Mostra

Verso il reportage (1843-1933)

Dal 16 Ottobre 2007 al 06 Gennaio 2008 -
Museo d’Orsay
Mappa e itinerario
Peter Henry Emerson-Dans l'atelier de voilerie
Peter Henry Emerson
In a Sail Loft, en 1890
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Alexis Brandt
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Questo allestimento ha per tema il reportage sociale e i suoi esordi. Lo scopo prefissato è quello di mostrare come i fotografi, nel corso del XIX secolo, hanno raffigurato gli operai, i piccoli artigiani, i contadini, i miserabili e gli emarginati o ancora i popoli appena sfiorati dalla civiltà occidentale.

Il termine "reporter", utilizzato per indicare un giornalista che sta facendo un’inchiesta su un dato argomento è entrato nel lessico francese agli inizi del XIX secolo, nel periodo in cui la stampa era nel pieno del suo sviluppo. I reportage fotografici propriamente detti esistono sin dall’invenzione della fotografia su carta agli inizi degli anni quaranta del XIX secolo ma, in un primo tempo, sono costretti a rimanere ad uno stadio piuttosto confidenziale. Tali reportage si svilupperanno nel corso del XX secolo con il perfezionamento delle macchine fotografiche e la grande diffusione delle riviste illustrate. Per raggiungere questo risultato sarà necessario aspettare che la stampa simultanea della fotografia e del testo sia finalmente realizzabile su grande scala.

Proprio all’indomani degli avvenimenti del 1848 i "comuni mortali", tanto per riprendere una frase del Professor Robert Herbert, hanno accesso alla "dignità storica" e diventano uno dei temi più affrontati dai filosofi, dagli scrittori e dai pittori, ancor prima di essere l’argomento preferito dai politici. In maniera prevedibile, anche i fotografi hanno finito coll’adattarsi ...

Le immagini in mostra sono state realizzate in epoche e in condizioni molto diverse. In esse troviamo un po' di tutto: dalle esercitazioni di artisti, come la serie sui pescatori di New Haven scattata nel 1843 da Hill e Adamson, alle commesse ufficiali di Napoleone III – riguardanti la creazione di un Ospizio per gli operai feriti nei cantieri o le inondazioni del Rodano -, oppure veri e propri studi sociologici come il reportage realizzato nel 1919 su richiesta di un ente caritatevole sulle comunità ebraiche in Polonia...
Questi scatti dimostrano in maniera inequivocabile, così come hanno fatto le opere di Daumier, Courbet, Millet e Doré, l'esistenza di questi nuovi eroi. Quest’ultimi, inizialmente percepiti come rappresentanti di una classe, all’inizio del XX secolo acquisiscono lo statuto di individui a tutto tondo.

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