Mostra

Signac collezionista

Du 12 Ottobre 2021 au 13 Febbraio 2022
Georges Seurat-Le cirque
Georges Seurat
Le cirque (détail), en 1891
Musée d'Orsay
Legs John Quinn, 1924
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Da quindici anni a questa parte, il collezionismo conosce un rinnovato interesse ed è all’origine di numerosi studi, mostre e pubblicazioni. In tale contesto, la collezione Signac è un caso davvero interessante poiché riflette lo sguardo e le posizioni di un personaggio particolarmente attivo sulla scena artistica del suo tempo. La collaborazione con gli Archivi Signac - che, oltre al carteggio dell’artista, conservano i quaderni in cui annotava i suoi acquisti - permette di stilare un elenco preciso dei dipinti, dei disegni e delle stampe appartenutigli.
Autodidatta, Signac impara il proprio mestiere osservando le opere degli impressionisti, in particolare quelle di Claude Monet, Edgar Degas, Gustave Caillebotte e Armand Guillaumin, quasi tutte presenti nella sua collezione. Il suo primo acquisto è un paesaggio di Paul Cézanne.
Nato in una famiglia benestante ma non per questo ricco, Signac può pensare di riunire opere importanti ma deve compiere delle scelte ponderate. Sin da subito, il ruolo che svolge prima nella nascita, poi nell’organizzazione del Salon degli artisti indipendenti, di cui diventa presidente nel 1908, lo pone al crocevia delle diverse tendenze avanguardiste. Pur privilegiando spesso e volentieri le opere dei suoi amici neo-impressionisti - Georges Seurat, Camille Pissarro, Maximilien Luce e Henri-Edmond Cross tra gli altri - si interessa anche a quelle dei Nabis, come Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Ker-Xavier Roussel, Maurice Denis e Félix Vallotton. Tra gli artisti della generazione successiva, la sua passione per il colore lo porta ad amare i fauves, soprattutto Kees Van Dongen, Henri Matisse, Charles Camoin e Louis Valtat. Non a caso, l’autore del trattato Da Eugène Delacroix al neo-impressionismo indica subito la filiazione che dal neo-impressionismo conduce al fauvismo. La collezione riserva anche delle sorprese ovvero opere che non ci si aspetterebbe di trovare presso un cantore del colore quale era Signac, come ad esempio un bel carboncino di Odilon Redon e un quadro un po’ osé di Walter Sickert.

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