Exposition au musée

Splendore e miseria. Immagini della prostituzione, 1850-1910

Dal 22 Settembre 2015 al 17 Gennaio 2016
Henri de Toulouse-Lautrec
Au Moulin Rouge, 1892-1895
The Art Institute of Chicago
Helen Birch Bartlett Memorial Collection, 1928.610
© The Art Institute of Chicago / DR

Immagini della prostituzione

Immagini della prostituzione

Henri de Toulouse-Lautrec-Portrait de Monsieur Delaporte au jardin de Paris
Henri de Toulouse-Lautrec
Portrait de Monsieur Delaporte au jardin de Paris, 1893
Copenhague, Ny Carlsberg Glyptotek
© Ny Carlsberg Glyptotek, Copenhagen

Pierreuses (da pierre, ossia “pietra”, in quanto queste ragazze frequentavano luoghi abbandonati come ex fortificazioni o edifici in costruzione) che a notte fonda lavorano clandestinamente su terreni abbandonati, filles en carte e insoumises (si distinguono allora le filles en carte, ossia schedate e iscritte nei registri della questura come prostitute, e le filles insoumises, letteralmente “non sottomesse”, le quali si oppongono alle normative vigenti e praticano la prostituzione clandestinamente) che adescano i clienti nei luoghi pubblici, verseuses (dal verbo verser, ossia “versare”, essendo queste ragazze addette a servire bevande, spesso alcoliche, ai clienti) impiegate nelle cosiddette brasseries à femmes (brasserie in cui si trovano donne dai facili costumi che praticano la prostituzione), inquiline delle case chiuse, cortigiane che ricevono i propri ammiratori in lussuose residenze private... Sono tanti i volti della prostituzione nell’Ottocento.
Questo carattere poliedrico e inafferrabile è sempre stato l’ossessione di romanzieri e poeti, drammaturghi e compositori, pittori e scultori. La maggior parte degli artisti dell’Ottocento e della prima metà del Novecento ha posato lo sguardo sullo splendore e la miseria della prostituzione, la quale diventava peraltro uno dei temi prediletti degli allora nascenti mezzi di comunicazione, come la fotografia e, in seguito, il cinematografo.
È soprattutto a Parigi, tra il Secondo Impero e la Belle Époque, che la prostituzione si afferma come soggetto in opere che si ricollegano a correnti assai diverse fra loro, quali accademismo, naturalismo, impressionismo, fauvismo o ancora espressionismo. La città è allora in piena trasformazione: nuova Babilonia per alcuni, Ville Lumière per altri, Parigi offre agli artisti una moltitudine di luoghi nuovi (salotti dell’alta società, logge di teatro, case di tolleranza, caffè, boulevard...) da cui osservare il balletto in codice dell’amore a pagamento. In queste rappresentazioni spesso controverse si mescola osservazione scrupolosa e immaginazione, indiscrezione e oggettività, approccio clinico e sfrenata immaginazione. Tuttavia, per quanto singolari essi siano, questi sguardi posati sull’universo della prostituzione appartengono solo ed esclusivamente ad artisti di sesso maschile. Così, dietro l’evocazione di gioie e di dolori, di folgoranti ascese e di vite miserabili, traspare anche il peso della condizione femminile nell’epoca moderna.

Ambiguità. Luoghi pubblici, ragazze “pubbliche”

Ambiguità. Luoghi pubblici, ragazze “pubbliche”

James Tissot-La demoiselle de magasin
James Tissot
La demoiselle de magasin, 1883-1885
Toronto, Collection Art Gallery of Ontario
Copyright Art Gallery of Ontario © Art Gallery of Ontario, Toronto, Canada

Nella seconda metà dell’Ottocento, donne perbene, prostitute occasionali, clandestine o ufficialmente registrate, si mescolano nello spazio pubblico fino a confondersi tra di loro. Nelle ore diurne, quando è proibita qualsiasi forma di adescamento esplicita, l’ambiguità ha la meglio. Da simile confusione scaturisce una certa difficoltà nel definire il concetto di prostituzione, nel determinarne l’inizio e la fine.
Negli ambienti popolari, le donne che svolgono piccoli lavori (operaie, modiste, fioraie, lavandaie...) percepiscono degli stipendi troppo miseri per poter vivere e nutrirsi decorosamente, a maggior ragione se hanno una famiglia da mantenere. Alcune, dunque, ricorrono saltuariamente alla prostituzione per avere delle entrate supplementari. Lo sguardo dei passanti che si voltano verso la Lavandaia di Dagnan-Bouveret sembra indagare la presenza di un segno di disponibilità sessuale nella giovane donna.

Giovanni Boldini-Traversant la rue
Giovanni Boldini
Traversant la rue, 1873-1875
Williamstown, Sterling and Francine Clark Art Institute
Copyright: www.bridgemanart.com © Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts, USA / Photo Michael Agee / Bridgeman Images

Le cosiddette filles publiques (“ragazze pubbliche”) si confondono invece nella folla, riconoscibili solo da determinati discorsi, gesti (sottoveste rialzata che lascia intravedere uno stivaletto), pose studiate o espressioni caratteristiche (sorriso discreto, sguardo furtivo o insistente), come mostrano le opere di Boldini o di Valtat. Queste identità mutevoli, sfuggenti, affascinano gli artisti, i quali restituiscono l’atmosfera equivoca della Parigi moderna in opere in cui i loro contemporanei percepiscono in modo più o meno esplicito tali allusioni all’universo della prostituzione.

Ambiguità. Parigi, capitale dei piaceri

Ambiguità. Parigi, capitale dei piaceri

Edouard Manet-La prune
Edouard Manet
La prune, 1878
Washington, National Gallery of Art
© Courtesy The National Gallery of Art, Washington

Sono tanti i luoghi di socializzazione, d’incontro e di divertimento che contribuiscono a forgiare l’immagine di una Parigi capitale dei piaceri. La città attira numerosi turisti per i quali sono pubblicate delle guide specializzate.
La prostituzione di strada si svolge per lo più attorno ai caffè, luoghi che una donna perbene non frequenta mai se non accompagnata. I dehors rappresentano un punto strategico per le adescatrici, essendo visibili sia dall’interno del locale che dalla strada. A fine pomeriggio, alla cosiddetta “ora dell’assenzio”, esse aspettano l’arrivo dei clienti sedute attorno a un bicchiere di alcol con una sigaretta fra le dita, come suggeriscono le opere di Manet, Degas e Van Gogh.

Vincent van Gogh-Agostina Segatori au Tambourin
Vincent van Gogh
Agostina Segatori au Tambourin, 1887
Amsterdam, Van Gogh Museum
© Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, con la liberalizzazione del commercio dello spaccio di bevande, il numero delle brasseries à femmes aumenta man mano che diminuisce quello delle case chiuse. Qui, le verseuses incitano i clienti a bere simulando dei rapporti di seduzione. Alcune di loro si danno alla prostituzione clandestina, all’esterno o all’interno del locale stesso.
I caffè-concerto e i cabaret, in costante aumento alla fine del secolo, sono altrettanti luoghi di prostituzione, rappresentati da artisti quali Toulouse-Lautrec o Forain. Sui loro palchi, donne dai talenti più svariati si esibiscono in un repertorio di canzoni e danze salaci. Alcuni locali, come il Moulin Rouge o le Folies Bergère attirano un pubblico composto per lo più da turisti stranieri venuti ad apprezzare tanto lo spettacolo in sala quanto la possibilità di incontri venali nei corridoi.

Ambiguità. “L’ora dei lampioni”

Ambiguità. “L’ora dei lampioni”

Louis Anquetin-Femme sur les Champs-Elysées la nuit
Louis Anquetin
Femme sur les Champs-Elysées la nuit, 1891
Amsterdam, Van Gogh Museum
© Van Gogh Museum, Amsterdam (purchased with the support from the BankGiro Lottery and the Rembrandt Association) / Maurice Tromp

“Ciò che più mi piace di Parigi sono i boulevard. [...] Quando i lampioni iniziano a riflettersi negli specchi e i coltelli a tintinnare sui tavoli di marmo, io me ne vado a passeggio, in pace, lasciandomi avvolgere dal fumo del mio sigaro e scrutando le donne che passano. È quella l’ora in cui si sparge la prostituzione, l’ora in cui brillano gli occhi!”. Queste righe scritte da Gustave Flaubert a Ernest Chevalier (25 giugno 1842) ritraggono lo spettacolo della prostituzione offerto da una Parigi trasformata dalla creazione dei boulevard e dal nuovo sistema di illuminazione pubblica.
L’adescamento, proibito durante il giorno, è autorizzato per le filles en carte al calar della notte, quando si accendono i lampioni. Questo momento coincide con l’ora in cui le operaie, alcune delle quali si prostituiscono saltuariamente, lasciano le botteghe. Se durante il giorno le donne venali coltivano sembianze equivoche, il loro atteggiamento muta di pari passo con il paesaggio urbano, dove l’illuminazione a gas sarà presto sostituita dall’elettricità.
Che si tratti di prostitute di basso livello o di cortigiane in vista, le “belle di notte” sanno valorizzare le proprie grazie sotto la luce artificiale, come mostrano le opere di Anquetin, Béraud o Steinlen. Esse scelgono volontariamente di sostare nei pressi di una fonte luminosa per usufruire della “luminosità magica dei lampioni” o dei fasci di “luce cruda” che fanno risaltare al buio i loro volti truccati. Esibendosi dunque sotto gli occhi dei passanti, la prostituzione diventa visibile di notte là dove è discreta di giorno, e sembra allora invadere lo spazio pubblico come testimoniano numerosi scritti dell’epoca.

Ambiguità. Dietro il sipario

Ambiguità. Dietro il sipario

Edouard Manet-Bal masqué à l'Opéra
Edouard Manet
Bal masqué à l'Opéra, 1873
Washington, National Gallery of Art
© Courtesy The National Gallery of Art, Washington

Frequentata dall’alta borghesia e dell’aristocrazia, l’Opera è teatro di una prostituzione di alto bordo che può assumere diverse forme.
Gli abbonati, riconoscibili dall’abito nero e dal cappello a cilindro, hanno in parte il privilegio di accedere al Foyer di danza, spazio privato che alimenta ogni sorta di fantasia legata alle quinte. Qui, come mostrano le opere di Degas o di Béraud, si possono incontrare le ragazze dell’Opera meglio note come rats. Provenienti da ambienti modesti, queste giovani ballerine sono iscritte alla Scuola di ballo da madri che sognano per loro un futuro migliore. Difatti, nonostante la retribuzione poco allettante, la possibilità di incontrare un ricco e influente “protettore” basta a rendere attraente questa professione.

Henri Gervex-Le bal de l'Opéra, Paris
Henri Gervex
Le bal de l'Opéra, en 1886
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Vedi il bando dell'opera

La sala del teatro dell’Opera di rue Le Peletier e, in seguito, quella del Palais Garnier, si presta particolarmente agli incontri venali durante il periodo del carnevale in cui si tengono dei grandi balli in maschera. Nell’anti-foyer si accalcano allora uomini in abito nero accanto a donne dal volto celato sotto una maschera o un domino. Il tema del ballo in maschera favorisce gli incontri amorosi e costituisce dunque un motivo di ispirazione per molti artisti, tra cui Giraud, Manet e Gervex.
Luogo di apparenze, l’Opera è particolarmente indicata per le prostitute d’alto bordo desiderose di esibire il loro sfarzo. La grande scalinata così come le logge sono delle vetrine d’eccezione per sfoggiare i loro abiti più belli e le loro parure più preziose.

Case chiuse. Dall’attesa alla seduzione

Case chiuse. Dall’attesa alla seduzione

Edgar Degas-Femme nue se peignant
Edgar Degas
Femme nue se peignant, vers 1877-1880
Chicago, collection particulière
© Collection particulière, Chicago

Le case di tolleranza sono alla base del sistema di regolamentazione nato durante il Consolato. La loro esistenza è legalizzata nel 1804 per consentire un maggiore controllo poliziesco e sanitario delle inquiline, ciascuna delle quali è registrata nel libro della tenutaria e provvista di un numero.
Sebbene esistano da sempre luoghi molto discussi, dal bouge a matelots alla casa di lusso (“alta tolleranza”), l’aumento della prostituzione clandestina alla fine del secolo fa precipitare il numero delle case chiuse, mentre continua a crescere quello delle brasseries à femmes. Gli unici a resistere sono i locali più distinti, dagli arredi sgargianti, destinati a una clientela facoltosa.
Luogo chiuso per natura, il bordello è una specie di laboratorio per gli artisti alla ricerca di soggetti moderni e di un nuovo approccio al nudo femminile. Per i disegnatori satirici come Rops e Forain, esso è un mezzo per svelare l’altra faccia della sessualità borghese. Alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento, giovani artisti d’avanguardia come Émile Bernard e Louis Anquetin rappresentano l’universo delle case chiuse, dalla noia dei lunghi momenti di attesa alla trasformazione delle movenze con l’arrivo dei clienti.

Constantin Guys-Hommes attablés en compagnie de femmes légèrement vêtues
Constantin Guys
Hommes attablés en compagnie de femmes légèrement vêtues
Paris, musée d'Orsay, conservé au département des Arts Graphiques du musée du Louvre
© Photo RMN - Christian Jean © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Christian Jean

Meglio di chiunque altro, Toulouse-Lautrec dà un volto alle prostitute del suo tempo. Né femmes fatales né vittime della società, le prostitute da lui dipinte sono donne comuni assorbite dai propri impegni quotidiani. Tra 1893 e 1894, l’artista condivide l’intimità delle “ragazze” delle case di rue d’Amboise e rue des Moulins. Le testimonianze pittoriche scaturite da questi incontri trasmettono l’immagine di una vita tranquilla sebbene intrisa di malinconia.

Case chiuse. Immagini proibite

Case chiuse. Immagini proibite

Anonyme-Sans titre
Anonyme
Sans titre
Paris, Bibliothèque nationale de France
© Photo BnF

L’avvento della fotografia nel 1839 inaugura una nuova era nella raffigurazione del corpo e nella fruizione della sessualità. Potendo cogliere ciò che è vivo, grazie a tempi di posa notevolmente ridotti, i fotografi esplorano la rappresentazione dei visi e dei sessi. La precisione e la finezza dei dettagli offerte dal dagherrotipo prima e dalla stampa su carta albuminata poi, permettono una straordinaria resa della grana e della trasparenza della pelle, dell’attaccatura dei peli, delle espressioni velate dello sguardo e del sorriso, mentre la colorazione delle carni, degli occhi e degli accessori contribuisce a rafforzare l’illusione del reale. L’applicazione della stereoscopia al medium fotografico va a completare l’impressione inedita e sconcertante di un corpo che è possibile dettagliare e scrutare nei suoi volumi, grazie alla pratica solitaria offerta dal visore.
Queste scene composite sono ben lontane dalle reali attività del bordello. Il motivo è ovvio: gli scatti avvengono nello studio del fotografo! Temendo un sequestro dei loro lavori, unito a un arresto e a una pesante condanna, gli operatori non firmano i propri negativi, né gli attori rivelano la propria identità. Vendute sottobanco, queste immagini sono il risultato di una relazione tra modella, fotografo e destinatario, la quale riproduce il triangolo formato da prostituta, sfruttatore e cliente. Come la donna in carne ed ossa che si mostra nel salotto della casa chiusa, esse mirano in fondo all’eccitazione sessuale. Fruendo dell’immagine, lo spettatore diventa egli stesso un cliente virtuale.

Case chiuse. Pittura di genere

Case chiuse. Pittura di genere

Jean-Louis Forain-Le client
Jean-Louis Forain
Le client
Memphis, Collection of the Dixon Gallery and Gardens
Purchase with funds provided by Brenda and Lester Crain, Hyde Family Foundations, Irene and Joe Orgill and the Rose Family Foundation
© Photo courtesy of the Dixon Gallery and Gardens, Memphis

Il divieto sociale di rendere pubblico ciò che avviene all’interno delle case chiuse, così come la difficoltà tecnica del mestiere stesso (materiali ingombranti, emulsioni poco sensibili che richiedono molta luce) fanno sì che i fotografi, come anche i pittori o gli scultori, elaborino nei loro studi quadri viventi e fantasie che ricostruiscono l’intimità delle case di tolleranza del Secondo Impero.
Così, scene tipiche di salotti e boudoir vengono ricreate con profusione di dettagli, e ciò grazie all’uso di arredi componibili, tele dipinte e numerosi accessori. I figuranti, modelli pagati, amici o familiari, animano queste rappresentazioni e le rendono spesso molto realistiche.
Questi luoghi di socializzazione maschile appaiono come promesse di iniziazione, voluttà e trasgressione. Molte di queste scenette sono colorite da un pizzico di erotismo che stuzzica il borghese senza intaccare la sua reputazione: abiti sollevati sulle gambe, corsetti semiaperti, giovani fanciulle alla toilette o languidamente abbandonate nel sonno...
La diffusione della cartolina fotografica all’inizio del XX secolo accompagna le trasformazioni del microcosmo della prostituzione. L’iconografia popolare si arricchisce allora di nuove figure, come quella del prosseneta, presentato come l’amante, il protettore ma anche il “tormentatore”, o i cosiddetti Apaches, bande di teppisti che gestiscono i bassifondi parigini attraverso giri di truffe, risse e sfruttamento della prostituzione. La violenza tra i sessi è ormai rappresentata in maniera esplicita.

Case chiuse. Scene d’intimità

Case chiuse. Scene d’intimità

Félix Vallotton-Femmes à leur toilette
Félix Vallotton
Femmes à leur toilette, en 1897
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Le ragazze delle case chiuse sono sottoposte a dei controlli medici regolari per evitare il rischio di contagio dei clienti in caso di malattie veneree. Il loro corpo è dunque oggetto di cure costanti e scrupolose, secondo l’opinione che un’igiene impeccabile possieda delle virtù profilattiche.
La toilette quotidiana, prima dell’arrivo dei clienti, è anche un momento di distrazione che segna l’inizio dei preparativi per la serata. Se in alcuni artisti, come Vallotton, questi istanti dedicati alla cura del corpo assumono toni da gineceo, in altri, i preparativi finali (acconciatura, aggiustamento del corsetto...) in presenza del cliente appaiono in qualche modo come la messinscena di una fase dell’incontro venale.
Oltre alla toilette, l’intimità delle “ragazze” passa anche attraverso i legami che esse stesse intrattengono tra di loro, e da cui scaturiscono le fantasie più svariate. Difatti, le relazioni omosessuali nelle case chiuse sono spesso oggetto di descrizione. Toulouse-Lautrec, in particolare, rappresenta queste tribades dinanzi ai loro stessi corpi di cui si riappropriano, in assenza del cliente, in scene che emanano una provocante tensione.
Nella serie di stampe dal titolo Elles, Toulouse-Lautrec ritrae la vita domestica di donne che vivono di prostituzione e di spettacolo. Queste scene intime, in cui sono intente a lavarsi o a pettinarsi, sono state precedute da disegni preparatori realizzati dall’artista durante le sue visite nei bordelli.

La prostituzione nell’ordine morale e sociale. Regolamentazione Vs abolizionismo

La prostituzione nell’ordine morale e sociale. Regolamentazione Vs abolizionismo

Paul-Emile Boutigny-Boule de suif
Paul-Emile Boutigny
Boule de suif, 1884
Carcassonne, musée des beaux-arts
© RMN-Grand Palais / Benoît Touchard

Percepita come un “male necessario” destinato a colmare “la brutalità delle passioni maschili”, la prostituzione non è considerata un reato nell’Ottocento. Gli anni del Consolato vedono l’introduzione di norme volte a regolamentare l’amore venale: le ragazze dedite alla prostituzione sono collocate sotto la tutela della cosiddetta squadra del buon costume e sottoposte a visite mediche obbligatorie (1802), mentre viene legalizzata l’esistenza delle case di tolleranza (1804). Presentato come una misura di salute pubblica, questo sistema normativo, promosso da Alexandre Parent-Duchâtelet (1836), intende contrastare la diffusione delle malattie veneree, salvaguardando al tempo stesso l’armonia coniugale.

Théophile Alexandre Steinlen-La pierreuse
Théophile Alexandre Steinlen
La pierreuse, entre 1859 et 1923
Musée d'Orsay
legs de la fille de l'artiste au Louvre,1970
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Tony Querrec
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Al di fuori dello spazio chiuso e controllato delle case di tolleranza, si va sviluppando, in forme più mutevoli, la prostituzione di strada. Le cosiddette filles en carte (o filles soumises) , sono iscritte nei registri della questura e costrette a dei controlli medici regolari. Il più delle volte sotto l’influsso dei protettori, le insoumises o prostitute clandestine adescano invece i clienti in modo più discreto per sfuggire alle retate che le conducono a Saint-Lazare, al contempo luogo di reclusione e ospedale per i malati di sifilide.
L’incremento della prostituzione clandestina (che risulta 7/8 volte superiore rispetto a quella legale) e la diffusione di determinate pratiche venali (prostituzione occasionale di donne che svolgono mestieri malpagati, aumento del numero delle brasseries à femmes...) denotano, alla fine dell’Ottocento, il fallimento del sistema normativo. D’altra parte, si va affermando un movimento abolizionista sostenuto da femministe (Joséphine Butler) e repubblicani radicali (Yves Guyot). La legge Marthe Richard ‒ votata il 13 aprile 1946, che sancisce la chiusura delle case di tolleranza ‒ può essere considerata l’esito di questa corrente.

L’aristocrazia del vizio. Prostitute d’alto bordo

L’aristocrazia del vizio. Prostitute d’alto bordo

Henri Gervex-Madame Valtesse de la Bigne
Henri Gervex
Madame Valtesse de la Bigne, en 1879
Musée d'Orsay
don du modèle au Luxembourg, 1906
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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In cima alla gerarchia delle prostitute, le mantenute o demi-mondaines (donne di facili costumi appartenenti al cosiddetto demi-monde, ambiente mondano, equivoco e spesso corrotto, in opposizione al “gran mondo”), dette anche grandes horizontales o cocottes, sono particolarmente controllate. Ne è la prova il Libro delle cortigiane, registro tenuto dalla squadra del buon costume, in cui sono accuratamente trascritte le relazioni venali e clandestine delle cosiddette “stelle dell’alta prostituzione”, come Jeanne de Tourbay, Blanche d’Antigny, Hortense Schneider, Marguerite Bellanger o Sarah Bernhardt e i rispettivi clienti.
Queste giovani donne, alcune delle quali ‒ come Valtesse de la Bigne ‒ hanno ispirato a Zola il ciclo di Nana, hanno spesso debuttato sul palcoscenico in ruoli che ne mettono in valore la bellezza più che le doti recitative o canore. La loro ascesa sociale, a volte folgorante, è garantita da protettori appartenenti alle alte sfere della società, per i quali mantenere ostentatamente una prostituta in vista è un chiaro segno di ricchezza e di virilità.
Sfruttando abilmente questo capitale erotico e sociale, le cortigiane sfoggiano il proprio successo attraverso la diffusione della propria immagine. In alcuni grandi ritratti realizzati da pittori ufficiali ed esposti al Salon, si ritrovano i codici tradizionali del genere rivisitati in maniera molto sottile (sguardo diretto, posa da conquistatrice, gamba scoperta...). Quanto al ritratto fotografico, esso offre, oltre alla possibilità di una più ampia diffusione, una grande varietà di situazioni sceniche che permette di esibire gioielli e altri sfarzosi ornamenti.

Reutlinger-La belle Otéro
Reutlinger
La belle Otéro, 1875-1917
Département Estampes et photographie, Bibliothèque Nationale de France, Paris
© Bibliothèque Nationale de France, Paris

Ammirate a teatro o all’Opera, seguite dalla stampa, queste donne esercitano un vero e proprio fascino e dettano le regole in fatto di moda e di stile.

L’aristocrazia del vizio. Alta società e <em>demi-monde</em>

L’aristocrazia del vizio. Alta società e demi-monde

Albert-Ernest Carrier-Belleuse, Aimé Jules Dalou, Pierre Manguin-Console du grand salon de l'hôtel de la Païva
Albert-Ernest Carrier-Belleuse, Aimé Jules Dalou, Pierre Manguin
Console du grand salon de l'hôtel de Païva, entre 1864 et 1865
Musée d'Orsay
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / René-Gabriel Ojéda
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Le prostitute d’alto bordo si comportano spesso come avvedute donne d’affari e si preoccupano di accumulare un cospicuo capitale economico e immobiliare. L’apice del successo, per loro, è farsi regalare o costruire una residenza privata e, quando dispongono di un patrimonio sufficiente, riuscire a stringere un’unione matrimoniale che conferisca loro un cognome nobile e una rispettabilità nuova.
Per quanto riguarda gli arredi, la differenza tra alta società e demi-monde è poco percepibile. I mobili dell’Hôtel de la Païva testimoniano ad esempio la propensione per un lusso e un’eleganza molto tradizionali, le cui forme e materiali richiamano lo stile dell’Ancien Régime.

Henri Gervex-Rolla
Henri Gervex
Rolla, en 1878
Musée des Beaux-Arts, Bordeaux
Legs de M. Bérardi, 1926
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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La mescolanza dei due mondi, l’impossibilità di distinguere una donna perbene da una di facili costumi, desta un certo fascino tanto negli artisti quanto negli uomini di lettere. “L’aristocrazia del vizio”, denunciata da Zola, riesce a eludere gran parte delle norme, come mette in luce anche l’analisi di Parent-Duchâtelet: “nessuno può negare che [...] queste donne siano a tutti gli effetti delle prostitute; è il loro mestiere; diffondono più di chiunque altra malattie gravi e infermità precoci; rovinano tanto il patrimonio quanto la salute, e possono essere considerate gli esseri più pericolosi presenti nella società”.

Immaginario della prostituzione. Fantasie e allegorie

Immaginario della prostituzione. Fantasie e allegorie

Gustav-Adolf Mossa-Elle
Gustav-Adolf Mossa
Elle
Nice, Musée des Beaux-Arts Jules Chéret
© Photo RMN - Droits réservés © ADAGP, Paris 2015 - RMN-Grand Palais / Droits réservés

Figura chiave della letteratura, dell’arte e della stampa ottocentesca, la prostituta favorisce l’emergere di desideri e fantasie maschili, talvolta attraverso deviazioni spazio-temporali. L’Oriente, la Grecia o l’antica Roma sono degli scenari spesso convocati per fare da sfondo a corpi nudi abbandonati in pose lascive.
Nel registro allegorico, la donna venale incarna i difetti di un’intera società. L'Apocalisse di Giovanni evoca così la figura corruttiva e minacciosa della Grande Prostituta, immagine sviluppatasi nell’Ottocento allorché Parigi è designata come “nuova Babilonia”. I riferimenti alla prostituzione alimentano le critiche mosse ai vari regimi politici: Thomas Couture denuncia la decadenza morale della Monarchia di Luglio attraverso I Romani della decadenza, mentre Zola fa di Nana una Venere avvelenatrice che reca in sé il fermento della decomposizione insito nella società del Secondo Impero.

Jean Béraud-La Madeleine chez le Pharisien
Jean Béraud
La Madeleine chez le Pharisien, 1891
Musée d'Orsay
Don M. et Mme Robert Walker, 1982
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Attraverso la prostituta trapelano angosce torbide e molteplici considerazioni sulla “Donna” in generale. Mentre il periodo romantico esalta le eroine di un tempo trasfigurate dall’amore sincero che, come nel caso di Maria Maddalena, offre loro un sentiero verso la redenzione (La signora delle camelie), la fine del secolo vede l’emergere di idoli femminili potenti, crudeli e ieratici, dalla sessualità divoratrice.

Prostituzione e modernità. Lo spettacolo della prostituzione

Prostituzione e modernità. Lo spettacolo della prostituzione

Henri Evenepoel-Au café d'Harcourt à Paris
Henri Evenepoel
Au café d'Harcourt à Paris, 1897
Francfort-sur-le-Main, Städel Museum
Städel Museum - U. Edelmann/ARTOTHEK © Städel Museum ?R U. Edelmann ?R" ARTOTHEK"

Presentata al Salon del 1865, l’Olimpia di Manet suscita un enorme scalpore tanto per il soggetto raffigurato ‒ una prostituta nuda in un formato monumentale ‒ quanto per la libertà di tocco dell’artista. Costui cerca probabilmente di incarnare il “pittore della vita moderna” auspicato da Baudelaire, il quale esorta gli artisti a cogliere “l’immagine varia della bellezza equivoca” nella vita “sotterranea” delle grandi città.

Edvard Munch-Noël au bordel
Edvard Munch
Noël au bordel
Oslo, Munch Museum
© Munch-museet/Munch -Ellingsen Gruppen/Bono / Sidsel de Jong

Sul finire dell’Ottocento, la prostituzione si afferma come un soggetto moderno degno di essere dipinto. Per gli artisti che si recano o si stabiliscono allora nella capitale francese, Toulouse-Lautrec funge da modello. Sono in molti, infatti, a riprendere i suoi motivi tratti dalla vita notturna parigina: Picasso, Kupka, Van Dongen o Sluijters, solo per citarne alcuni. Questi pittori cercano dei corrispettivi plastici alle sensazioni provate nei luoghi in cui la folla, il baccano, il movimento sono amplificati dalla presenza degli specchi e delle luci artificiali. Le stesse “ragazze” partecipano attivamente a questo spettacolo della prostituzione scegliendo delle apparenze “pompose”: trucco eccessivo, pose studiate e abiti chiassosi sono altrettanti motivi che contribuiscono al rinnovo dell’estetica.

Prostituzione e modernità. L’atelier, teatro di fantasie e ossessioni

Prostituzione e modernità. L’atelier, teatro di fantasie e ossessioni

Anonyme-Etudes de nu, femme de dos debout sur une chaise
Anonyme
Etudes de nu, femme de dos debout sur une chaise, entre 1900 et 1910
Musée d'Orsay
Don de M. Carmelo Carra, 1986
droit réservé - photo musée d'Orsay / rmn © RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Béatrice Hatala / DR
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In un secolo estremamente pudico, le prostitute sono, insieme alle modelle, delle compagne ideali, essendo le uniche donne in grado di mostrare il proprio sesso e di prestare il proprio corpo ad esperimenti fisici e finzioni visive. La buona creanza, infatti, non ammette il nudo femminile integrale in pieno giorno.
Con la comparsa delle emulsioni alla gelatina-bromuro d’argento, la diffusione di apparecchi ad uso semplificato e la possibilità di sviluppare da sé i propri negativi, la fotografia è vista da molti artisti ‒ pittori, scultori, scrittori o ancora... fotografi ‒ come un nuovo mezzo per esplorare la sessualità femminile. In foto, la donna diventa dunque un oggetto da studiare, scrutare, deformare, in pratica dominare.
Realizzate entro uno spazio chiuso agli sguardi esterni (atelier, studio, camera oscura), queste immagini sono destinate a una contemplazione intima e solitaria. L’album fotografico è per antonomasia l’oggetto di diletto di questo teatrino privato.

Prostituzione e modernità. Piaceri amatoriali

Prostituzione e modernità. Piaceri amatoriali

Anonyme-Etudes de nu, femme assise bras croisés
Anonyme
Etudes de nu, femme assise bras croisés, entre 1900 et 1910
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Alexis Brandt
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All’inizio del Novecento, la democratizzazione delle tecniche favorisce l’emergere di una fotografia amatoriale, praticata come attività ricreativa. La macchina fotografica, infilata in un astuccio di pelle, si trasporta a tracolla e può essere utilizzata senza cavalletto. Essa permette ai cosiddetti “pigia-bottoni”, utenti né professionisti né esperti di fotografia, di liberarsi dai vincoli dello studio e di rendere finalmente accessibili alla rappresentazione nascondigli e giardini segreti, quali saloni e camere di case di appuntamenti o di appartamenti ammobiliati.
Nonostante la peculiarità del soggetto, questa iconografia presenta dei tratti in comune con la fotografia di famiglia... una famiglia anonima di cui sono andati perduti i nomi dei membri (prostitute, tenutarie, prosseneti, clienti). La gamma tematica è ridotta, le inquadrature sono maldestre, lo sfocato è frequente, perché ciò che conta, per l’utente indifferente alla tecnica, è il soggetto. Lo scatto materializza innanzitutto il ricordo di un luogo, di un volto o di un corpo, di un’emozione, e diventa così il depositario dell’avventura libertina.
La fase stessa di registrazione partecipa di un intero universo di sensazioni. La macchina fotografica diventa infatti una sorta di appendice dell’occhio, organo erogeno studiato da Sigmund Freud che, nei suoi Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), sostiene che “l’impressione ottica resta la via attraverso cui è destato il più delle volte l’eccitamento libidinale”. La ripresa è dunque parte integrante del piacere sessuale.

Prostituzione e modernità. Un’orgia di forme e di colori

Prostituzione e modernità. Un’orgia di forme e di colori

André Derain-La femme en chemise ou Danseuse
André Derain
La femme en chemise ou Danseuse, 1906
Copenhague, Statens Museum for Kunst
Foto: SMK Foto.Statens Museum for Kunst.Sølvgade 48-50.1307 København K DANMARK.e-mail: foto@smk.dk.www.smk.dk © Adagp, Paris, 2015 - SMK Photo / RBU

Il verbo “prostituirsi” significa letteralmente “mettere in mostra, esporre al pubblico”, ragion per cui non stupisce la confusione, nell’immaginario ottocentesco e di inizio Novecento, tra mondo dell’arte e mondo della prostituzione. La metamorfosi del corpo della prostituta, “oggetto di piacere pubblico”, in opera d’arte offerta agli sguardi si attua attraverso gli artifici della seduzione: le pose studiate rinnovano il repertorio delle forme tradizionalmente ammesse nel registro accademico, mentre il trucco (detto anche “pittura facciale”) o le calze colorate sono dei pretesti per creare un’orgia di colori nei dipinti di Kupka, Derain, Van Dongen, Rouault o Picasso...
A volte truccati con “grossolana ingenuità”, i volti si confondono con delle maschere e l’identità delle modelle, sebbene rappresentate sempre più spesso individualmente, sembra svanire a vantaggio di una ricerca formale che ne accentua e geometrizza i lineamenti. Questa radicalizzazione nel trattamento delle forme libera le immagini di prostituzione del loro contenuto documentaristico, morale o allegorico.

František Kupka-La môme à Gallien
František Kupka
La môme à Gallien, 1909-1910
Prague, Národní Galerie
© Adagp, Paris, 2015 - Narodní Galerie, Prague, Czech Republic

L’esempio di Picasso è la prova della varietà di approcci possibili del soggetto. Se all’inizio egli predilige, nella rappresentazione delle prostitute, una lettura caricaturale e colorata vicina a Toulouse-Lautrec, durante il cosiddetto periodo blu, conferisce a questo stesso tema un tono più profondo e simbolico. Così, nel quadro raffigurante una detenuta di Saint-Lazare al chiaro di luna, si può cogliere una certa empatia che trapela dalla malinconia della modella e che avvicina l’opera a un ritratto psicologico. Qualche anno più tardi, egli eliminerà del tutto la componente aneddotica ne Le demoiselles d’Avignon, a vantaggio di una rivoluzione plastica di un’estrema brutalità espressiva che apre un nuovo orizzonte per l’arte moderna.