Pendule

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Emile Reiber
Pendule
1873
bronze et cuivre patiné, doré et argenté, émail cloisonné
H. 64,2 ; L. 57,2 cm.
Don de la société des Amis du musée d'Orsay, 1998
© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Stéphane Maréchalle
Emile Reiber
Pendule
1873
bronze et cuivre patiné, doré et argenté, émail cloisonné
H. 64,2 ; L. 57,2 cm.
Don de la société des Amis du musée d'Orsay, 1998
© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Stéphane Maréchalle
Emile Reiber
Pendule
1873
bronze et cuivre patiné, doré et argenté, émail cloisonné
H. 64,2 ; L. 57,2 cm.
Don de la société des Amis du musée d'Orsay, 1998
© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Stéphane Maréchalle
Emile Reiber
Pendule
1873
bronze et cuivre patiné, doré et argenté, émail cloisonné
H. 64,2 ; L. 57,2 cm.
Don de la société des Amis du musée d'Orsay, 1998
© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Stéphane Maréchalle
Emile Reiber
Pendule
1873
bronze et cuivre patiné, doré et argenté, émail cloisonné
H. 64,2 ; L. 57,2 cm.
Don de la société des Amis du musée d'Orsay, 1998
© GrandPalaisRmn (musée d'Orsay) / Michèle Bellot
Emile Reiber (1826 - 1893)
Artwork not currently exhibited in the museum

Assunto dalla Maison Christofle nel 1865, l'architetto-decoratore Emile Reiber ha in animo di produrre una collezione d'oggetti di decorazione. La grande maestria degli operai alle sue dipendenze, permette a Reiber di realizzare anche le idee più straordinarie, rivaleggiando così in genialità con i fonditori, gli orafi, gli smaltatori cinesi, giapponesi e persino indiani e persiani.
Quest' imponente insieme, infatti, è la versione più sontuosa di un progetto per la realizzazione di un orologio a pendolo abbinato a dei candelabri, al quale l'artista lavorò a lungo a partire dal 1869. L'indicazione "orologio a pendolo giapponese", che Reiber riporta con chiarezza in uno dei suoi studi preparatori, non può trarre in inganno. La forma, la decorazione e la tecnica si ispirano sia a modelli cinesi e indiani che ad oggetti giapponesi. Questo orologio a pendolo è chiaramente la versione adattata di un trittico da tavolo cinese; la composizione dei candelabri, forse ispirata a fonti cinesi, in particolare ad alcune incisioni del Palazzo d'Estate di Pechino, è del tutto insolita. Il motivo dagli elefanti fa invece pensare ad una raffigurazione in formato ridotto delle sculture monumentali indiane. Soltanto i pannelli in alto, sul retro dei candelabri, con i loro cartigli su sfondi mosaicati, damaschinati e patinati, sono chiaramente di ispirazione giapponese!
Dal punto di vista tecnico, inoltre, la perfezione della ghisa e della cesellatura, le belle patine rosse e nere, le delicate incrostazioni d'oro e d'argento, gli smalti cloisonné, sono una trascrizione molto libera dei modelli orientali.
La vista di una così grande ricchezza ornamentale e di un simile virtuosismo di esecuzione, lascia ancora oggi sbalorditi. Nessuna altra epoca sarebbe stata in grado di offrire un connubio così straordinario di erudizione e di fascino orientali, manifestazione estrema di questa passione per le cineserie o le giapponeserie - che ha ispirato ai decoratori occidentali una notevole quantità di capolavori, ricchi di estro e di fantasia.

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