Musée d'Orsay: Joris-Karl Huysmans critico d’arte. Da Degas a Grünewald, sotto gli occhi di Francesco Vezzoli

Joris-Karl Huysmans critico d’arte. Da Degas a Grünewald, sotto gli occhi di Francesco Vezzoli

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La verità non fa mai male

Edgar Degas 
 (1834-1917)
 Dans un café, dit aussi L'absinthe [L'assenzio]
 1873 
 Olio su tela
 Cm 92 x 68,5
 Parigi, museo d'Orsay, legato del conte Isaac de Camondo, 1911
Edgar DegasL'assenzio© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski
Dal suo primo articolo, nel 1867, fino ai suoi ultimi scritti, Huysmans descrive l’arte e gli artisti come baluardi eretti contro una società a suo avviso degradata e degradante. Nato e formatosi nell’ammirazione dei vecchi maestri olandesi, raccontò lui stesso della travolgente scoperta di Degas in occasione della seconda mostra impressionista nel 1876.

L’artista dello sconvolgimento godrà di uno status particolare nella sua critica d’arte, così come Manet, Caillebotte, Forain e Raffaëlli. La lezione di Baudelaire, sostenitore dei pittori “della vita moderna”, viene accolta e diventa un vero e proprio credo.







Henri GervexRolla© RMN-Grand Palais / A. Danvers
Per l’Huysmans romanziere naturalista, all’epoca vicino a Zola, la pittura deve raccontare la realtà in maniera franca, espressiva, se non addirittura mordente. L’arte “moderna” è la rivelazione della verità. Al contrario, le opere di Cabanel e Gérôme, definite come “flaccide e slavate”, o quelle di Bouguereau restano l’espressione alienata di un’arte ritenuta edulcorata, falsa e nefasta.

Bianco.

Questo spazio, concepito come un "white cube", caratteristico dell’arte contemporanea, proietta la lucidità dell’Huysmans critico d’arte nella nostra epoca. Simboleggia quel momento in cui le opere si elevano a capolavori e lo scrittore a profeta.

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