Ecritoire de dame

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Henry Van de Velde
Ecritoire de dame
vers 1897
acajou moucheté de Cuba (ou de Saint-Domingue) et cuir original
H. 91,0 ; L. 133,5 ; P. 65,0 cm.
Don journal Mainichi, 1995
© Adagp, Paris, 2024 © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Henry Van de Velde
Ecritoire de dame
vers 1897
acajou moucheté de Cuba (ou de Saint-Domingue) et cuir original
H. 91,0 ; L. 133,5 ; P. 65,0 cm.
Don journal Mainichi, 1995
© Adagp, Paris, 2024 © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
Henry Van de Velde
Ecritoire de dame
vers 1897
acajou moucheté de Cuba (ou de Saint-Domingue) et cuir original
H. 91,0 ; L. 133,5 ; P. 65,0 cm.
Don journal Mainichi, 1995
© Adagp, Paris, 2024 © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
Henry Van de Velde (1863 - 1957)
Niveau médian, Salle 61

Il catalogo delle "Industrie d'arte e di ornamentazione" pubblicato nel 1899 a Bruxelles da Henry van de Velde raffigura questo mobile nel suo contesto, ovvero un salottino privato interamente ristrutturato dall'artista. Ovviamente, la ripresa è stata effettuata all'interno stesso di una casa o di un appartamento abitati. Fino ad oggi, non si conoscono altri esemplari di questo mobile, il che spinge a pensare che potrebbe trattarsi di un modello unico o, perlomeno, realizzato in un numero molto limitato di copie.
Dal punto di vista stilistico, questo scrittoio risale agli esordi della produzione di mobili di van de Velde. Si inserisce nella tradizione diretta della ristrutturazione nel 1895-1896, ad opera dell'artista, della sua abitazione, il Bloemenwerf a Uccle (Belgio).
Simile a molti mobili creati per il Bloemenwerf, lo scrittoio è caratterizzato da un rigore e da una levità nella costruzione che hanno un valore dimostrativo del "funzionalismo" ricercato.
Il mobile deve la sua forma all'assemblaggio di diversi elementi che lo compongono, sprovvisti, d'altronde, di ogni ornamento. L'influsso dell'arte giapponese è percettibile. Infatti, visto di fronte, lo scrittoio rivela una forma il cui incisivo grafismo ricorda quello di molti stampini giapponesi. Il piano e i piedi leggermente incurvati verso l'esterno, la fascia del sottopiano, fanno pensare all'assonometria di un torii, l'ornamentale e tradizionale cancello di ingresso che conduce al tempio shintoista.
Al contrario, gli schedari ed i cassetti laterali ricordano, per la loro semplicità pressoché rudimentale, le creazioni del movimento delle Arts and Crafts (Arti e Mestieri) che van de Velde teneva in altissima considerazione e che fu alla base della sua conversione alle arti "minori".

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