Musée d'Orsay: Donne, arte e potere

Donne, arte e potere

A partire dal 18 giugno 2019 al Museo d'Orsay

Perché un percorso sulle artiste donne nelle collezioni del museo?

Laurence des Cars, presidente dei musei d'Orsay e dell'Orangerie

Félix Vallotton
 (1865-1925)
 Misia à sa coiffeuse
 [Misia alla toletta]
 1898
 Tempera su cartone
 cm 36 x 29 
 Parigi, museo d'Orsay, acquisizione con la partecipazione della Fondazione Meyer, 2004
Félix VallottonMisia alla toletta© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski
La storia delle artiste donne è rimasta a lungo silente a causa delle condizioni di produzione e di diffusione delle loro opere, il che ha pesato sulla visibilità e sul riconoscimento da parte dei loro colleghi uomini.
In occasione della mostra dedicata a Berthe Morisot, il Museo d'Orsay si appropria di questo tema e organizza un percorso specifico all’interno delle proprie collezioni permanenti, riallacciandosi così al filone inaugurato, già qualche anno fa, dai musei anglosassoni. Questo percorso indaga il ruolo delle donne nel periodo coperto dal museo (1848-1914), una fase storica segnata dalla crescente urbanizzazione e industrializzazione, durante la quale si gettano le basi della società odierna.

Qual è stato il ruolo delle donne nel grande romanzo della modernità nascente? In che modo esse hanno contribuito allo sviluppo della sfera artistica e creativa? Donne artiste, critiche d’arte, collezioniste, conservatrici, donatrici, mecenati… Sono più di una trentina le figure femminili che emergono lungo un percorso costituito da un centinaio di opere realizzate nelle tecniche più diverse. In tal modo, il museo spera di dare il proprio contributo affinché un importante cambiamento di prospettiva si operi nella storia dell’arte, sulla scia del lavoro intrapreso dal Musée national d'Art moderne per il Novecento e dall’associazione AWARE (Archives of Women Artists, Research and Exhibitions).

Oltre a essere artiste, alcune donne hanno avuto un’influenza determinante sulla creazione artistica. Qual è stato il loro ruolo nella costituzione delle collezioni esposte al Museo d’Orsay?

Sylvie Patry, conservatrice generale, direttrice della conservazione e delle collezioni

pittura
Edouard VuillardLa contessa Marie-Blanche de Polignac© Musée d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
La collezione del Museo d'Orsay è in parte erede delle collezioni acquisite dallo Stato a partire dalla metà del XIX secolo. Di conseguenza, essa riflette la visione che l’amministrazione delle Belle Arti parigine aveva della produzione artistica alla fine dell’Ottocento. Dalla nostra prospettiva, l’assenza di donne è lampante. Ciò che espone oggi il museo non può dunque essere considerato un panorama completo dell’arte femminile – troppe sono le opere mancanti – ma ben riflette le dinamiche istituzionali, da cui il titolo del percorso, tratto da una raccolta di testi della grande storica Linda Nochlin. Ciononostante, le opere del percorso attuale già evidenziano una certa importanza del ruolo delle donne artiste, critiche e collezioniste, e ci inducono a interrogarci sui criteri di ingresso nelle collezioni pubbliche e sui processi di diffusione e di riconoscimento delle opere, ieri come oggi.

A cavallo tra Ottocento e Novecento, le donne avevano lo stesso accesso alla formazione artistica e le stesse opportunità lavorative degli uomini?

Sabine Cazenave, conservatrice-capo della sezione dipinti, Scarlett Reliquet, responsabile della programmazione di corsi, convegni e conferenze

La presenza di artiste donne è attestata nelle botteghe sin dal Medioevo e gli esempi di donne associate in particolare ai lavori dei rispettivi padri, fratelli e mariti abbondano durante il Cinquecento e il Seicento.
Dalla fine del Settecento, le donne godono di una maggiore visibilità e di una libertà crescente.

Nella seconda metà dell’Ottocento, dopo un riflusso, il numero di artiste donne aumenta e molte scelgono di fare dell’arte il proprio mestiere. Fino ad allora, i loro talenti artistici potevano sbocciare principalmente all’interno della cerchia familiare. La pittura era praticata a livello amatoriale e, come la musica, faceva parte dei talenti accessori di cui era bene dotare le fanciulle di buona famiglia.

Per quelle di origini modeste, la via professionale era possibile ma si limitava a pratiche e soggetti legati alle arti applicate. Costoro frequentavano ad esempio le scuole di disegno della città di Parigi, il cui obiettivo principale era rifornire di pittori le fabbriche e le manifatture artistiche, come quelle dei Gobelins e di Sèvres, per le quali realizzavano motivi floreali e ornamentali.

Un’altra possibilità era quella di formarsi presso la bottega di qualche rinomato maestro aperta alle donne. Le più famose negli anni ’70 dell’Ottocento erano quelle di Chaplin e di Carolus-Duran. Tuttavia, questi corsi a pagamento erano frequentati solo da giovani benestanti. Fino alla fine del Secondo Impero, le donne erano ampiamente rappresentate anche tra i copisti.

Oltre a costituire la base dell’insegnamento artistico, le copie erano ugualmente richieste per decorare gli edifici pubblici, sia civili che religiosi. In questo contesto, l’apertura dell’Accademia Julian alle donne a partire dal 1870, costituisce un evento fondamentale che permette a pittrici francesi o straniere come Louise Breslau e Marie Bashkirtseff di intraprendere una vera e propria carriera.

AnonimoL’Accademia Julian© Library of Congress, Prints & Photographs Division

Le arti grafiche e il pastello, un’abilità tipicamente femminile?

Leila Jarbouai, conservatrice della sezione arti grafiche

Berthe MorisotRitratto di Madame Rosalie Pillaut© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Gérard Blot
Disegno, acquerello e pastello: queste tecniche, quando non utilizzate negli studi preparatori per la pittura a olio ma come tecniche a sé stanti – come pure la pittura su ventaglio e le miniature dipinte su avorio, non a caso riunite sotto la generica categoria delle arti grafiche – sono state a lungo considerate delle arti minori per artisti minori. Tanto da attribuire loro delle qualità dette “femminili”: leggerezza, finezza, dolcezza, delicatezza e sensibilità. Capiamo dunque perché la proporzione di donne che esponevano in queste tecniche al Salon annuale di pittura era di gran lunga superiore rispetto a quelle che esponevano oli su tela.
Un cambiamento si opera negli anni ’80 dell’Ottocento, quando il pastello viene riportato in auge e le avanguardie minano l’accademismo e la nozione di “finito” nell’arte, valorizzando al tempo stesso i processi creativi.

 

Berthe MorisotEdma e Blanche Pontillon© RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Tony Querrec
Diverse donne, tra cui Madeleine Lemaire, Louise Breslau e Mary Cassatt, si affermano come artiste professioniste e costruiscono anzi la propria reputazione proprio su queste tecniche grafiche fino ad allora poco considerate. Berthe Morisot presenta sia acquerelli che oli su tela alle mostre impressioniste, e Marie Bracquemond esegue ambiziosi disegni e acquerelli dalle inquadrature originali.

Gli impressionisti hanno senz’altro contribuito indirettamente alla contestazione dei preconcetti di genere. Difatti, un uomo come Edgar Degas gioca sulla somiglianza tra la polvere del pastello e il fard delle ballerine e pratica la pittura su ventagli di seta, mentre Mary Cassatt sviluppa uno stile rigorosamente costruito e dalla gestualità energica, due elementi considerati "virili", e moltiplica le rappresentazioni di donne con ventaglio dipingendo a olio. Così facendo, questi artisti hanno messo in discussione la sessualizzazione ideologica delle tecniche e inaugurato nuove vie.

In che cosa lo status delle artiste decoratrici risulta ambiguo, a metà fra emancipazione e rispetto delle convenzioni?

Elise Dubreuil, conservatrice della sezione arti decorative

objet
Eugénie O'KinScatola da tè© RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowsk
Alla fine dell’Ottocento, si intensificano i dibattiti sociali ed estetici sulla questione dell’attività artistica delle donne: come promuovere un lavoro femminile “rispettabile”? Bisogna incoraggiare le donne a uscire dal ruolo tradizionale di madri e angeli del focolare? Le donne possono competere artisticamente con gli uomini o la loro natura le predispone a un ruolo inferiore?

La riforma dell’insegnamento delle arti decorative, operata in quello stesso periodo, permette finalmente alle donne di accedere a delle strutture di formazione, come il Comité des dames dell’UCAD fondato nel 1895. Offrendo la padronanza di un mestiere e una prospettiva economica alle giovani donne, tali formazioni mirano ad aiutare intere famiglie.

Tuttavia, questo progresso sociale passato attraverso le donne non ha prodotto all’epoca un’esplicita rivendicazione femminista. Nel campo delle arti decorative, le donne adottano la cosiddetta “strategia del decoro”, che consiste nel contribuire all’economia domestica restando alla larga dai pieni poteri delle Belle Arti, giudicati troppo virili per loro. L’artista decoratrice può essere accettata nella misura in cui il suo ambito di competenza riguarda i lavori di cucito e di artigianato “femminile”. In un contesto del genere, il dibattito sempre più acceso sulla rinascita delle arti decorative e la creazione degli interni moderni all’inizio del Novecento va ad incidere su una simile ripartizione dei ruoli; la questione aveva forse assunto un’importanza troppo grande agli occhi dei critici perché diventasse di appannaggio delle donne…

Che dire dello sguardo dei critici sulle opere delle donne e dello sguardo critico delle donne sull’arte?

Sabine Cazenave, conservatrice-capo della sezione dipinti

La diffusione dei giornali a partire dal 1830 aumenta ulteriormente durante la Terza Repubblica con la legge del 1881 sulla libertà di stampa. Nelle loro colonne, la critica artistica diventa un genere a tutti gli effetti. Praticata inizialmente dagli uomini, essa si esprime soprattutto in occasione del Salon annuale di pittura e di scultura.

La critica è appannaggio di scrittori e poeti, alcuni dei quali firmano testi che passeranno alla storia, come quelli di Baudelaire consacrati a Delacroix o quelli di Zola a Manet. D’altra parte, la stampa illustrata pubblica regolarmente delle caricature, alcune delle quali scherniscono ancora la partecipazione delle artiste al Salon e alle mostre. Alcune donne si uniranno a loro volta al concerto delle opinioni “autorizzate” esprimendo il proprio giudizio a proposito di opere di artisti, uomini o donne, ma forse con maggiore imparzialità e meno condiscendenza. I loro apprezzamenti sono formulati mediante analisi precise, meno cariche di pregiudizi legati al sesso dell’artista. Le più note sono Claire Christine de Charnacé (1830-1912) che scrive sotto lo pseudonimo di C. de Sault sul quotidiano Le Temps a partire dal 1863, e Marie Amélie de Montifaud (1849-1912) su L'Artiste, il cui pseudonimo è un nome maschile, Marc, che, oltre a essere garanzia di serietà, le assicura anche una decorosa discrezione. Alcune donne, esse stesse artiste, diventano anche biografe. È questo il caso di Lucie Cousturier (1876-1925), che pubblica scritti su Signac e sui neo-impressionisti ai quali è associata la sua opera.

"Lo Stato depravatore", L'Assiette au beurre© cliché musée d’Orsay

In scultura, il primo nome di donna che viene in mente è quello di Camille Claudel, ma che dire più in generale della situazione delle scultrici a cavallo tra Ottocento e Novecento?

Ophélie Ferlier-Bouat, conservatrice della sezione scultura

Antoine BourdelleScultrice al lavoro© RMN-Grand Palais / Agence Bulloz
La scultura è tradizionalmente percepita come una disciplina fisica e maschile per antonomasia. Durante la Restaurazione, solo poche aristocratiche come Marie d'Orléans (figlia del re Louis-Philippe e della regina Marie-Amélie de Bourbon) possono affrancarsi dagli obblighi sociali per consacrarvisi.

Se Félicie de Fauveau o Marcello (pseudonimo di Adèle d'Affry) rivendicano il fatto di vivere della propria arte, il loro percorso è spesso disseminato di ostacoli, come esprime Marie Bashkirtseff nel 1880: "Non stupirò nessuno dicendo che le donne sono escluse dall'Ecole des beaux-arts come da quasi ogni altra istituzione. […] quello di cui abbiamo bisogno è la possibilità di lavorare come gli uomini, senza dovere compiere degli sforzi immani per ottenere ciò che semplicemente hanno gli uomini”.

In mancanza di una formazione ufficiale, le giovani donne di famiglia benestante prendono lezioni private. Le più modeste frequentano l'Accademia Julian o l'Accademia Colarossi, come Camille Claudel prima di entrare a bottega da Auguste Rodin. I corsi costano il doppio rispetto a quelli destinati agli uomini. Hélène Bertaux fonda l'Unione delle donne pittrici e scultrici (UFPS) e si batte per l’ingresso delle donne all’École des beaux-arts. Bisogna attendere il 1897 perché le donne possano presentarsi al concorso di ammissione, il 1990 per la nascita delle prime botteghe femminili, e il 1903 perché siano eleggibili al Prix de Rome, apice della formazione artistica. La prima donna a vincere un Prix de Rome nel 1911 è proprio una scultrice, Lucienne Heuvelmans.

Mostre temporanee

18 giugno - 22 settembre 2019


Gli spazi femminili di Winnaretta Singer – In fondo alla navata

Isabelle Morin-Loutrel, conservatrice-capo della sezione architettura
Eugène GrassetPorta monumentale© Musée d'Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
È circondandosi di uomini che la pittrice, musicista e mecenate Winnaretta Singer poté difendere le donne artiste e soprattutto la sua passione per la musica. Committente di una fantasmagorica porta per la propria bottega, dimostrerà una curiosità insaziabile per l’arte contemporanea. All’epoca, alcune donne cercano di studiare architettura fuori dall’Ecole des beaux-arts, che ammetterà la prima alunna solo nel 1898. A tal proposito, l’album di Anne Cathalifaud, allieva di Hector Guimard all’Ecole des arts décoratifs, è un esempio di simili tentativi di integrazione.



Donne fotografe/impressionismo. Dialogo con Berthe Morisot - Sala 21

positif
Clementina (Lady) HawardenStudy from life© Musée d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Thomas Galifot, conservatore-capo della sezione fotografia
Dal 2015, con la mostra Chi ha paura delle donne fotografe? 1839-1919 presentata al Museo dell’Orangerie, il Museo d’Orsay è l’unica istituzione al mondo a perseguire una politica di acquisizione e valorizzazione appositamente dedicata alla fotografia femminile dell’Ottocento e del primo Novecento. Riallacciandosi alla mostra su Berthe Morisot, la selezione di fotografe francesi, britanniche e americane proposta quest’estate intende istituire un parallelo tra la collezione museale e l’opera della pittrice impressionista.






Filmato Alice Guy, , I risultati del femminismo, 1906 - Livello -1

Marie Robert, conservatrice-capo della sezione fotografia

Il commesso di un negozio di cappelli è corteggiato da una donna intraprendente che riesce ad attirarlo fuori dal domicilio familiare e a sverginarlo in una camera d’albergo. Tuttavia, dopo essere diventato padre di una famiglia numerosa, egli prende il comando di una rivolta contro il potere femminile e ristabilisce l’ordine sociale tradizionale! In questa storia immaginaria realizzata dalla prima cineasta donna, i ruoli sono – momentaneamente – invertiti. Ciascun sesso adotta gli attributi dell’altro e ne invade il territorio. Alice Guy (1873-1968) vuole forse esprimere la propria preoccupazione dinanzi al nascente movimento delle suffragette? Oppure intende denunciare, in termini estremi e umoristici, la natura arbitraria della dominazione maschile?

Film muto in bianco e nero.
Prodotto dalla Société des Etablissements Gaumont

Come seguire il percorso "Donne, arte e potere" nelle collezioni del Museo d'Orsay

Individuare le opere del percorso

Un centinaio di opere, disseminate all’interno delle collezioni permanenti, sono riconoscibili per mezzo di pannelli esplicativi realizzati dagli studenti di scienze e tecnologie del design e delle arti applicate del liceo Edouard Branly di Amiens in collaborazione con il laboratorio grafico del Museo d'Orsay.

1 Donne artiste
2 Donne critiche
3 Donne collezioniste

Scoprire il contesto storico

Area di transito al 3° piano del museo

Oggetti e documenti provenienti dalle collezioni del museo forniscono un quadro storico e sociologico che permette di comprendere il contesto in cui le donne fecero il loro ingresso nell’universo artistico istituzionale.

Visitare la mostra "Berthe Morisot (1841-1895)"

18 giugno - 22 settembre 2019
Livello 2, sale 67-72

La mostra ripercorre la carriera straordinaria di una pittrice che, in antitesi con le convenzioni del suo tempo e del suo ambiente, diventa una figura fondamentale delle avanguardie parigine, dalla fine degli anni ’60 dell’Ottocento fino alla morte nel 1895.
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