofondarvi ulteriormente. Certamente, così come Sade non ha inventato il sadismo, il XIX secolo non ha scoperto la violenza amorosa, ma ne farà una delle sue preoccupazioni maggiori nel corso di una drammatizzazione erotica in cui il desiderio tende a diventare il soggetto della rappresentazione tanto in pittura quanto in letteratura.
Se con la storia di Roger e Angelica, il personaggio della giovane prigioniera finirà per imporsi, grazie a Ingres, come figura disperata, la sua nudità diviene l'emblematica pagina di carne su cui il desiderio s'imprime ancora più in profondità.
Dopo circa cinquant'anni di diffusione clandestina delle idee di Sade, appaiono opere come I fiori del male (1857), Le diaboliche (1874), e Il giardino dei supplizi (1899). I titoli svelano di per sé una presa di coscienza del nesso tra piacere e dolore, portando avanti ciò che avevano cercato Ingres o Delacroix nella loro rilettura di Ariosto, Dante o Shakespeare...
Man mano che il pensiero del marchese impregna il secolo, la ferocia risulta sempre più equamente ripartita tra i due sessi. Alla fantasia della donna col capo mozzo, spietatamente esplorata da Kubin, risponde un ritorno di massa delle Judith decapitatrici. Mentre Rodin, illustrando Il giardino dei supplizi elegge il sangue a colore dell'amore, da Ingres a Masson a Gustave Moreau, si va affermando la certezza di Sade che "non c'è uomo che non voglia essere despota quando ha un'erezione".

Un ribaltamento di prospettiva senza precedenti

Un ribaltamento di prospettiva senza precedenti

Hans Bellmer-La Poupée
Hans Bellmer
La Poupée, 1935
New York, Ubu Gallery & Berlin, Galerie Berinson
© ADAGP, Paris © Ubu Gallery, New York & Galerie Berinson, Berlin. Photo Joelle Jensen

Affermando il suo "modo di pensare" a partire da ciò che lo distingue dagli altri uomini, Sade capovolge l'orizzonte. Al contrario dei filosofi illuministi, la cui riflessione riguarda innanzitutto ciò che può unire gli uomini, egli inventa un "mondo alla rovescia", determinato dalla sola legge di un desiderio che non fa che comporre e scomporre i corpi, trascinandoli nel turbine del loro divenire erotico.
Cosa che, paradossalmente, sarà e continuerà a essere a lungo illustrata nel segreto dell'atelier da un schiera di pittori – da Dürer a Marcel Duchamp, da Ingres a Degas – particolarmente attenti nel cogliere nelle posizioni dell'amore l'immagine di un corpo in costante trasformazione. Al punto che ciò che è stato scambiato per studi di nudo rimanda spesso a questo lavoro sul desiderio, di cui a volte si ritroverà persino la mostruosa realizzazione nella messinscena plastica di certi crimini sessuali.
Sin dai suoi esordi, la fotografia contribuirà a fissare delle istantanee della vertigine legata a questo ribaltamento di prospettiva.
Nel frattempo, come riflesso lontano di quello che era il proposito radicale di Sade, il risorgere della figura di Salomè esprime il sogno crescente di fine Novecento di un’erotizzazione del mondo e delle sue rappresentazioni.
Sulla scia di Apollinaire, l'"inventore" di Sade, sarà Picasso il grande propulsore di questo sogno.

A ognuno le sue manie

A ognuno le sue manie

Marguerite Burnat-Provins-La Luxure
Marguerite Burnat-Provins
La Luxure, 1930
Lausanne, collection de l'Art brut
© Droits réservés © Sarah Baehler, Atelier de numérisation ?R Ville de Lausanne. Collection de l'Art Brut, Lausanne"

In realtà, questa totale erotizzazione del mondo è sempre stata tipica di fanatici, maniaci, pervertiti.... ossia di ogni essere umano, a seconda delle circostanze. A forza di affermarsi contro il suo opposto, essa è come una sorta di profanazione. Profanazione che sarà sempre quella dell'Uno contro la pluralità e che in Sade può spingersi fino all'intollerabile bassezza delle Centoventi giornate di Sodoma (1785) o, al contrario, confondersi con la gaiezza insolente de La filosofia nel boudoir (1795). Nei dieci anni che intercorrono tra queste due opere, Sade, passando dalla solitudine assoluta di undici anni di reclusione al tumulto del periodo rivoluzionario, esplorerà tutto lo spettro dell'arbitrarietà amorosa. Non senza svelare, anticipatamente, l'altra faccia del sesso che condivideranno, del tutto inaspettatamente, i due concetti divergenti scaturiti dall'immaginario singolare del XIX secolo, ossia l'utopia e il dandismo, a cui si aggiungerà quello, irriducibile, che Max Stirner svilupperà ne L'Unico e la sua proprietà.

Rigorosamente ateo

Rigorosamente ateo

Paul Cézanne-La Tentation de Saint Antoine
Paul Cézanne
La tentation de saint Antoine, vers 1877
Musée d'Orsay
Collection Eugène Murer
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
Vedi il bando dell'opera

"L'idea di Dio è il solo torto che non posso perdonare all'uomo". Oltre a proclamarla per tutta la vita, Sade, a differenza dei suoi contemporanei, trarrà da questa affermazione ogni conseguenza possibile." Egli non si cura che ciò stravolga i pregiudizi, i luoghi comuni, le convenzioni sociali, le leggi morali.
Non solo scrive, ogni volta che può, che Dio non esiste, ma pensa e agisce costantemente, si mette alla prova e muore in conseguenza di questa affermazione" (Maurice Heine). Mentre, nel 1782, porta a compimento in prigione il Dialogo tra un prete e un moribondo, fuori, i progressi dell'irreligione come la liberalizzazione dei costumi fanno emergere, da una parte, una moltitudine di incisioni licenziose, dall'altra un'iconografia prerivoluzionaria in cui i confini tra licenza e libertà diventano sempre più labili.
Così, per tutto il XIX secolo si va affermando un anticlericalismo irruente tanto quanto quello di Sade, accompagnato da uno spensierato pansessualismo.
Tuttavia, scavando più a fondo, Sade cerca di smascherare – come Goya, che potrebbe benissimo illustrarlo – ciò che genera l'idea di Dio, dalla religiosità all'infinito bisogno di servitù che egli vede alla base di ogni forma di sottomissione, in primis, quella alle leggi che, a suo avviso, non servono che a reprimere le passioni. Ne deriva dunque una totale riconsiderazione dell'ordine sociale che annuncia, nella sua brutalità, quella di Daumier. Sade sarà anzi il più acerrimo nemico della pena di morte, prima di Victor Hugo: "Di tutte le leggi, la più terribile è senza dubbio quella che condanna a morte un uomo".

Il desiderio come principio di eccesso

Il desiderio come principio di eccesso

Eugène Delacroix-Mort de Sardanapale (esquisse)
Eugène Delacroix
Mort de Sardanapale (esquisse), 1826
Paris, musée du Louvre, département des peintures
Legs comtesse Paul de Salvandy, née Eugénie Rivet, 1925
© Photo RMN Jean-Gilles Berizzi © RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / Jean-Gilles Berizzi

"Tutto è buono quando è eccessivo", Sade l'ha detto e ribadito più volte. Sarebbe tuttavia un errore vedervi una pura esaltazione della pluralità che, nel XIX secolo, caratterizzerà parte dell'iconografia licenziosa nata sotto l'influenza della rivoluzione industriale e delle prodezze della riproduzione meccanica. A Sade non basterà il lato quantitativo dell'eccesso. Per lui, la pluralità è tanto un'ebbrezza quanto una trappola, se non permette di discernere la singolarità del desiderio: "Se non avessimo detto tutto, analizzato tutto, come avremmo potuto intuire ciò che ti conviene?", è precisato all'inizio delle Centoventi giornate di Sodoma. È solo acuendo questa singolarità che si raggiunge una sovranità da riconquistare sempre sullo sfondo del nulla: "Le mie passioni concentrate su un unico individuo sono come i raggi del sole condensati da una lente infuocata: bruciano immediatamente l'oggetto che si trovi sotto il punto focale", spiega un amico di Juliette.
È interessante osservare che con La morte di Sardanapalo (1827) e il suo gigantesco letto alla deriva sul rogo delle passioni, Delacroix sembra suggerire ciò che crea e distrugge al tempo stesso l'universo sadiano. Ed è in altrettanti mille modi che il XIX secolo girerà attorno a questo fuoco ardente. Inizialmente per corroborare, secondo Sade, ciò che unisce il desiderio e l'immaginazione in una dinamica di eccessi reciproci; ma anche per annunciare la lotta tra lirica e meccanica, nella quale la macchina, tenuta a controllare la vertigine passionale, genererà essa stessa la propria vertigine, dalla ruota diIssione alle Macchine celibi, infiammandosi per L'Eva futura. La modernità nasce da questo conflitto contro se stessa che innerverà il surrealismo e spingerà il desiderio a reinventare esseri e cose.

La prima coscienza fisica dell'infinito

La prima coscienza fisica dell'infinito

Pierre-Jacques Volaire-Eruption du Vésuve
Pierre-Jacques Volaire
Eruption du Vésuve, 1785
Toulon, musée d'Art
© Photo RMN - Jean-Pierre Lagiewski © RMN-Grand Palais / Jean-Pierre Lagiewski

"Un giorno, contemplando l'Etna che vomitava fiamme dal di dentro, desiderai essere quel celebre vulcano". A parlare è naturalmente un personaggio sadiano. Ma il fatto che a più riprese, dalle segrete della Bastiglia, Sade abbia richiamato l’immagine del vulcano mostra il potere emblematico attribuito a questo elemento naturale.
Ciò consiste innanzitutto nel riconoscergli una forza comparabile a quella della sua immaginazione che, con Le centoventi giornate di Sodoma, fa implodere la prigione per trasformarla in una fortezza del desiderio. Ossia in un nuovo luogo mentale, in cui l'infinito non è più cercato in cielo ma nei meandri dell'essere, attraverso cui Sade accede agli spazi immaginari, come quelli di Monsù Desiderio o di Piranesi, dove da tempo il desiderio ha reinventato il mondo, non senza disturbare la storia della pittura, quand'anche in maniera marginale.
È quindi la realtà tutta a essere ipotecata. Difatti, prendendo come unica misura del desiderio la dismisura dell'universo, Sade dà una connotazione fisica alla sua convinzione che "tutta la felicità dell'uomo è nella sua immaginazione", quando questa prolunga e accentua un desiderio che non fa che avventurarsi tra ciò che siamo e ciò che non siamo.
Nel 1923, Robert Desnos osservava che Sade è stato il primo a "considerare l'amore e i suoi atti dal punto di vista dell'infinito". Donde il tormento dei grandi libertini sadiani, preoccupati di non riuscire a toccare il sublime di questa irrealtà del desiderio impossessandosi della realtà al punto da trasformare lo sguardo in veggenza. Ciò che Sade anticipa qui è destinato a perseguitare la modernità, tanto più che in pochi godranno della sua visione rigorosamente atea, in cui il desiderio d'infinito si confonde con l'infinito del desiderio.

Cronologia

Cronologia

1740
2 giugno nasce a Parigi.
Dai quattro ai dieci anni, infanzia nel Contado-Venassino.
1750
Collège Louis-le-Grand e precettore privato.
1757
Entra nei Carabinieri della contea di Provenza.
Guerra dei sette anni.
1763
Smobilitazione.
Matrimonio con Renée-Pélagie de Montreuil.
15 giorni di carcere per accusa di "comportamento oltraggioso in un bordello" aggravata "da "orribile empietà".
1765-1766
Relazioni pubbliche con attrici e ballerine
1768
7 mesi di carcere a Pierre-Encise per flagellazione e blasfemia, in seguito noto come il caso Rose Keller.
Condannato agli arresti domiciliari nel suo castello di La Coste. Feste e balli.
1772
Caso delle quattro ragazze di Marsiglia.
Sade e il suo domestico, accusati di avvelenamento e sodomia, sono condannati a morte in contumacia.
Fugge in Italia con la sorella più giovane della moglie.
Al ritorno, è arrestato a Chambéry e incarcerato nel forte di Miolans in Savoia.
1773
Evasione da Miolans.
1774
Si rifugia nel suo castello di La Coste.
1775
Caso delle cinque ragazze di Vienna e di Lione, che Sade è accusato di aver "rapito".
Nuova fuga in Italia.
1777
Ritorno a Parigi. Decesso della madre.
Arresto e incarcerazione a Vincennes.
1778
Cassazione della sentenza di Aix.
Fugge a Valence.
Viene nuovamente arrestato a La Coste e incarcerato a Vincennes.
1782
Porta a compimento il Dialogo tra un prete e un moribondo.
1784
Trasferimento al carcere della Bastiglia
1785
22 ottobre-28 novembre, trascrive in bella copia le Centoventi giornate di Sodoma.
1788
Stesura diEugénie de Franval e delle Sventure della virtù.
1789
Probabile trascrizione in bella copia di Aline e Valcour.
Trasferito a Charenton nella notte tra il 3 e il 4 luglio per aver incitato dalla finestra la popolazione del faubourg Saint-Antoine a liberare i prigionieri della Bastiglia.
Presa della Bastiglia, saccheggio degli oggetti e degli scritti del marchese, il quale resterà convinto che il manoscritto delle Centoventi giornate di Sodoma sia andato definitivamente perduto.
1790
Decreto dell'Assemblea costituente sulle lettres de cachet: Sade è liberato il 2 aprile.
Madame de Sade non vuole più vederlo.
Separazione pronunciata il 9 giugno.
1° luglio: Diventa "cittadino attivo" della futura Sezione delle Picche.
Inizio della relazione con Marie-Constance Quesnet, che gli rimarrà accanto fino alla fine.
1791
Pubblicazione (clandestina) di Justine ovvero le disavventure della virtù.
22 ottobre: prima rappresentazione del dramma Oxtiern.
1792
Membro della Sezione delle Picche.
Redige diversi opuscoli di carattere politico.
1793
Membro della giuria d'accusa, poi presidente della Sezione delle Picche.
8 dicembre: arrestato arbitrariamente e incarcerato a Madelonettes.
1794
Carcere di Carmes, di Saint-Lazare, e infine casa di cura di Picpus. Condannato a morte, è liberato dopo il Colpo di Stato di termidoro, il 15 ottobre.
1795
Pubblicazione (clandestina) de La filosofia nel boudoir e pubblicazione (ufficiale) di Aline e Valcour ovvero il romanzo filosofico.
1797
Pubblicazione di La nuova Justine, seguita da La storia di Juliette, (entrambe clandestine).
1799
Rappresentazione diOxtiern a Versailles, dove conduce una vita parca e recita nella sua stessa pièce.
1800
Pubblicazioni (ufficiali) diOxtiern e dei Crimini dell'amore.
1801
6 marzo: arresto presso l'editore Massé.
Sequestro di un'edizione di Justine e Juliette. Internato a Sainte-Pélagie in quanto autore dello scandaloso romanzo di Justine e di Juliette, “opera più immonda ancora", è in seguito trasferito a Bicêtre.
1803
La sua famiglia ottiene il trasferimento all'ospizio di Charenton. Da giugno 1803 a marzo 1804, redige le sue Note letterarie.
1805
Organizza degli spettacoli con i malati di mente.
Grande successo di pubblico, che accorre persino da Parigi.
1807
Stesura delle Giornate di Florbelle.
5 giugno, sequestro dei manoscritti nella sua camera.
1810
7 luglio: morte di Madame de Sade.
1811
Fine della sua attività teatrale in seguito all'intervento del medico primario di Charenton, Royer-Collard.
1812
Inizio della sua relazione con la giovane lavandaia Magdeleine Leclerc.
1813
Pubblicazione (ufficiale) de La marchesa di Ganges.
1814
2 dicembre: morte a Charenton.