Dipinti

tableau, Akseli Gallen-Kallela, Palokärsi ; le Grand Pic noir, en 1894
Akseli Gallen-Kallela
Palokärsi ; le Grand Pic noir, en 1894
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Un'eredità ricca e complessa

La collezione di dipinti del Museo d’Orsay proviene dalle istituzioni museali che l'hanno preceduto dall'inizio del XIX secolo: il Museo del Lussemburgo, fondato nel 1818 e dedicato alle opere degli artisti francesi viventi;  il Jeu de Paume alle Tuileries, dove a partire dal 1922 sono presentate le opere delle scuole straniere contemporanee acquisite per il Museo del Lussemburgo; il Louvre, dove sono esposte le opere dei grandi artisti del XIX secolo entrati tardivamente nelle collezioni e dove, nel 1929, vengono inaugurate le sale impressioniste; il Museo nazionale di arte moderna, aperto nel 1937 al Palais de Tokyo;il Jeu de Paume trasformato nel 1947 per accogliere la collezione impressionista del Museo del Louvre e opere postimpressioniste acquistate per il Louvre. 

A parte il Louvre, queste istituzioni sono oggi scomparse o hanno visto cambiare la loro missione (per esempio, il Museo del Lussemburgo aperto nel 1818 ha chiuso definitivamente nel 1939).     

Lo strato più antico della collezione di Orsay è costituito, dunque, dalle acquisizioni effettuate dal Museo del Lussemburgo. Alla sua fondazione nel 1818, questo museo gioca un ruolo innovativo, poiché non espone opere d'arte antica ‒ ruolo tradizionalmente attribuito ai musei all'epoca ‒ ma quelle di artisti francesi viventi. Per essere esposte al Museo del Lussemburgo, le opere scelte dallo Stato vengono acquistate ai Salon se accolte positivamente dalla critica. Alcune vengono commissionate, altre acquistate con i fondi della Lista civile. Una regola non scritta e diversamente applicata prevede che gli artisti esposti al Museo del Lussemburgo entrino al Louvre dieci anni dopo la loro morte, purché pienamente riconosciuti.

Le acquisizioni per il Museo del Lussemburgo, parte integrante del sistema ufficiale delle Belle Arti

Nel XIX secolo, la costituzione della collezione del Museo del Lussemburgo è dunque parte integrante del sistema ufficiale delle Belle Arti. Sono apprezzati gli alunni di Ingres, maestro affermato: l'opera di Théodore Chassériau, Le Tepidarium [Il Tepidarium], è acquistata nel 1853. Al Salon, la tradizione accademica è molto seguita e si rinnova per stare al passo coi tempi. Il quadro di Thomas Couture, Les Romains de la Décadence [I Romani della decadenza], commissionato dallo Stato nel 1846, viene acquistato nel 1847 dopo essere stato esposto al Salon. In esso si nota una soluzione al conflitto tra classicismo e romanticismo. Il cosiddetto grand genre, ovvero la pittura storica, che attinge in particolare alla storia antica ‒  anche se il quadro di Couture evoca in realtà ciò che il pittore considera la decadenza morale del suo tempo ‒ alla mitologia greco-latina, alle scene bibliche e alla storia del primo Cristianesimo, rimane nelle grazie della direzione museale.

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tableau, Thomas Couture, Romains de la décadence, en 1847
Thomas Couture
Romains de la décadence, en 1847
Musée d'Orsay
Commande de l'Etat, 1846
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Essendo legata all'accoglienza che ricevono le opere esposte al Salon, la politica di acquisizioni per il Museo del Lussemburgo presenterà progressivamente delle lacune. Difatti, anche se la tradizione del bello ideale e l'accademismo restano importanti, le correnti artistiche si diversificano a partire dagli anni '30 dell'Ottocento. Tanto per cominciare, la pittura paesaggistica si rinnova, grazie ad artisti considerati oggi tra i più importanti, in particolare Théodore Rousseau e Jean-François Millet. Ebbene, prima della fine dell'Ottocento, il museo non acquisterà nessuna opera di questi due artisti, che entreranno solo in seguito nelle collezioni grazie a donazioni private. Inoltre, numerosi pittori, tra cui Gustave Courbet, si prefiggono di rappresentare la realtà. La sua celebre tela, Un enterrement à Ornans [Funerale a Ornans], riceve una pessima accoglienza al Salon del 1850. Nella logica del sistema dell'epoca, perfettamente orchestrato, l'artista non viene acquistato dallo Stato, quando invece è all'apice della sua espressione. Altri pittori realisti, in sintonia con la loro produzione, entrano tuttavia al Museo del Lussemburgo, i Rosa Bonheur, che rovescia i pregiudizi sulle artiste donne, ottiene nel 1848 una commessa statale per l'Labourage nivernais [Aratura nivernese].

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tableau, Rosa Bonheur, Labourage nivernais, dit aussi Le sombrage, en 1849
Rosa Bonheur
Labourage nivernais, dit aussi Le sombrage, en 1849
Musée d'Orsay
achat après commande de l'Etat, 1849
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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La Seconda Repubblica (1848-1851) dirotta temporaneamente gli acquisti verso i grandi dimenticati dei decenni precedenti: è allora che Corot è acquistato ed esposto al Lussemburgo per la prima volta con Une matinée, la Danse des Nymphes [Un mattino. La danza delle Ninfee] presentato al Salon del 1850-'51. Molto apprezzato è anche Jules Breton, uno dei grandi artisti del mondo contadino. La sua opera intitolata Le rappel des glaneuses [Il richiamo delle spigolatrici] viene acquistata al Salon del 1859, durante il Secondo Impero, con i fondi della Lista civile di Napoleone III, che ne farà dono al Museo del Lussemburgo nel 1862.

L'apertura del sistema: colmare le lacune e accogliere l'impressionismo

In che modo questo sistema rigido, che avrebbe potuto sfociare in una marginalizzazione dell'innovazione artistica, si è evoluto? ? Diversi eventi vi hanno contributo, oltre che la mobilitazione di artisti e scrittori a partire dal Secondo Impero (1852-1870). Nel 1863, il primato del Salon vacilla quando Napoleone III – constatando che il Salon ha rifiutato ben 3000 opere – accetta che sia organizzato un Salon parallelo chiamato Salon des Refusés. Questo movimento, che contesta la supremazia esclusiva del Salon sulla politica artistica, prosegue dopo la guerra franco-prussiana del 1870, con la moltiplicazione delle mostre indipendenti, come quella degli impressionisti tra il 1874 e il 1886 al Salon des Indépendants istituito nel 1884, e con la nascita della Società Nazionale delle Belle Arti nel 1890 allo scopo di rappresentare meglio la diversità della vita artistica. Nel decennio 1890, tranne alcune eccezioni, nessuna opera impressionista è stata ancora acquistata per i musei nazionali ma il loro prezzo è già molto elevato. Tuttavia, una serie di elargizioni straordinarie permetterà di farle entrare nelle collezioni nazionali.  

Il tempo delle grandi elargizioni

I mercanti e i collezionisti appoggiano nuove correnti e contribuiscono così all'evoluzione dei gusti con il loro sguardo acuto sull'arte di quegli anni. Il mercante Paul Durand-Ruel coglie subito il valore degli impressionisti e organizza, a partire dal 1870, una mostra nella sua galleria londinese in New Bond Street. In seguito, organizzerà regolarmente a Parigi mostre consacrate a questi artisti.

Gustave Caillebotte, già pittore, acquista le opere dei suoi amici impressionisti per sostenerli. Espone con il gruppo dal 1876. È grazie a lui che gli artisti del movimento entrano nelle collezioni nazionali francesi (tranne Manet, Renoir e Sisley, già presenti con un quadro ciascuno), ma il loro ingresso non avviene senza polemiche. Al suo decesso nel 1894, Caillebotte lascia allo Stato la propria collezione composta da 67 dipinti e pastelli impressionisti e da due disegni di Millet. Le autorità francesi accolgono con favore questo lascito che va opportunamente a completare un'eclatante lacuna, ma il testamento stabilisce che dovrà essere esposta l'intera collezione. Ebbene, il Museo del Lussemburgo, che deve accogliere le opere, non ha abbastanza spazio. Il fratello di Caillebotte, Martial Caillebotte, insieme a Renoir, scelto come esecutore testamentario, si attiene rigidamente alla condizione del lascito. Occorre dunque ridurre il numero di opere. Dopo una serie di trattative riferite dalla stampa, si arriva a un compromesso che permette allo Stato di operare una selezione di opere ‒ 40 in tutto ‒ esposte nel 1897 al Museo del Lussemburgo. Tra le altre, si citano: L’Estaque di Cézanne (1878), La Gare Saint-Lazare [La stazione Saint-Lazare] (1877) di Monet, Printemps. Pruniers en fleurs [Primavera. Susini in fiore] (1877) di Pissarro e  Bal du Moulin de la Galette [Ballo al Moulin de la Galette] (1876) di Renoir. Martial Caillebotte completa il lascito del fratello offrendo nel 1894, tramite Renoir, Raboteurs de parquet [I piallatori di parquet] (1875) e Vue de toits (Effet de neige) [Veduta di tetti (Effetto neve)] (1878) di Gustave Caillebotte.  

tableau, Auguste Renoir, Bal du moulin de la Galette, en 1876
Auguste Renoir
Bal du moulin de la Galette, en 1876
Musée d'Orsay
Legs Gustave Caillebotte, 1894
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Le grandi elargizioni provenienti da artisti come Caillebotte o dai collezionisti svolgono un ruolo fondamentale e mirano a far riconoscere opere ritenute ingiustamente escluse dal sistema delle pubbliche acquisizioni. Alla morte di Édouard Manet nel 1889, il suo quadro Olympia era rimasto senza acquirenti nell'atelier dell'artista dopo le polemiche che aveva scatenato al Salon del 1865. È allora che dei ricchi americani pensano di comprare alcune opere di Manet e in particolare l'Olympia. Appoggiato dal pittore americano John Sergent, Monet lancia allora una pubblica sottoscrizione per acquistare il quadro dalla vedova di Manet, che verrà poi donato allo Stato francese nel 1890. Per Monet, si tratta di far riconoscere finalmente l'importanza che questo artista deve avere nella cosiddetta histoire du siècle. Grazie all'intervento di Clemenceau, amico di Monet, il quadro viene esposto al Louvre nel 1907.

tableau, Edouard Manet, Olympia (détail), en 1863
Edouard Manet
Olympia (détail), en 1863
Musée d'Orsay
1890
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Il ricco collezionista e storico dell'arte Étienne Moreau-Nélaton, noto specialista di Corot, Daubigny, Millet e Manet, acquista opere di questi artisti e alcuni capolavori impressionisti. Nel 1906 dona al Louvre un centinaio di quadri tra cui opere romantiche, paesaggi di Barbizon e opere fondamentali della Nouvelle Peinture e dell'impressionismo. A lui si deve per esempio l'ingresso di Déjeuner sur l’herbe [Colazione sull'erba] di Édouard Manet, opera rifiutata dalla giuria del Salon del 1863, che acquista da Durand-Ruel nel 1900, o ancora l'ingresso dei Coquelicots [Papaveri] di Claude Monet (1873), uno dei gioielli della prima mostra del gruppo tenutasi nel 1874.

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tableau, Claude Monet, Coquelicots, en 1873
Claude Monet
Coquelicots, en 1873
Musée d'Orsay
Donation d'Etienne Moreau-Nélaton, 1906
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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L’uomo d'affari Alfred Chauchard, partito da niente, si forgia grazie al suo successo commerciale un profilo da collezionista eccelso, costituendo un corpus unico di artisti di Barbizon, grandi dimenticati della politica delle pubbliche acquisizioni, come Théodore Rousseau. È grazie a lui e dopo una campagna stampa internazionale che L’Angélus [L’Angelus] (1857-1859) di Jean-François Millet torna in Francia, nel 1890, dopo che Chauchard lo ha riacquistato a caro prezzo dall'American Art Association. Il suo lascito allo Stato viene accolto nel 1910 e va a colmare importanti lacune.

tableau, Jean-François Millet, L'Angélus, entre 1857 et 1859
Jean-François Millet
L'Angélus, entre 1857 et 1859
Musée d'Orsay
Legs d'Alfred Chauchard, 1909
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Il 1911 è l'anno del lascito della collezione di Isaac de Camondo. Oltre al mobilio del XVIII secolo e alle stampe giapponesi, questo lascito fa entrare nelle collezioni nazionali un corpus considerevole di importanti opere impressioniste&nbsp firmate da artisti come Degas e Manet: tra le altre, Le Fifre [Il pifferaio] di Édouard Manet (1866), ma anche Londres, le Parlement [Il Parlamento di Londra] di Monet (1904).

tableau, Claude Monet, Londres, le Parlement. Trouée de soleil dans le brouillard, en 1904
Claude Monet
Londres, le Parlement. Trouée de soleil dans le brouillard, en 1904
Musée d'Orsay
Legs du comte Isaac de Camondo, 1911
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Isaac de Camondo è uno dei rari collezionisti a capire l'approccio seriale di questo artista e acquista quattro delle famose Cathédrales de Rouen [Cattedrali di Rouen]. Ancora poco rappresentato nelle collezioni pubbliche francesi, Cézanne gode finalmente di una maggiore attenzione con opere come Les joueurs de cartes [I giocatori di carte] (1890-1895), mentre Van Gogh entra finalmente al museo con Fritillaires [Fritillaria] (1887). Per gli artisti ancora in vita, Degas, Renoir e Monet, con l'apertura delle sale dedicate alla collezione Camondo nel 1914, questo lascito offre loro la consacrazione definitiva, ovvero quella di essere esposti al Louvre da vivi.

 

Antonin Personnaz, grande appassionato d’arte, importante fotografo e amico di pittori come Pissarro e soprattutto Guillaumin, lascia la sua collezione allo Stato. Essa comprende circa 140 opere impressioniste, tra cui: Le Pont d’Argenteuil [Il ponte di Argenteuil] (1874) di Monet, Paysage à Éragny [Paesaggio a Éragny] (1897) di Pissarro, L’île de la grande Jatte [L’isola della Grande Jatte] (1873) di Sisley. Le opere lasciate da Personnaz entrano al Louvre dopo la morte del donatore, nel 1937: quelle impressioniste vengono allora distribuite tra il Museo Bonnat di Bayonne, di cui Personnaz era stato curatore, e il Museo d’Orsay (circa 40 opere).

tableau, Alfred Sisley, L'île de la Grande Jatte, en 1873
Alfred Sisley
L'île de la Grande Jatte, en 1873
Musée d'Orsay
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Una politica di acquisizioni volta a riflettere la diversità artistica francese

Al Museo del Lussemburgo, i successivi curatori, prima Étienne Arago poi Léonce Bénédite, effettuano acquisizioni che attestano l'evoluzione della sensibilità artistica, ma nel 1892 lo Stato non ha ancora acquistato nessuna opera impressionista. La consapevolezza di questo ritardo ventennale, dalla loro prima mostra londinese, determina nel 1892 l'acquisizione delle Jeunes filles au piano [Ragazze al pianoforte] di Auguste Renoir, seguita da Jeune Fille en toilette de bal [Giovane donna in tenuta da ballo] di Berthe Morisot nel 1894. Negli anni '90 dell'Ottocento, i prezzi delle opere impressioniste sono già molto alti ed è grazie alle grandi elargizioni che le collezioni nazionali francesi si arricchiscono considerevolmente, a partire dal lascito Caillebotte accettato nel 1895.

tableau, Berthe Morisot, Jeune femme en toilette de bal, en 1879
Berthe Morisot
Jeune femme en toilette de bal, en 1879
Musée d'Orsay
Acquisistion de Théodore Duret, 1894
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Vengono inoltre colmate altre lacune del periodo precedente: nel 1881, per esempio, Un Enterrement à Ornans [Funerale a Ornans] di Courbet (1849) è donato dalla sorella dell'artista. L'opera entra direttamente al Louvre. Altre correnti più sensibili ai temi allegorici entrano al Museo del Lussemburgo, come Le Pauvre pêcheur [Il povero pescatore] di Pierre Puvis de Chavannes, che suscita vivaci reazioni al Salon del 1881. L'opera finisce tuttavia per essere acquistata dallo Stato nel 1887, così come Un atelier aux Batignolles [Studio a Batignolles] di Fantin-Latour (1870), acquistata nel 1892.

tableau, Pierre Puvis de Chavannes, Le pauvre pêcheur, en 1881
Pierre Puvis de Chavannes
Le pauvre pêcheur, en 1881
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Il naturalismo, molto apprezzato durante la terza Repubblica, viene pienamente riconosciuto, come testimonia l'acquisizione nel 1882 di un'opera emblematica di Léon Lhermitte, La Paye des moissonneurs [La paga dei mietitori].

tableau, Léon Lhermitte, La Paye des moissonneurs, en 1882
Léon Lhermitte
La Paye des moissonneurs, en 1882
Musée d'Orsay
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Opere di Charles Cottet, membro di un circolo di pittori talvolta chiamato «La banda nera» perché rifiutavano la palette chiara degli impressionisti a cui preferivano le tonalità scure, sono molto apprezzate da Bénédite, allora curatore del Museo del Lussemburgo. Esse entrano nelle collezioni pubbliche con il trittico Au pays de la mer [Nel paese del mare] di Cottet, dipinto acquistato al Salon del 1898.  La politica di acquisizioni per il Museo del Lussemburgo è aperta al cosiddetto «orientalismo» di cui Bénédite è grande promotore.

 

Il dinamismo delle acquisizioni di opere delle scuole straniere

Bénédite ritiene che il Museo del Lussemburgo debba dare spazio alle tendenze artistiche internazionali dell'epoca, le quali, secondo lui, non solo attestano la diffusione dell'arte francese, ma affermano al tempo stesso il ruolo di Parigi come capitale artistica. Effettua diversi viaggi all'estero e acquista soprattutto durante l'Esposizione universale di Parigi del 1900, costituendosi così una collezione di dipinti belgi (Alfred Stevens, Constantin Meunier), americani (Winslow Homer, la cui opera Nuit d’été [Notte d’estate] è acquistata appunto all'Esposizione del 1900), nordici (Anders Zorn, Frits Thaulow) e, sebbene in misura minore per ragioni politiche, tedeschi (Fritz von Uhde).

tableau, Winslow Homer, Nuit d'été, en 1890
Winslow Homer
Nuit d'été, en 1890
Musée d'Orsay
Acq de l'Etat, 1900
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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L'ampiezza della sezione dedicata alle scuole straniere lo spinge a chiedere nel 1919 che essa sia esposta nell'edificio del Jeu de Paume, alle Tuileries. Tale richiesta è accolta tre anni prima della sua morte, nel 1922. Le opere delle scuole straniere vengono allora trasferite al Jeu de Paume, che diventa un annesso del Museo del Lussemburgo, prima di diventare un museo a sé stante nel 1931.

In quegli stessi anni, e precisamente nel 1929, vengono portate al Louvre le opere impressioniste che si trovavano al Museo del Lussemburgo. Questi trasferimenti permettono di risolvere temporaneamente i problemi di spazio che persistono nonostante le successive ristrutturazioni.

Il Museo nazionale di arte moderna e la collezione impressionista e postimpressionista del Museo del Louvre al Jeu de Paume

Dibattiti, nuovi luoghi museali e ruolo del Louvre

I dibattiti sul ruolo del Museo del Lussemburgo sorti nel XIX secolo si intensificano all'inizio del XX e durante le due guerre. Una delle critiche rivolte al Museo del Lussemburgo è che sia più un museo degli artisti viventi che un museo di arte moderna. È per questo che lo Stato decide, nel 1934, di fondare un museo di arte moderna al Palais de Tokyo, costruito nel 1937 in occasione dell'Esposizione internazionale delle arti e delle tecniche applicate alla vita moderna. Le collezioni esposte al Museo del Lussemburgo e le opere delle scuole straniere esposte al Jeu de Paume vengono trasferite al Palais de Tokyo a partire dal 1938.

Il Museo del Lussemburgo chiude definitivamente nel 1939, prima dell'Occupazione tedesca. I musei nazionali francesi subiscono allora una serie di trasformazioni. Il Jeu de Paume viene ceduto ai nazisti, che vi insediano gli uffici per la confisca delle opere d'arte considerate «beni ebraici». Jean Cassou, curatore del nuovo Museo nazionale di arte moderna, viene destituito dal regime di Vichy ed entra nella Resistenza. Il piano terra del museo viene allestito e inaugurato il 6 agosto 1942 dal ministro della Pubblica Istruzione, per richiudere poco dopo e riaprire solo per qualche mese nel 1943.    

Nel 1945, Jean Cassou riacquista la carica di curatore del Museo nazionale di arte moderna e ne ripensa totalmente l'allestimento per preparare l'inaugurazione ufficiale, che avverrà nel 1947. Nello stesso anno le opere impressioniste e postimpressioniste presentate fino ad allora al Louvre vengono trasferite al Jeu de Paume che diventa una galleria dipendente dal Louvre.

 

L’arricchimento delle collezioni con opere di grandi artisti

Quando, nel 1947, le opere impressioniste entrano alla galleria del Jeu de Paume, la collezione precedentemente esposta al Louvre ha già accolto il cosiddetto postimpressionismo, ovvero gli artisti che da Gauguin, Van Gogh, Seurat a Toulouse-Lautrec ammirano e nello stesso tempo contestano gli impressionisti a partire dal 1880. Costoro sono i "grandi dimenticati" del Museo del Lussemburgo all'inizio del XX secolo. Bisognerà attendere gli anni '20 del Novecento perché siano meglio rappresentati nelle collezioni nazionali. Il contesto è favorevole ai lasciti e alle donazioni, essendo questi destinati al Louvre, un museo che gode di indiscutibile prestigio e la cui stabilità è garantita. Così, Le restaurant de La Sirène ad Asnières di Van Gogh (1886) è tra i quadri che Joseph Reinach lascia al Louvre nel 1921. Nel 1927, lo Stato accetta il lascito dell'opera Le Cirque [Il circo] di Georges Seurat (1891), proveniente dall'americano John Quinn; poi, nel 1930, quello di l’Étude pour «Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte» [Studio per «Una domenica pomeriggio all'isola della Grande Jatte»] (tra il 1884 e il 1886) dello stesso artista, proveniente da un donatore anonimo.

 

tableau, Georges Seurat, Le cirque (détail), en 1891
Georges Seurat
Le cirque (détail), en 1891
Musée d'Orsay
Legs John Quinn, 1924
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Altro aspetto del postimpressionismo, alcune opere di Paul Gauguin entrano nelle collezioni in questo periodo, in particolare La Belle Angèle [La bella Angèle] (1889), grazie a una donazione di Ambroise Vollard nel 1927, e Le Cheval Blanc [Il cavallo bianco] (1898), acquistato sempre nel 1927.

tableau, Paul Gauguin, Le cheval blanc, en 1898
Paul Gauguin
Le cheval blanc, en 1898
Musée d'Orsay
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / RMN
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La collezione postimpressionista del Louvre continua ad arricchirsi dopo il trasferimento al Jeu de Paume, colmando così alcune lacune. Tre opere di Seurat, dei nudi femminili, vengono acquistate nel 1947 alla seconda vendita di Félix Fénéon. Questa compensazione si spiega con il riconoscimento accordato a Seurat da parte di grandi collezionisti e istituzioni internazionali come l'Art Institute di Chicago, che ha ottenuto nel 1926 la donazione diUn après-midi à la Grande Jatte [Un pomeriggio alla Grande Jatte] (1884-1886), il Courtauld Institute di Londra (Jeune femme se poudrant [Giovane donna che s'incipria], 1932), e quella del miliardario americano Albert Barnes, che ha acquistato Les Poseuses [Le modelle] (1888) nel 1926.

Durante gli anni '40 e '50 del secolo scorso vengono donate numerose opere di Van Gogh, con cui si consolida finalmente la presenza dell'artista nelle collezioni nazionali. Molte di esse provengono da Paul e Marguerite Gachet, in particolare il Portrait de l’artiste [Ritratto dell’artista] (1889), donato nel 1949. 

tableau, Vincent Van Gogh, Portrait de l'artiste (détail), en 1889
Vincent Van Gogh
Portrait de l'artiste (détail), en 1889
Musée d'Orsay
Don de Paul et Marguerite Gachet, enfants du docteur Gachet, 1949
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Le acquisizioni delle opere di Paul Cézanne, di cui aveva beneficiato il Museo del Lussemburgo grazie ai lasciti di Caillebotte e di Isaac de Camondo, proseguono con due nature morte provenienti dal lascito concesso al Louvre da uno dei più grandi collezionisti dell'artista, Auguste Pellerin, quindi con i Baigneurs [Bagnanti] (1890-1900), donato da Eva Gebhard-Gourgaud nel 1965. Opere di Odilon Redon, artista dal quale nel 1904 era stato acquistato per il Museo del Lussemburgo Les yeux clos [Gli occhi chiusi] (1890), vanno ad arricchire la collezione grazie a diversi lasciti come quello, nel 1941, di Paul Jamot, pittore, critico d'arte, collezionista e curatore al Museo del Louvre.

tableau, Odilon Redon, Les yeux clos, en 1890
Odilon Redon
Les yeux clos, en 1890
Musée d'Orsay
acquis de l'atiste par l'Etat pour le Luxembourg,1904
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski
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Verso il Museo d’Orsay  

Sin dalla fine degli anni '60 appare chiaro che l'edificio del Jeu de Paume è troppo piccolo per esporre in condizioni adeguate le opere impressioniste e postimpressioniste. Nello stesso tempo cambiano la visione e gli studi sul XIX secolo: si riscoprono opere, artisti e sensibilità che erano stati trascurati se non addirittura disprezzati, come quelli fatti rientrare sbrigativamente nelle correnti di accademismo e simbolismo. Nel 1972, il direttore dei musei di Francia, Jean Châtelain, avanza la proposta di utilizzare gli ambienti dell’hotel e della stazione d’Orsay, costruiti da Victor Laloux nel 1900. Quattro anni dopo, il Museo nazionale di arte moderna del Palais de Tokyo viene chiuso e le sue collezioni sono trasferite al Centro nazionale di arte e cultura Georges Pompidou, la cui fondazione era stata decisa nel 1970. Nel 1977, un consiglio interministeriale ristretto presieduto da Valéry Giscard d’Estaing decide di insediare un museo per l'arte e la cultura del XIX secolo nella stazione d'Orsay. Si prevedono allora nuovi trasferimenti di opere, in provenienza dai depositi del Palais de Tokyo e dal Jeu de Paume, verso il futuro Museo d'Orsay, che avrebbe offerto un panorama più ricco e più completo della pittura del periodo compreso tra la seconda metà del XIX secolo e l'inizio del XX.

La politica di acquisizioni del Museo d’Orsay

A partire dal 1978, la squadra di allestimento del futuro Museo d’Orsay inizia a costituire una collezione. Molti quadri sparpagliati in tutta la Francia alla chiusura del Museo del Lussemburgo rientrano allora nei depositi, producendo a volte degli scambi per non pregiudicare i musei in cui erano conservati da anni.

Queste restituzioni permettono di rafforzare la pittura realista degli anni 1848-'50, la fine del romanticismo, l'eclettismo del Secondo Impero, l'accademismo e l'arte naturalista.

tableau, Paul Sérusier, Le Talisman, l'Aven au Bois d'Amour, en 1888
Paul Sérusier
Le Talisman, l'Aven au Bois d'Amour, en 1888
Musée d'Orsay
Acquis avec le concours de M. Philipe Meyer, par l'intermédiaire de la Fondation Lutèce, 1985
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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La stessa squadra definisce una politica di acquisizioni sin dal 1978.  Gli sforzi tendono a completare, equilibrare e consolidare le collezioni provenienti dal patrimonio storico per rappresentare nella maniera più completa possibile tutto il periodo artistico compreso tra il 1848 e il 1914, un'epoca particolarmente fertile. Nel 1985 viene dunque acquistato Le Talisman [Il talismano] di Sérusier, andando a completare prestigiose donazioni di opere di Bonnard e Redon. Le serie di tele neoimpressioniste o della Scuola di Pont-Aven presenti nelle collezioni museali mostrano la generosità dei discendenti degli artisti o dei grandi collezionisti.

 

Inoltre, sin dalla sua fondazione, il Museo d'Orsay ha usufruito del dispositivo della dazione in pagamento, con cui è possibile pagare i diritti di successione mediante la consegna di una o più opere. È così che i quadri dei più importanti pittori sono entrati nelle collezioni anno dopo anno. In tutto, sin dalla sua creazione, un centinaio di dipinti e pastelli è stato acquisito per il museo grazie a questo meccanismo.

Tra questi figurano: opere di Courbet, come l’iconica Origine du monde [Origine del mondo] (1995); cinque grandi tele di Bouguereau (2010), il Portrait de Marcel Proust [Ritratto di Marcel Proust] di Blanche (1989); una decina di opere di Cézanne, tra cui diverse versioni di Bagnanti, La Tentation de Saint Antoine [La tentazione di Sant'Antonio] (1982) e  L'Avocat [L'avvocato] (1991); opere di Pissarro come Coteau de l'Hermitage, Pontoise [La collina dell'Hermitage, Pontoise] (1983), qualche opera di Manet, in particolare Combat de taureaux [Combattimento di tori] (1976) e L'évasion de Rochefort [La fuga di Rochefort] (1984); quadri di Renoir tra cui Danse à la ville [Ballo in città] (1978), Julie Manet (1999) e Le poirier d'Angleterre [Il pero d'Inghilterra] (2012), ma anche diversi Degas tra cui due pastelli di Danseuses [Ballerine] (1979 e 1997); dipinti di Monet, tra cui La rue Montorgueil (1982), Le déjeuner sur l'herbe [Colazione sull'erba] (1987) e Effet de vent [Effetto vento] (2002); opere di Caillebotte, tra cui la recente acquisizione delPaysage à Argenteuil [Paesaggio ad Argenteuil] (2019); una decina di opere di Bonnard tra cui le quattro Femmes au jardin [Donne in giardino] (1984), L'après-midi bourgeoise [Pomeriggio borghese] (1988) e Fenêtre ouverte [Finestra aperta] (2020);   dipinti di Vuillard, come  Femme de profil [Donna di profilo] (1990), Chez Maurice Denis [A casa di Maurice Denis] (2001), Autoportrait Octogonal [Autoritratto ottagonale] (2015), Jean Giraudoux (2015); di Denis,  Le menuet de la Princesse Maleine [Il minuetto della principessa Maleine] (1999) e  Paysage aux arbres verts [Paesaggio con alberi verdi] (2001); opere di Redon e in particolare Le char d’Apollon [Il carro di Apollo] (1978) e la serie di 15 pannelli provenienti dalla decorazione della sala da pranzo del barone Robert de Domecy (1988); di Signac, Les Andelys (1996) e infine di Matisse, Luxe, calme et volupté [Lusso, calma e voluttà] (1982)...

tableau, Auguste Renoir, Le Poirier d'Angleterre ou Le Verger à Louveciennes, vers 1873
Auguste Renoir
Le Poirier d'Angleterre ou Le Verger à Louveciennes, vers 1873
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Per quanto riguarda le acquisizioni, ci si è soprattutto sforzati di incrementare la presenza delle scuole straniere, con La Roue de la Fortune [La ruota della fortuna] di Burne-Jones (1980), Nuit d'été à Aagaardstrand [Notte d'estate ad Aagaardstrand] di Munch (1986), Départ pour la pêche [Partenza per la pesca] (1987) e  Meules de foin III [Covoni di fieno III] (2018) di Mondrian,  Repos [Riposo] di Hammershoi (1996). Vengono inoltre acquisite: Au conservatoire [Al conservatorio] di Ensor (2009), tela che ha colmato una lacuna all'interno delle collezioni, L'Expulsion du Paradis [La cacciata dal Paradiso] di Von Stuck (2012), À l’Harmonie (Jardin public) [All’Harmonie (Giardino pubblico)] di Georges Morren (2019), il Grande Pic noir [Picchio Nero] di Akseli Gallen-Kallela (2020) e il Garçon breton de profil [Ragazzo bretone di profilo] di Roderic O’Conor (2021).

tableau, Franz von Stuck, L'Expulsion du Paradis, vers 1890
Franz von Stuck
L'Expulsion du Paradis, vers 1890
Musée d'Orsay
Achat, 2012
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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A partire dagli anni '80, la pittura svizzera diventa una delle linee direttive nell'arricchimento delle cosiddette sezioni straniere presenti al Museo d’Orsay: questa politica si traduce nella spettacolare acquisizione, a soli pochi mesi dall'apertura del museo nel dicembre 1986, di un importante paesaggio di Hodler, La Pointe d’Andey [La punta di Andey]. Seguono le acquisizioni di alcuni capolavori di Giovanni Giacometti, tra cui Vue de Capolago [Veduta di Capolago] (1997), di Cuno Amiet con Paysage de neige [Paesaggio innevato] (1999), di tre ritratti di Hodler, tra cui quello di Mathias Morhardt e il Portrait du jeune Werner Miller [Ritratto del giovane Werner Miller], entrambi acquisiti nel 2018. Questo artista, capofila della modernità svizzera, occupa un posto speciale nelle collezioni del Museo d'Orsay, che, con cinque sue tele, è l'unica istituzione francese a conservare opere del maestro.

 

Il Museo d'Orsay ha inoltre avuto la possibilità, sin dal 1986, di acquistare a titolo oneroso opere di alcuni dei più grandi pittori francesi del suo periodo di riferimento. Tra queste si possono citare: Il ragazzo con il gatto di Renoir (1992); Portrait de l'artiste au Christ jaune [Ritratto dell'artista con il Cristo giallo] di Gauguin (1994); Berthe Morisot au bouquet de violettes [Berthe Morisot con un mazzo di violette] di Manet (1998); Galatea di Gustave Moreau (1997); Portrait de Paul Ranson en costume nabi [Ritratto di Paul Ranson in costume da nabi] di Sérusier (2004); un eccezionale ritratto collettivo di Tissot, Le Cercle de la rue Royale [Il circolo della rue Royale] (2011). Negli ultimi anni il Museo d’Orsay si è confermato come istituzione di riferimento nel campo del postimpressionismo con l'acquisizione di tre opere in particolare: Le Pardon [Il perdono] di Émile Bernard (2019), precursore del sintetismo, ottenuta grazie al dispositivo dei tesori nazionali, il Christ vert [Cristo verde] di Maurice Denis (2020), una delle opere più radicali dell'artista, e i Tétraèdres [Tetraedri] di Paul Sérusier, che spinge il simbolismo fino all'astrazione.

tableau, James Tissot, Le Cercle de la rue Royale, en 1868
James Tissot
Le Cercle de la rue Royale, en 1868
Musée d'Orsay
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Infine, le elargizioni concesse al Museo d'Orsay restano oggi una delle principali fonti di arricchimento delle collezioni. Ogni anno, opere fondamentali vengono acquisite grazie a lasciti e donazioni.

Con il contributo di Georges D. Havas è stato possibile finanziare l'acquisizione dell'L'Enfance de Sixte-Quint [Infanzia di Sisto Quinto] di Gustave Moreau (2009) e del Portrait d'Yvonne Lerolle en trois aspects [Ritratto di Yvonne Lerolle in tre pose] di Maurice Denis (2010). Per quest’ultima opera, pietra miliare nella storia del simbolismo, il Museo d'Orsay ha potuto avvalersi degli interessi maturati da una donazione anonima canadese e del contributo del Fondo del patrimonio. A titolo di esempio, si citerà anche la straordinaria donazione Meyer, il cui usufrutto è decaduto nel 2007 con il decesso di Philippe Meyer, che permette oggi di riunire in uno spazio dedicato quadri di Bonnard, Vuillard, Cézanne, Seurat, Degas, Fantin-Latour, Monet, Manet, Hammershoi e Mondrian.  A questo copioso corpus si è aggiunta nel 2009 La symphonie pastorale [La sinfonia pastorale] di Bonnard, donata dalla Fondazione Meyer e oggi in deposito al Museo di Le Cannet.

 

Un'altra donazione straordinaria è stata concessa nel 2010 da Zeineb e Jean-Pierre Marcie-Rivière, il cui usufrutto è decaduto con la scomparsa di Jean-Pierre Marcie-Rivière nel 2016. Questa importante elargizione comprende 141 opere nabis, di cui 25 quadri e 94 disegni di Bonnard; 24 quadri, 3 pastelli e 2 disegni di Vuillard. Iniziata negli anni '60 del secolo scorso da André Levy-Despas, primo marito di Zeineb Kebaïli, la collezione è stata poi arricchita per oltre quarant’anni dalla stessa Zeineb e dal suo secondo marito, Jean-Pierre Marcie-Rivière. Un gesto estremamente generoso che ha confermato definitivamente il Museo d'Orsay come istituzione di riferimento per artisti quali Vuillard e Bonnard.

tableau, Maurice Denis, Portrait d'Yvonne Lerolle en trois aspects, en 1897
Maurice Denis
Portrait d'Yvonne Lerolle en trois aspects, en 1897
Musée d'Orsay
Achat, acquis avec la participation de George D. Havas, en souvenir de Léo Havas, Robert et Rose Havas, du Fonds du Patrimoine et des arrérages d'une donation anonyme canadienne, 2010
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
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Pertanto, lungi dall'essere cristallizzate nell'eredità ricevuta dal Museo del Lussemburgo, dal Museo nazionale di arte moderna e dal Louvre, le collezioni di dipinti del Museo d'Orsay sono in costante evoluzione. Donazioni, dazioni e acquisizioni permettono, anno dopo anno, di mantenere vive le collezioni e di adattare le acquisizioni all'evoluzione dei saperi e della storiografia dell'arte.
Al pubblico viene così proposto un panorama sempre più completo e continuamente rinnovato di un'epoca esuberante e variegata, una delle più creative della storia dell'arte.

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