Auguste Morisot, «Le Grand Bois» [Il grande bosco] o «Clairière ensoleillée» [Radura assolata]

Auguste Morisot
Le Grand Bois, vers 1912
Musée d'Orsay
Achat, 2022
© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Sophie Crépy
Vedi il bando dell'opera

Auguste Morisot è stato un artista poliedrico, pittore, disegnatore, incisore, maestro vetraio e decoratore. Ed è stato soprattutto un'importante figura dell'ambiente artistico lionese. Nato in Borgogna, studia alle Belle Arti di Lione tra il 1880 e il 1885, la stessa scuola in cui insegnerà dal 1895 al 1933. Nel 1886 parte per il Venezuela nell'ambito di una spedizione scientifica per disegnare delle tavole botaniche. Rimarrà profondamente segnato dall'esperienza mistica della luce che penetra la volta tropicale: percepisce la foresta venezuelana come un luogo impregnato di spiritualità, e la sua fustaia gli ricorda le vetrate gotiche attraverso cui filtra il sole. Al ritorno in Francia Morisot si converte al cattolicesimo.

 

, Morisot, Auguste
Auguste Morisot
Le Grand Bois, vers 1912
Musée d'Orsay
Achat, 2022
© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Sophie Crépy
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A partire dal 1900, il motivo della foresta come forza spirituale diventa centrale nella sua opera. Morisot sviluppa inizialmente un linguaggio pittorico che sposa simbolismo e iconografia cristiana, veicolante la metafora della foresta come cattedrale. Nel Grande bosco, tuttavia, nonostante la dimensione divina della foresta, viene meno il riferimento al cristianesimo.
In questo quadro, infatti, Morisot sembra voler rappresentare una forza davvero immanente.

Il grande bosco raffigura la foresta di Meyriat, a sud-est di Bourg-en-Bresse, dove Morisot trascorse quasi tutte le sue estati in compagnia della famiglia tra il 1904 e il 1913. L'artista pende a modello la tradizione della stampa giapponese del XIX secolo e adotta una prospettiva schiacciata che ci immerge nella foresta, di cui disegna con la massima precisione ogni singolo elemento con l'inchiostro nero. La luce che penetra nella fustaia, un leitmotiv nell'opera di Morisot, torna di nuovo nel Grande bosco sotto forma di piccole lumeggiature di gouache di un giallo acceso. Toni che variano dal giallo all'arancio accendono l'acquerello: dei colori complementari alle gradazioni luminose dal blu al viola che l'artista usa per dipingere l'ombra del sottobosco.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Morisot finisce per abbandonare il motivo della foresta ma solo dopo avergli reso un ultimo omaggio nel testo Forêt, heure blanche [Foresta, ora bianca].