Musée d'Orsay: Charles Gleyre (1806-1874). Il romantico pentito

Charles Gleyre (1806-1874). Il romantico pentito

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

La sera: l'alba del successo

Charles GleyreLLe illusioni perdute detto anche La sera© RMN-Grand Palais (musée du Louvre) / Michel Urtado
Dopo tante delusioni e scoraggiamenti, Charles Gleyre conosce improvvisamente il successo all’età di trentasette anni esponendo Le Soir [La sera] al Salon del 1843.
Acclamata unanimemente dal pubblico e dalla critica, la tela ottiene una medaglia d’oro ed è acquistata dallo Stato che la espone al Museo reale degli artisti viventi. Ampiamente diffusa dai rotocalchi sotto il titolo balzachiano di Le illusioni perdute, l'opera abita l’immaginario di diverse generazioni di francesi.

La sera è una composizione ibrida, un’allegoria poetica che si presta tanto più facilmente al fantasticare dello spettatore in quanto non fa riferimento a un particolare episodio della mitologia o della storia antica. Gleyre riesce finalmente a risolvere la sua esperienza problematica dell’Oriente, e ciò non riutilizzando dei disegni eseguiti dal vivo, ma rileggendo degli appunti poetici trascritti nel suo diario di viaggio.

Pertanto, La sera non è fatta di cose viste, ma ricostruisce una visione. Da un’allucinazione provata sul finire di una giornata del marzo 1835 sulle rive del Nilo, Gleyre fa una meditazione malinconica e discretamente autobiografica sulla perdita delle illusioni giovanili della gloria e dell’amore. Questo lamento non esaurisce tuttavia il soggetto del quadro che celebra anzi i poteri magici della pittura, capace di tradurre un’esperienza di tipo sinestetico così descritta nel diario dell’artista: “la triplice armonia di forme, colori e suoni era totale”.

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11


Aumentare la fonte Diminuire la fonte Inviare ad un amico Stampare

Facebook
TwitterInstagramYouTube