Marine, étude de nuages

Gustave Le Gray
Marine, étude de nuages
en 1856
épreuve sur papier albuminé à partir d'un négatif sur verre au collodion
H. 32,0 ; L. 39,0 cm.
Acquis par préemption en vente publique par les Musées nationaux, 1997
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Gustave Le Gray (1820 - 1884)

"Ed era finalmente ora che l'arte cominciasse ad interessarsene un po'": con queste parole Nadar saluta l'ingresso di Gustave Le Gray in fotografia in Quando ero fotografo, un'opera apparsa nel 1900. Di fatto, Le Gray agisce da artista allorquando realizza paesaggi puri, vedute della foresta di Fontainebleau intorno al 1855 o panorami marini risalenti nel 1856-1857. Ogni aneddoto è bandito da queste opere e l'artista conferisce loro una dimensione universale.
Questo paesaggio marino, che si configura soprattutto come un lavoro preparatorio di un cielo di una notevole limpidezza, è indubbiamente una delle più emozionanti e più poetiche raffigurazioni eseguite da Le Gray. Quest'ultimo è il primo a utilizzare il collodio umido, messo a punto nel 1851, in una scala di così grandi dimensioni e con una padronanza assoluta della tecnica. Questo metodo si presta sia alla riproduzione del movimento compatto dei flutti, sia a quella della luce del cielo. Questi due elementi, tuttavia, richiedono tempi di posa diversi. Combinando due negativi di diverso tipo, uno per le nuvole, l'altro per il mare, Gray realizza senza dubbio una prodezza tecnica. Di quest'artista conosciamo una ventina di paesaggi marini che riscuotono un grandissimo successo a Londra prima, a Parigi poi. L'autore di un articolo apparso su La Revue photographique del 1859 li definisce "quadri incantevoli" e prosegue: "Niente è più bello di questi paesaggi marini, abbiamo visto pittori di talento in estasi davanti a queste fotografie".

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