Maurice Denis, «Le Christ vert» [Il Cristo verde]

Maurice Denis
Le Christ vert, mai 1890
Musée d'Orsay
Achat, 2020
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Vedi il bando dell'opera

 

Capolavoro di Maurice Denis, Il Cristo verde è stato mostrato solo agli ospiti dell'artista (quando questi era ancora vivo), e può darsi che abbia circolato durante una riunione dei Nabis.

 

Vocazione artistica e sentimento religioso sono indissociabili in Denis. Dipinto nel 1890, Il Cristo verde va a chiudere un periodo di dubbi e interrogativi: mentre il giovane artista intende seguire le orme del Beato Angelico e farsi monaco-pittore, la scoperta della vita di atelier, «con le sue frivolezze e sregolatezze», lo getta in un profondo dilemma. Nel 1889 identifica un modo per conciliare chiostro e atelier: «Credo che l'arte debba santificare la natura; credo che la visione senza lo Spirito sia vana, ed è compito dell'esteta erigere le cose belle a icone immarcescibili».

 

Questo quadro appartiene dunque a una serie di piccoli formati sulla Crocifissione realizzati appunto in questo momento di svolta, in cui l'ispirazione cristica incontra un'inedita sperimentazione plastica, per raggiungere una forma di astrazione senza precedenti nella carriera di Denis.

 

La forza dell'opera deriva dall'essere semplice e misteriosa nello stesso tempo. La figura di Cristo occupa quasi tutta la composizione, stagliandosi su una croce gialla, posta a sua volta su uno sfondo rosso vivo. Più giù, diverse sfumature di giallo abbozzano delle figure: angeli che raccolgono il sangue di Cristo, fedeli preganti o in processione che si accalcano ai piedi della croce. In primo piano, dei ciuffi di vegetazione rimandano al Paradiso. Un fiore bianco è sbocciato, simbolo di risurrezione e di salvezza. Il soggetto è quindi più complesso di quanto possa sembrare: si tratta di una scena di crocifissione, della rappresentazione di un crocifisso o di un calvario? Registro terrestre e celeste si confondono.

 

I colori, in numero ridotto, e le linee non descrivono ma funzionano come dei «corrispettivi plastici» atti a suscitare un'emozione. I gialli rimandano agli sfondi dorati delle icone, ma soprattutto a quelli dei Primitivi e del Beato Angelico. Il giallo evoca anche il sacro e la luce emanante da Cristo. Il verde è il colore della liturgia e della speranza ed è qui associato alla spiritualità, come del resto ne Les Arbres verts [Gli alberi verdi] (1893, Museo d'Orsay).

 

Il Cristo verde è di certo l'opera più radicale dell'artista, senza equivalenti non solo nella sua pittura ma anche nell'arte della fine del XIX secolo. La sua acquisizione va ad arricchire il corpus ‒ il più completo al mondo ‒ di dipinti nabis e post-impressionisti del Museo d'Orsay, e permette di riaffermare il ruolo di Maurice Denis e dei Nabis in una storia delle avanguardie e delle modernità in cui hanno trovato posto solamente a partire dagli anni sessanta del secolo scorso.

Maurice Denis
Le Christ vert, mai 1890
Musée d'Orsay
Achat, 2020
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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