L'Angélus

Jean-François Millet
L'Angélus
entre 1857 et 1859
huile sur toile
H. 55,5 ; L. 66,0 cm.
Legs d'Alfred Chauchard, 1909
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Jean-François Millet (1814 - 1875)

Un uomo ed una donna recitano l'angelus, preghiera che ricorda il saluto che l'angelo rivolge a Maria durante l'Annunciazione. I due contadini hanno interrotto la raccolta delle patate e tutti i loro strumenti di lavoro, il forcone, il cesto, i sacchi e la carriola, sono raffigurati sulla tela. Nel 1865, Millet racconta: "L'Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravamo nei campi e mia nonna, ogni volta che sentiva il rintocco della campana, ci faceva smettere per recitare l'angelus in memoria dei poveri defunti". All'origine di questo quadro, c'è dunque un ricordo d'infanzia e non la volontà di esaltare un qualsivoglia sentimento religioso tanto più che Millet non è nemmeno un praticante. Attraverso la raffigurazione di una scena semplice, l'artista si prefigge di illustare i ritmi immutabili che scandiscono la vita dei campi. In questo caso, l'interesse del pittore è rivolto al tempo della pausa, del riposo.
Isolata in primo piano, in mezzo ad una immensa e deserta pianura, questa coppia di contadini assume un aspetto monumentale, malgrado le dimensioni ridotte della tela. I loro visi sono lasciati in ombra, mentre una luce sottolinea i gesti e gli atteggiamenti. La tela esprime così un profondo sentimento di raccoglimento e Millet, superato il semplice aneddoto, aspira all'archetipo.
Questo spiega molto bene il destino straordinario di questa opera: oggetto di un forte entusiasmo patriottico quando, nel 1899, il Louvre tentò il suo acquisto, venerata da Salvador Dali, deturpata da uno squilibrato nel 1932 l'Angelus, nel corso del XX secolo, è assurta al ruolo di icona a livello mondiale.

Rez-de-chaussée, Salle 4