Musée d'Orsay: Il museo in movimento

Il museo in movimento

Le sale di un grande museo vivono al ritmo degli spostamenti delle opere. Nuovi allestimenti, acquisizioni recenti, restituzioni di opere date in prestito, restauri, abbinamenti inediti, depositi… a seguito di piccoli cambiamenti o in occasione di trasformazioni più importanti, la presentazione delle collezione subisce continue evoluzioni. Su questa pagina, potrete trovare le principali informazioni riguardanti i cambiamenti nelle gallerie del museo d'Orsay, le novità da scoprire…

Prestito eccezionale: Pierre Auguste Renoir, "Un palco a teatro"

Pierre Auguste RenoirUn palco a teatro© Musée d'Orsay / Eric Jouvenaux
In cambio del prestito di importanti opere delle proprie collezioni per la mostra "Renoir : The Body, The Senses" (Clark Art Institute, 8 giugno-22 settembre 2019), il Museo d’Orsay è lieto di accogliere temporaneamente nelle sue sale questo capolavoro del Clark Art Institute (Williamstown, Massachussetts).
Museo d’arte e centro di ricerca in storia dell’arte, il Clark Art Institute è stato fondato nel 1950 da una coppia di importanti collezionisti di opere impressioniste, i coniugi Sterling Clark (1877-1956), americano, e Francine Clary (1876-1960), francese. Dopo la Fondazione Barnes e il Museo d’Orsay, detiene la più importante collezione di opere di Renoir in tutto il mondo.

Un palco a teatro
Gli impressionisti hanno spesso preso come soggetto lo spazio della sala spettacoli. Lo sguardo non si dirige verso la scena ma verso gli spalti o i palchi, verso gli spettatori che si osservano e si lasciano osservare. A differenza di Eva Gonzales (Un palco al Théâtre des Italiens), Renoir ci include nello spazio del palco, instaurando un sentimento di vicinanza ai modelli.

L’assenza di figure maschili e la presenza del mazzo di fiori suggeriscono un incontro galante. Il soggetto permette a Renoir di dare libero sfogo al proprio talento di colorista e al virtuosismo del proprio pennello nel trattamento delle stoffe e delle carnagioni.
Nell’Ottocento, infatti, se la tenuta diurna femminile nasconde la pelle, gli abiti da sera autorizzano décolleté, braccia e spalle nude.

In origine, Renoir aveva dipinto un uomo in alto a destra del quadro, probabilmente Edmond Turquet, sottosegretario di Stato alle Belle Arti e committente dell’opera. Non essendo di suo gradimento, questi la rifiutò. Renoir allora cancellò la sua figura, aggiunse quella della ragazza sulla destra e trasformò quello che era un ritratto mondano in una scena di vita moderna.

L'opera è esposta nella sala 31, galleria impressionista, fino a gennaio 2020.

Presentazione eccezionale : "Il Bosco sacro" di Toulouse-Lautrec

Appena ventenne, Toulouse-Lautrec esegue in pochi giorni questa parodia de Il Bosco sacro caro alle arti e muse di Pierre Puvis de Chavannes (1824-1898), una grande composizione allegorica di cui ha potuto scoprire una variazione al Salon del 1884.

Probabilmente aiutato dai suoi amici allievi dell’Académie Cormon, il giovane artista spinge il gioco al punto di imitarne lo stile; ma si applica per sovvertirne il tono serio, introducendo una serie di elementi apertamente anacronistici: un orologio troneggia su un portico antico, una figura alata brandisce un gigantesco tubetto di vernice, mentre una schiera di figure maschili vestite in stile moderno parigino si unisce al coro delle divinità.
Infine, rappresenta sé stesso, con le spalle rivolte allo spettatore, di fronte ad un albero che “dissacra” nel modo più spudorato, urinando a terra mentre un poliziotto cerca di mantenere gli intrusi sulla retta via.

Al di là della provocazione terra terra, Toulouse-Lautrec fa marameo al simbolismo e all’accademismo antiquati e afferma senza riserve il suo gusto per la modernità.

Di solito esposta al Princeton University Art Museum, questa opera è attualmente al piano terra del museo d'Orsay nella Galleria Simbolista.

Henri de Toulouse-LautrecIl Bosco sacro© Musée d'Orsay / Sophie Crépy

Dislocazione dei grandi formati di Courbet

Lunedì 11 giugno 2018, La bottega del pittore e Un funerale a Ornans di Gustave Courbet, due dei più grandi formati delle collezioni del Museo d’Orsay, hanno ormai una nuova collocazione, nella sala numero 7 del museo, di fronte ai I Romani della decadenza di Thomas Couture, tela recentemente restaurata ed esposta nella navata.
Questa dislocazione segna l’inizio di un riallestimento generale che interesserà le collezioni museali nei mesi a venire.

"L'atelier du peintre" e "Un enterrement à Ornans" di Courbet© Musée d'Orsay / Sophie Boegly-Crépy

Quattro pannelli incompiuti di Puvis de Chavannes

Pierre Puvis de ChavannesPannelli destinati alla decorazione del Pantheon© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
Recentemente restaurate, quattro opere incompiute di Pierre Puvis de Chavannes, originariamente destinate alla decorazione del Pantheon di Parigi, sono esposte nella sala 59.

A partire dagli anni ’60 dell’Ottocento, Pierre Puvis de Chavannes esegue diverse decorazioni murali che gli procurano una fama internazionale. Tra queste realizzazioni figurano delle serie per il Pantheon il cui tema comune è la vita di santa Genoveffa.
Prima di diventare un Pantheon dedicato alle glorie della Francia, questo monumento fu infatti la chiesa di santa Genoveffa, e questa funzione primaria che associava la chiesa voluta da Luigi XV alla patrona di Parigi connota parte del ciclo pittorico che la Terza Repubblica commissionò a vari artisti per ornare il tempio depositario della memoria dei suoi eroi.

Puvis de Chavannes consegna inizialmente, nel 1878, due decorazioni consacrate all’Infanzia di santa Genoveffa e all’Incontro tra santa Genoveffa e San Germano. Per una nuova commessa ricevuta nel 1893, egli dipinge tre pannelli sul tema di santa Genoveffa che approvvigiona Parigi assediata, i quali avrebbero dovuto essere sovrastati da un fregio. La morte del pittore nel 1898 interruppe però questo lavoro.

Pierre Puvis de ChavannesFrise destinée à la décoration du Panthéon© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
I cartoni preparatori di questo fregio raffigurante dei santi sono rimasti dunque incompiuti. Il loro stato permette di capire il processo lavorativo dell’artista: quadrettatura, disegno a carboncino e a seppia, quindi colorazione a lavis e pittura.
L’esecuzione finale di questa parte della decorazione è stata affidata al pittore Victor Koos, ex assistente di Puvis, incaricato, all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso, di tradurre il disegno del suo maestro sul muro del Pantheon.

Deposito della Fondation Napoléon al Museo d'Orsay

Eugène GuillaumeNapoleone I, legislatore© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
Dall’inizio del 2018, il pubblico può ammirare nella navata del Museo d'Orsay un importante deposito della Fondation Napoléon: lo studio in gesso di Napoleone I, legislatore, opera dello scultore Eugène Guillaume (1822-1905).

Nel 1860, il principe Napoleone (1822-1891), figlio di Girolamo Bonaparte, inaugura in avenue Montaigne una vasta dimora su imitazione delle ville antiche, nota sotto il nome di “casa pompeiana”. Nell’atrio domina una rappresentazione a grandezza naturale dell’Imperatore in toga, con mano il Codice civile, una corona di alloro in testa e un’aquila ai suoi piedi.

Gustave BoulangerProve del “Pifferaio di Hamelin” e della “Donna di Diomede” nella dimora del principe Napoleone© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Adrien Didierjean
La stessa immagine si ritrova in un quadro di Gustave Boulanger conservato al Museo d'Orsay e intitolato Prove del “Pifferaio di Hamelin” e della “Donna di Diomede” nella dimora del principe Napoleone (1861).
Questo deposito è il gesso originale, uno studio preparatorio rimasto nell’atelier di Guillaume, quindi presso i suoi eredi fino alla sua donazione alla Fondation Napoléon nel 2003.
La versione marmorea, che ha subito danni considerevoli durante l’incendio del palazzo delle Tuileries nel 1871, è oggi custodita al Napoleon Museum di Arenenberg (Svizzera).

Clicca qui per ottenere maggiori informazioni sul sito della Fondation Napoléon.

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La donazione Zeïneb e Jean-Pierre Marcie-Rivière

Edouard VuillardFanciulla © Musée d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
In 2016, il museo di Orsay ha presentato per la prima volta nelle sue sale l’insieme della donazione di Zeineb e Jean-Pierre Marcie Rivière concessa nel corso del 2010 e il cui usufrutto si è estinto con la scomparsa di Jean-Pierre Marcie-Rivière, il 6 gennaio 2016.
Questa liberalità costituisce un evento significativo nella storia delle collezioni pubbliche francesi.

La donazione comprende 25 dipinti e 94 disegni di Bonnard; 24 dipinti, 3 pastelli e 2 disegni di Vuillard. Iniziata negli anni sessanta del secolo scorso da André Levy-Despas, primo marito di Zeineb Kebaïli, la collezione è stata arricchita per oltre quarant’anni da Zeineb e Jean-Pierre Marcie-Rivière.
Essa si rivela particolarmente sensibile ai soggetti intimi e alle composizioni misteriose fino, talvolta, all’ermetismo o alla caricatura. Serate musicali, ritratti dal vivo, interni con personaggi, scene urbane, testimoniano le strette corrispondenze tra Bonnard e Vuillard al tempo dei Nabis.
A completare questa serie di opere realizzate nell’ultimo decennio dell’Ottocento, alcuni quadri della maturità dei due artisti.

Le dipinti della donazione sono attualmente presentate nella Sala 9, Livello 0.
Per saperne di più

Arti decorative Secondo Impero

Arti decorative Secondo Impero© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
Le arti decorative del Secondo Impero godono di una nuova presentazione nelle sale 22 e 23 del pianterreno.

In un pomposo allestimento, mobili, vasi e altri oggetti decorativi testimoniano lo sfarzo e l’inventiva che caratterizzano questo periodo. Completano il tutto alcuni quadri, ritratti ufficiali o evocazione degli interni dell’epoca.

Elemento cruciale, la maestosa acquasantiera di cristallo, offerta dalla Società della cristalleria di Lione all’imperatrice Eugénie in occasione dell’Esposizione universale del 1867, risplende all’interno di una vetrina a specchi appositamente realizzata. Il pubblico del museo d’Orsay aveva già potuto ammirare questo oggetto monumentale durante la mostra Spettacolare Secondo Impero. Esso fa parte del deposito concesso in via eccezionale dal Mobilier national al museo d’Orsay.

Lo stile Secondo Impero è caratterizzato dall’eclettismo delle fonti artistiche a cui attinge, le quali spaziano dall’Antichità al Rinascimento fino al XVIII secolo. Questa diversità è visibile nelle abitazioni della classe aristocratica e di una rampante borghesia arricchita da commercio, industria e banca. Gli arredi e le decorazioni degli interni conoscono un periodo di fasto, riflesso dell’ottimismo economico del regno di Napoleone III che si impone a Parigi attraverso la politica di urbanizzazione della capitale condotta da Haussmann.

Arti decorative Secondo Impero. © Musée d'Orsay / Sophie Crépy
I progressi della tecnica e la superiorità delle arti industriali danno mostra di sé nelle varie Esposizioni universali in cui le Nazioni rivaleggiano in quanto a ingegno e lusso. Il ruolo primario della Francia nelle arti decorative le procura un’eccellente reputazione. A livello statale, le produzioni della Manufacture de Sèvres restano tra le più rappresentative del paese e vengono regolarmente impiegate come regali diplomatici, partecipando così alla leggendaria «Festa imperiale».

Il museo d’Orsay ringrazia il Mobilier national per la custodia di una straordinaria serie di vasi concessa in occasione della riapertura delle sale dedicate alle arti decorative del Secondo Impero.

Arti decorative Secondo Impero© Musée d'Orsay / Sophie Boegly-Crépy

La pittura al Salon

Henri GervexSeduta della Giuria© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / DR
Galerie Seine
Istituito nel 1699, il Salon è nella seconda metà dell'Ottocento l'esposizione al contempo istituzionale e popolare che permette agli artisti di farsi notare. Una seduta della giuria di pittura di Gervex mostra l'importanza di simile evento e della reazione dei membri della giuria che assegna i premi o dei critici che scrivono sui giornali. Le collezioni del museo d'Orsay riflettono quello che era il gusto ufficiale dell'epoca grazie ai numerosi quadri che lo Stato acquisisce al termine del Salon per il museo del Luxembourg, allora dedicato alla produzione artistica contemporanea.

A lungo considerato un luogo di promozione dell'accademismo, il Salon consente in realtà la messa a confronto di esperimenti artistici diversi. Gli artisti che riprendono soggetti tratti dall'Antichità o dalla Bibbia ‒ come Élie Delaunay ‒ rinnovano le formule tradizionali attraverso lo stile e la composizione, mentre altri ‒ come Jean-Paul Laurens ‒ privilegiano la letteratura o fatti significativi della storia nazionale. Questi quadri riecheggiano così le innovazioni delle avanguardie e annunciano, nella messa in scena, il cinema del secolo successivo.

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Sale “Luxembourg”

Musée d'Orsay - Salle 1© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
Le prime sale del percorso di visita oggetto della recente opera di ristrutturazione sono state battezzate “Luxembourg” in memoria di un museo che svolse un ruolo fondamentale nell’universo artistico francese dell’Ottocento: il cosiddetto “Museo degli artisti viventi”, situato nel palazzo e nell’orangerie del Jardin du Luxembourg, a Parigi.

A partire dal 1818 e fino alla creazione del museo d’arte moderna al Palais de Tokyo nel 1937, questa istituzione aveva come vocazione quella di ospitare parte dei dipinti, delle sculture e poi anche dei disegni acquistati o commissionati dallo Stato ad artisti vivi o morti da meno di dieci anni, oltre che donazioni di privati.
Si trattava del più importante museo di arte contemporanea a livello mondiale: l’opinione pubblica gli attribuiva un ruolo prescrittivo, e l’onore di vedere le proprie opere esposte nelle sue sale era il sogno di numerosi artisti, esclusivamente francesi all’inizio, prima che il museo si aprisse progressivamente agli artisti stranieri a partire dagli anni ’60 dell’Ottocento. Difatti, l’ingresso al museo del Luxembourg dava la speranza di vedere le proprie opere accedere un giorno, dopo la loro morte, al prestigioso museo del Louvre, il pantheon degli artisti.

Musée d'Orsay - Salle 4© Musée d'Orsay / Sophie Crépy
Se alcuni riformatori del dipinto quali Delacroix, Rodin, Ingres o ancora Gustave Moreau conobbero questa fortuna alquanto presto nella loro carriera, l’amministrazione non osò assecondare tutte le avanguardie del tempo: Courbet, Millet, Manet, Lautrec o Van Gogh non entrarono mai al museo del Luxembourg finché furono in vita.
A partire dal 1870, le critiche si inasprirono, accusando il museo di ignorare i talenti più originali e di rinchiudersi entro i limiti di un’arte ufficiale e accademica. Gauguin, ugualmente scartato, disprezzava il Luxembourg definendolo una “grossa prigione, un lupanare obbligatorio”.

Non bisogna tuttavia dimenticare l’opera di direttori illuminati come Philippe de Chennevières o Léonce Bénédite, così come l’iniziativa di grandi donatori quali Gustave Caillebotte, Isaac de Camondo, Etienne Moreau-Nélaton e Alfred Chauchard, che seppero colmare le lacune facendo entrare nelle collezioni statali i pittori della Scuola di Barbizon, Manet e gli Impressionisti. L’attuale collezione del museo d’Orsay è il frutto di questa storia.

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Vetrate dipinte da Gauguin

Paul GauguinTahitiana in un paesaggio© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet
Dal 1986, anno della sua inaugurazione, il museo d'Orsay non aveva mai potuto esporre al pubblico due opere di Gauguin appartenenti alle sue collezioni. I capolavori in questione, rimasti a lungo nascosti ai visitatori, sono due vetrate dipinte che, a causa del loro stato di conservazione e della mancanza di spazi idonei a ospitarle, non potevano essere esposte. Adesso, invece, dopo una lunga e complessa opera di restauro e a seguito della realizzazione di vetrine protettrici, i visitatori possono finalmente ammirare nelle sale queste splendide creazioni.

Motivi raffiguranti fiori e piante e Tahitiana in un paesaggio, risalgono al 1893, anno in cui Gauguin si trasferisce a Parigi di ritorno dal suo primo soggiorno in Polinesia. Nella capitale, l'artista porta avanti le sue ricerche sulla decorazione iniziate sul finire degli anni ottanta del XIX secolo, periodo in cui decorò le finestre dell'albergo di Marie Henry a Le Pouldu, proseguite poi a Tahiti nel 1892 quando dipinse la vetrata di una casa.
Paul GauguinMotivi raffiguranti fiori e piante© RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Daniel Arnaudet

A Parigi, animato dal desiderio di circondarsi di decorazioni dallo stile esotico, Gauguin sceglie come supporto le porte a vetri della sua bottega di rue Vercingétorix e realizza questi due paesaggi che, dopo la partenza nel 1895 per quello che sarà il suo ultimo viaggio, verranno rimossi soltanto nel 1905. Per il loro ingresso nelle collezioni, si dovrà invece attendere fino al 1958, anno in cui la vedova del pittore americano Harold English, loro ultimo proprietario, dona questo capolavoro ai musei francesi.

L'esposizione di queste vetrate decorate rappresenta dunque un grande evento poiché queste opere tirate fuori dai fondi dove erano custodite testimoniano una delle preoccupazioni principali di Gauguin che, in una lettera all'amico Daniel de Monfreid, dichiarava: "Non c'è niente di meglio di una vetrata semplice che attrae l'occhio con le sue divisioni di colori e di forme".

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